You said something!

PJ Harvey

PJ Harvey

You said something è una canzone di PJ Harvey tratta da “Stories from the City, Stories from the Sea” (un grande disco) e vuole essere un augurio per le Officine di BombaCarta di quest’anno, che tutti possano vivere la sorpresa di sentire una parola importante, una parola che non si dimentica. Nella storia raccontata in questa canzone non sappiamo di che parola si tratti, ma avvertiamo che è una parola nuova, inaspettata, tanto potente da incidersi indelebilmente nella memoria (ovvero nel cuore).

Di seguito trovate il testo in inglese e una mia traduzione, ma ecco anche il filmato della canzone cantata dal vivo e una versione acustica senza immagini (se preferite ascoltare senza farvi influenzare dallo sguardo e dal look di Polly).

I protagonisti sono su un tetto di Brooklin e l’orizzonte è vasto, la vista ampia. I tetti dei palazzi in città sono come le cime dei colli, se si sale su un tetto, anche inconsciamente, è perché si vuole vedere lontano, ci si vuole specchiare nel cielo, interrogarlo e lasciarsi interrogare. Da quel tetto di Brooklin si vedono le luci, i ponti e i grattacieli di Manhattan, un’immagine che sembra contenere, per la sua magnificenza e la sua formicolante dinamicità (flashing lights), una domanda. [Continua »]


Su Jovanotti, la solitudine e il respiro del mondo

Il seguente articolo è di Valerio De Felice, studente della classe III A del Liceo Albertelli ed è stato “provocato” da una mia domanda: “scrivete un commento alla canzone Fango di Jovanotti”. Eccolo qua, buona lettura!

Bimbi e fangoTrattenete il respiro. Tappatevi il naso e serrate le labbra. Potete resistere due minuti, due minuti e mezzo con un po’ d’allenamento, poi il vostro cervello implorerà nuovo ossigeno e vi sembrerà di morire. La sensazione è corretta, se aspettaste ancora potreste effettivamente morire. È un dato certo, l’uomo non può sopravvivere senza ossigeno. Potete ricominciare a inspirare, ora. [Continua »]


La nobile avventura del corpo (e le sue cinque vie)

Almeno Cinque, Erri de Luca e Gennaro MatinoDopo Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento del 2004 e dopo Sottosopra. Alture dell’Antico e del Nuovo Testamento del 2007, ecco un nuovo piccolo libro della “strana coppia” napoletana composta dal romanziere studioso della Bibbia Erri De Luca e dal parroco-scrittore Gennaro Matino, questa volta dedicato ai cinque sensi, da cui il titolo che sembra essere una richiesta: Almeno cinque. Almeno, come a dire che ci sarebbe bisogno di altri sensi, di sensi “ulteriori” per riuscire a percepire ciò che per sua natura è al di là della percezione umana: Dio. È lui il protagonista di questo breve saggio, come lo è della Bibbia, il “campo lavorato” dai due autori che, ancora una volta, si sono spartiti la fatica tra Antico Testamento (De Luca) e Nuovo Testamento (Matino). [Continua »]


L’identità è una crosta?

Lui, l'altroChi è lui? Chi è lo sconosciuto che mi sta di fronte, l’altro con cui ho incrociato lo sguardo, questo tale che mi parla, la persona con cui sto viaggiando gomito a gomito sull’autobus, l’uomo che mi viene incontro sul marciapiede? In Israele una simile domanda vuole innanzitutto una precisa risposta di carattere etnico perché essere ebreo o arabo (ancorché israeliano) è un elemento di diversità radicale che suscita sentimenti e comportamenti molto differenti. Eppure la questione non è così semplice. Può accadere, per esempio, che un ebreo cresciuto in un paese come l’Iraq, dopo aver parlato solo arabo per ventitre anni (e, quindi, con un’anima araba), sia costretto a lasciare il Paese per via del suo sangue semita e a rifugiarsi in Israele, l’unico paese disposto ad accoglierlo. Giunto nel nuovo Stato, questo strano ebreo di cultura araba, decide di abitare nel quartiere arabo di Haifa e di diventare uno scrittore. [Continua »]


A partire da… un’opera

Quest’anno l’Officina romana di BombaCarta sceglie di cambiare “stile”. Non avremo più un tema generale comune, ma sceglieremo di confrontarci “a partire da…” un’opera d’arte. Dunque non più un tema, ma un’opera. Era ormai tempo, lo sentivamo. Ogni opera d’arte è un condensato di visione, di conoscenza e affetto. Anzi: l’opera stessa è una “visione”, una prospettiva sulla realtà, che è in grado di abilitare il suo “spettatore” a collocarsi davanti al mondo in un modo nuovo.

Dunque ciascuno di coloro che coordineranno l’Officina sceglierà un’opera d’arte: un quadro, un brano musicale, un testo letterario, un film, una scultura, un’installazione,… un’opera, frutto della creatività e del “genio” umano che, a loro giudizio, è denso di visione. Poi chiameranno altri a dare il loro contributo. Ma che cosa significa dare il proprio contributo?

Cerchiamo di chiarirlo… Facendo BombaCarta abbiamo compreso che l’arte è una “esperienza”, non un “fatto” o un “oggetto” (ob-jectum) che mi sta davanti e che io devo semplicemente “rispettare” come se fosse a me estraneo. Nel momento in cui io vengo a contatto con questo “oggetto”, esso “rischia” di diventare carne della mia carne e ossa delle mie ossa e pupilla del mio [Continua »]


L’arte come ri-conoscenza. A partire da Foglie d'erba di Whitman

One blue sky above us/  One ocean lapping all our shore/ One earth so green and round/ Who could ask for more? Questo è l’incipit di My Rainbow Race, una canzone di Pete Seeger del 1969 che mi ricorda tanto da vicino la domanda di Whitman citata da Antonio Spadaro in un recente messaggio (Il semplice fatto di esistere – che vi è di meglio?). Sempre nel 1969 il poeta argentino J.L.Borges ha tradotto, con ammirazione e passione, la raccolta di Walt Whitman Foglie d’erba precisando nel prologo, tra l’altro, che: “Innumerevoli sono coloro che hanno imitato, con esito diverso, l’intonazione di Whitman: Sandburg, Lee Masters, Maiakovskij, Neruda…”.

Anche Seeger, un “semplice” cantautore folk, ha imitato Whitman, ma così anche Bob Dylan, Bruce Springsteen, Tom Russell… e questo solo per rimanere nell’ambito della musica leggera. In effetti il poeta di Canto di me stesso e di Foglie d’erba è l’Adamo della poesia americana, così come Emily Dickinson è Eva: sono i progenitori di una tradizione letteraria che forse affonda le sue radici in Omero, ma che ancora oggi è tra le più vive, vegete e urticanti in circolazione. [Continua »]


Exordium ex… artis opere

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Opera d'arteLabente anno Officina Romana quae in BombaCarta est iter mutare legit. Argumentum commune iam nobis non erit, sed inter nos disceptare exordium ex…artis opere sumentes optabimus. Igitur iam non argumentum, sed opus. Tempus venit, ut intelleximus. Omnia artis opera in se ipsa animos, notitias, studia conglobant. Immo, ipsum artis opus est de natura opinio ad suum spectatorem ante orbem terrarum renovata mente ponendum apta. [Continua »]