78.08

Esce, per Excelsior 1881 di Milano, 78.08, nuovo libro di Tommaso Labranca.

78.08, Tommaso LabrancaQuarantenne prodigio della letteratura minimal-italiana, di Labranca, piccolo ma ben proporzionato autore di culto, si rammentano pubblicati da Castelvecchi vari saggi dai titoli esemplari: da Andy Warhol era un coatto (antico, aggiungerei rovinando l’effetto), al Piccolo isolazionista, vera bibbia della Generazione iPod.

Tralasciando la trama del nuovo 78.08, ininfluente ma dal finale a scelta, la carrellata dei personaggi, icone della società grossolanamente corretta, è fenomenale: Antonio Maniero è un consumatore quarantenne e nostalgico, che vive in una dimensione purtroppo parallela alla sua età aurea, il 1978 stroboscopico e un po’ ricchione della Saturday Night Fever, ove giovinetti per niente efebici tralasciavano la cura delle sopracciglia e le delizie della depilazione totale, per dedicarsi invece al rimorchio pecoreccio in discoteche di periferia. Ciò rigorosamente una sola serata a settimana (da tale sana abitudine l’abusato “one shot”), in perfetta compatibilità con una quantomai sottoborghese esistenza, animata dal sogno programmato per il sabato successivo. Maniero, invece, vive in un incubo a somministrazione frequente, che è obbligato ad acquistare con rettangoli di plastica solo apparentemente magici. Il presente del signor M. è popolato, oltreché da giovanetti dediti all’ipertrasgressione, che è oramai il maggior indice del piccolo borghese nostrano, da mostri tragicamente familiari. Ecco la figlia, unica e afasica, Laurapalmer: neogotica e obesoromantica, fisicamente dipendente dalla matita per occhi e patatine fritte all’aneto. Ancora meglio il ragazzo emo (Emo boy) gaio Vinny, sicuro dell’avvenire da poeta musicista stilista in quel di LondraMTV, paradiso inesistente quanto vagheggiato da tutte i nostri allievi tornitori  e aspiranti stilisti del capello, luogo di magica sopravvenienza di sogni che non si sono affatto preparati a realizzare.
Un paio di Donne (Uno e Due), a simbolo dell’attuale genere femminile neozitella, perso tra il dioniso delle serate superacolico-suda-americane e l’apollo purista del politicamente corretto e dell’after dinner sociale, sempre e  comunque più dogmatiche di un guardiano di lager, loro sì che si sanno divertire.
Menzione speciale per la Vianello, materna arpia del protagonista, terroristica vecchiarda quasi tenera nella sua preservazione a oltranza di mobilio & parato e il già mitico Barracuda, calabro bocconiano per eccellenza, scroccone e inconcludente come solo un calabro/molisano/appulo/lucano in cerca di incredibili colpi di fortuna può. Simil vitellone con il trolley del venerdì a rimorchio,  ha una vita sociale intensa, a danno dei milioni di amici che riesce, loro malgrado, a farsi.
78.08 è, come molti altri libri del Vate dell’Esselunga, ritratto di molti contemporanei perlomeno grotteschi, soffocati dal consumo ma anche autorassicurati dalla confortante serialità dei piccoli rituali quotidiani: l’insicurezza chiama un’occhiata al cellulare, che non sia arrivato un sms, l’ansia una richiesta di vaticinio all’ennesimo dio bancomat, la malinconia un piccolo acquisto inutile e superfluo, che affondi nei numeri relativi l’estratto conto del mese.

Madre Ikea, volenti o nolenti, e nessuno ci salvi dal kebab unto ed indigesto, dal  simbiotico computer melato, portatile e spaccaschiene, copertina di Linus, clava contro i dinosauri.

Forse l’unico sprazzo di luce, disarmante e banale certezza, è aver indovinato una sola volta tanto la parola giusta al momento giusto. Aver restituito valore al Verbo nella lotta contro lo strapotente Imago disegna una sottile linea di speranza luminosa. Ma -niente paura!- è luce al neon.