Il rock e i suoi antenati. A colloquio con Alessandro Portelli
Secondo lo storico Laurence Moore i revival religiosi hanno mostrato agli Stati Uniti “il modo di organizzare un’azione comunitaria efficace” che in qualche modo inglobava la dimensione dello spettacolo. Come si articola, in che cosa consiste questa dimensione spettacolare? “Con il Great Awakening e il Great Revival, – scrive Alessandro Portelli – le ondate di fervore evangelico che spazzano il paese tra la metà e la fine del ‘700, l’improvvisazione prende il sopravvento. L’accento si sposta dal testo alla performance, accompagnata da un uso drammatico del corpo e della voce”. Al centro dell’evento “spettacolare” ci sono dunque “i comportamenti di massa, l’emozione collettiva e la sua espressione corporea e musicale”. Anche l’oratoria politica cercherà poi di imitare “questa arte della parola individuale che riassume la voce collettiva”, di strutturarsi attorno alla performance [Continua »]
TobyMac, Atmosphere (Renovating Diverse City)
Nato a Lacram, presso Alba Julia il 9 maggio 1893 e ivi deceduto il 6 maggio 1961, contemporaneo, a tutti gli effetti, di Eugenio Montale, Lucian Blaga, uno dei più importanti poeti romeni del XX secolo, va sicuramente annoverato, per il ruolo che ricopre nella letteratura del suo paese, accanto a Tudor Arghezi, Ion Barbu, Ion Vinea, Vasile Voiculescu, Ion Pillat.
Sto scrivendo dopo aver dato un’occhiata fuori dalla mia finestra. Sarà la quarta volta che provo a scrivere questo breve pezzo sulla città, e tutte le volte ho cominciato dando uno sguardo fuori dalla finestra. Chissà perché, mi chiedo?
Una domanda che mi ha sempre messo in imbarazzo: “cosa cerchi tu nella letteratura? cosa cerchi nella letteratura oggi?”.
Leggo nel post precedente a proposito di una artista dal nome esotizzante che definisce le sue sculture “uomini-rettile”, in quanto rappresentano figure che si contorcono. Ciò significherebbe, secondo l’artista, la negazione del libero arbitrio. Ella sarebbe convinta che tutto sia già stabilito, che ci sia una predestinazione in tutte le cose. Tutto sarebbe programmato, regolato da un rapporto causa-effetto, come se il mondo, la vita non fosse altro che un gioco di incastri, una sorta di puzzle in cui ogni parte trova una collocazione ben precisa nel tempo e nello spazio. E invece no. Il libero arbitrio è l’essenza dell’arte e la predestinazione è la negazione dell’espressione. Non esisterebbe più non solo il bene, ma neanche il male o le scelte. Ma senza bene, senza male e senza scelte da fare non c’è più niente che interessi. Ecco, il post di