«PODCASTING». Un nuovo spazio religioso?

Andando in giro al mattino per una città, specialmente se si tratta di una metropoli, è abbastanza comune notare un numero crescente di persone che vanno in giro o al lavoro con gli auricolari, spesso di colore bianco. Fino a qualche tempo fa eravamo abituati a vedere adolescenti e giovani con in mano o in borsa un walkman, cioè un riproduttore di audiocassette collegato a cuffie di vario genere. Era il 1979 quando la Sony ne produsse il primo modello. Esso divenne una vera e propria «icona» degli anni Ottanta. Poi, nel decennio successivo, si diffusero i lettori portatili, ma pur sempre ben visibili, di compact disc(1).

Adesso chi «indossa» gli auricolari sono persone di tutti i tipi: studenti in jeans e maglietta come anche professionisti in giacca e cravatta. Queste cuffie sono collegate però a qualcosa di molto più piccolo e tascabile di un walkman o di un lettore di compact disc, cioè a un iPod o a uno dei tanti altri modelli simili di riproduttori digitali di suono, definiti propriamente «jukebox digitali», anche se questo nome non è divenuto popolare(2). Dove sta la differenza? Nella forma compatta e nelle dimensioni e nel peso ridotti di questi ultimi, certo. Ma innanzitutto la differenza consiste nel fatto che un cd player svolge la funzione di «leggere» il contenuto di un disco esterno, un compact disc, comunemente chiamato cd, che in genere contiene non più di 15 brani musicali; un jukebox digitale invece «legge» i brani da un hard disk interno, simile a quello di un computer, nel quale essi sono stati «scaricati» (downloaded). E la differenza ha un peso: dentro questo disco interno oggi possono essere presenti fino a 15.000 brani musicali, cioè mille volte di più rispetto a quelli che sono contenuti in un normale cd. Inoltre l’autonomia energetica di questi strumenti può giungere fino a 20 ore di ascolto.

Ciò significa che una persona può portare con sé, in un apparecchio che pesa non oltre 200 grammi nel caso di quelli più capienti, l’intera collezione di cd audio che ha in casa, anche se essa fosse ampia. Caricare un cd all’interno di un jukebox digitale tramite un computer, grazie a programmi adatti, risulta abbastanza agevole e richiede pochi secondi. Da quando il fenomeno della musica digitale si è diffuso, sono nati anche negozi virtuali che permettono di scaricare legalmente da internet brani musicali a costi molto ridotti rispetto a quelli che sono da sostenere acquistando un compact disc. In tal modo il mercato pirata è scoraggiato, e l’acquisto di musica reca buoni vantaggi alle case discografiche. Scaricata sul computer, la musica può essere registrata sul jukebox digitale.

La rivoluzione dell’audio digitale

La «rivoluzione» ha avuto inizio senza grandi clamori nel 1998, quando uscì l’Elger Labs MPMan F10 della Mpman: costava 250 dollari e poteva immagazzinare appena 8 canzoni. Attualmente la linea più diffusa di jukebox digitali è quella dell’iPod, prodotto dalla Apple Computer a partire dal gennaio 2001. Esso si è rivelato uno dei maggiori successi della storia dell’informatica: oltre 20 milioni di pezzi venduti con ritmi che crescono ogni trimestre. Negli anni la Apple ha provveduto a modificarlo e aggiornarlo. Sono state rilasciate 6 edizioni del modello originale, di cui l’ultima in grado anche di caricare e visualizzare video digitali, alla quale si sono aggiunte versioni di capienza e dimensioni ridotte. La più leggera è l’iPod shuffle, che pesa 22 grammi e può contenere fino a 250 canzoni. La Apple ha creato anche l’iTunes Music Store che in 20 nazioni del mondo permette di scaricare legalmente file musicali digitali al costo di 99 centesimi di euro per i singoli brani e a 9,99 euro per gli album interi. I file «scaricati» da questo negozio virtuale ormai hanno superato il mezzo miliardo. Con l’accoppiata iPod e iTunes la Apple così si è aggiudicata l’85% del mercato mondiale della musica on line(3). Ma questo è un settore nel quale la concorrenza sta affinando le armi(4).

Sarebbe lungo e complesso descrivere il fenomeno nel dettaglio. Attorno all’iPod è nato un ampio mercato di accessori (Apple ne conta più di 1.000) e optional. La sua tecnologia e la sua estetica, basata sul colore bianco che caratterizza lettore e cuffie, ne hanno fatto un «oggetto di culto». Non è proprio uno status symbol, perché il suo costo, non eccessivamente elevato, varia tra poco meno di 100 e poco più di 450 euro, a seconda del modello scelto. Semmai è divenuto status symbol il vezzo di averne molti e di differente capacità. Ricordiamo come i giornali hanno descritto l’abbigliamento dei giovani uomini-bomba responsabili dei recenti attentati di Londra? Scarpe da ginnastica alla moda, zainetto, cappellino da baseball, pantaloni lunghi e, appunto, iPod. Non è da trascurare questo particolare, inteso come funzionale a una adeguata mimetizzazione. Tuttavia, grazie anche all’imponenza e alla globalità del fenomeno iPod, sono apparsi molti altri modelli di jukebox digitali dalle caratteristiche affini, di cui ovviamente qui non possiamo dare conto, ma che presentano caratteristiche simili a quelle descritte(5).

Essi non rappresentano solamente una «evoluzione» tecnologica, ma anche un fenomeno di costume che, nei Paesi dove lo sviluppo economico permette l’uso e la diffusione di questi strumenti, sta cambiando abitudini e stili di vita, rendendo l’ascolto della musica un fatto possibile ovunque: per strada, in metropolitana, facendo sport… La possibilità di poter scaricare musica in maniera legale dalla Rete a prezzi bassi incrementa l’acquisto e la fruizione. Per non parlare del fatto che è sempre possibile ascoltare gratuitamente la musica messa on line dalle radio che trasmettono via internet, registrarla al computer e scaricarla sul lettore digitale per ascoltarla quando si crede.

Ovviamente ci si può chiedere, e fondatamente, se questi vantaggi non possano però anche contribuire alla perdita di contatto con la realtà ordinaria, e non conducano a sviluppare un isolamento acustico che impedisce quelle semplici e banali occasioni di dialogo e ascolto che costellano la giornata normale di una persona: «scusi», «permesso», «mi può dire l’ora?», «mi può indicare la direzione per…?», «dove si trova…?». Indossare le cuffie è un modo per «autoinsonorizzarsi», schermarsi dai rumori di fondo e cambiare il rapporto con l’ambiente che ci circonda nelle nostre giornate, mediante l’inserimento di una sorta di «colonna sonora»(6). La socializzazione urbana sembra modificata, proprio nei Paesi dove il fenomeno è più esteso, da questa piccola e diffusissima «scatoletta». Il fenomeno però non è da intendere soltanto in termini negativi. La creazione di un ambiente acustico mobile può rendere meno ripetitiva e monotona la routine e può aiutare a gustare meglio una passeggiata rilassante. Non esistono norme rigide, ma si avverte la necessità di una consapevolezza maggiore nell’uso di questo strumento. Gli educatori, in particolare, non possono ignorare il fenomeno.

Il «podcasting»

Ma l’ascolto di brani musicali è soltanto il primo e più immediato uso che si può fare di un jukebox digitale. Sta esplodendo infatti in questi ultimi mesi un nuovo fenomeno che prende il nome dal modello prodotto dalla Apple, pur riguardando qualunque altro strumento simile. È il fenomeno del podcasting(7). La parola fu coniata dal giornalista Ben Hammersley in un articolo pubblicato da The Guardian nel febbraio del 2004. Essa nasce dalla fusione della parola iPod e del verbo inglese to broadcast, che significa «trasmettere»(8).

Il podcasting è un sistema capace di pubblicare documenti sonori in internet in modo che sia possibile scaricarli sul proprio computer automaticamente tramite appositi programmi (come Ipodder, Doppler, iTunes…) o siti internet (come http://podcasts.yahoo.com), i quali permettono di «abbonarsi» a quelle «trasmissioni». Quando l’utente trova un podcast che lo interessa, infatti, può inviare la sua iscrizione e così essere abilitato a scaricare, anche in maniera del tutto automatica, tutte le nuove «trasmissioni» nel momento in cui esse vengono rilasciate. Poi è possibile scaricare questi contenuti audio dal computer sul proprio jukebox digitale. Detto in altre parole, è qualcosa di simile a una forma di trasmissione radiofonica, dove però l’ascoltatore può creare il proprio palinsesto personale, decidendo liberamente anche i luoghi e i tempi di ascolto.

Ciò significa che una stazione radiofonica come la Radio Vaticana o la BBC(9), oppure una persona qualsiasi nella sua stanza e davanti al proprio computer(10) può registrare un programma o un discorso e pubblicarlo in Rete all’interno di un sito apposito. Si possono registrare tutti i programmi che si vogliono: essi appariranno uno dopo l’altro, in modo che il più recente resti più in alto(11).

I siti che pubblicano programmi audio digitali (podcast) gratuitamente o a basso costo sono in continua crescita. È possibile trovare in rete vari elenchi di podcast suddivisi per argomento(12). Secondo alcune stime, entro la fine dell’anno, il loro numero sarà di circa 10.000. Trasferite sul jukebox digitale, le trasmissioni possono essere ascoltate nel luogo e nel momento che si preferisce. Ecco dunque cosa distingue, dal punto di vista dell’utente, la radio dal podcasting: la radio ha un palinsesto fisso e richiede di sintonizzarsi a certe ore per ascoltare i programmi che interessano; mentre il podcasting permette di scaricare i programmi e di ascoltarli quando si vuole. Si perde in sorpresa e compagnia in diretta, si acquista in facilità di scelta e di reperimento dei contenuti. Dal punto di vista dell’emittente, invece, il podcasting permette a chiunque abbia un computer dotato di microfono e collegato a internet di creare la propria stazione trasmittente. Tra radio broadcasting e podcasting possono però essere realizzate sinergie interessanti. Un esempio ci è dato dalla Radio Vaticana. Sulla pagina principale del sito della radio(13) infatti troviamo un link che conduce al servizio di podcasting, attivo dallo scorso luglio. La versione italiana consiste in un programma quotidiano(14). Il lancio è avvenuto senza alcuna pubblicità e, nonostante questo, nelle 24 ore successive sono stati registrati circa 1.000 download(15). Particolare successo ha avuto l’intervista rilasciata da Benedetto XVI alla medesima radio, mandata in onda e poi inserita on line il 14 agosto scorso. Macitynet.it così può commentare: «La Santa Sede è stata una tra i pionieri del podcasting grazie a Radio Vaticana»(16).

Ma le interazioni tra media si faranno sempre più fitte, e così immaginiamo estensioni che andranno al di là della radio: esistono già quotidiani e periodici (Forbes, Washington Post…), il cui sito internet in qualche caso rinvia già a blog e ad altri contenuti multimediali, che hanno attivato un servizio di podcasting. A volte soltanto per una sintesi delle notizie pubblicate, altre volte per approfondimenti, registrazione di interviste a voce, poi trascritte nell’edizione cartacea, commenti di redattori e altro ancora. A proposito di interazione tra i media, notiamo che si stanno diffondendo anche le versioni video dei podcast, e ciò fa prevedere la diffusione di vere e proprie emittenti televisive, anche semplicemente personali, basate su questa tecnologia(17).

«Godcasting»

A questo punto si comprende bene come le applicazioni possano essere innumerevoli. Un esempio: un professore ha l’opportunità di registrare lezioni o approfondimenti e metterli a disposizione degli studenti, i quali possono così scaricarli sul proprio lettore e riascoltarle a piacimento. A maggior ragione, questa applicazione è utile come supporto per l’insegnamento a distanza. Pensiamo agli organizzatori di un convegno di studi che intendono assicurare un’ampia diffusione dei contenuti in programma: possono prevedere l’immissione in rete delle relazioni man mano che vengono lette. Esse potranno essere scaricate automaticamente e ascoltate o riascoltate dagli interessati ovunque e in tutta tranquillità. Pensiamo alla quantità di libri che può essere pubblicata anche in versione audio. In effetti esistono già in internet librerie che vendono audiolibri, anche se la stragrande maggioranza di essi sono in lingua inglese.

Ma Podcast Alley, che stila directory (elenchi tematici) dei podcast, ha notato un fenomeno che lascia sorpresi: lo sviluppo di podcast a sfondo religioso(18). Il sito ne recensisce circa 800, che per numero li pone subito dopo quelli di tipo musicale e tecnologico. Se controlliamo altre directory i numeri aumentano: Podcast.net ne segnala circa 800 di cui oltre 650 di ispirazione cristiana; l’iTunes Directory ben 1.500. Si coniano dunque già termini come iGod o godcasting (col motore di ricerca Google si trovano ben 200.000 pagine web che fanno riferimento a queste parole)(19).

I podcast religiosi sono di vario genere. Cominciano a svilupparsi podcast di parroci e pastori che in tal modo tengono contatti con i loro fedeli. Facendo una rapida ricerca della parola sermon (omelia, sermone) soltanto tramite la directory di iTunes si ritrovano attualmente un centinaio di podcast a cui è possibile iscriversi. In realtà le trasmissioni di questo tipo sono molto più numerose. Insomma: i jukebox digitali sono diventati una sorta di pulpito portatile dei cosiddetti podpreachers. Un esempio che consigliamo di ascoltare è Catholic Insider, creato dal giovane sacerdote cattolico olandese Roderick Vanhögen della diocesi di Utrecht, che ha avuto le prime intuizioni sul podcasting studiando Comunicazioni Sociali presso la Pontificia Università Gregoriana(20). Questo podcast conta circa 10.000 ascoltatori a ogni programma, ed è uno degli esperimenti più riusciti di podcasting religioso(21). Per la sua qualità ha avuto molta risonanza sulla stampa internazionale (dalla CNN(22) alle principali agenzie europee) e si è aggiudicato 2 nomination e il Podcast Awards 2005 per i siti di contenuto religioso(23). Fondendo insieme le dimensioni giornalistica, diaristica e più propriamente pastorale, ha creato un «prodotto» molto appetibile per il pubblico giovanile, ma non solo. Ricordiamo, fra l’altro, che Catholic Insider ha fornito racconti vivaci delle veglie in piazza San Pietro che hanno preceduto la morte di Giovanni Paolo II e così anche della GMG di Colonia(24). Ma, ovviamente, esistono anche podcast attivati da giovani, come The RC (25).

Un’altra tipologia ampia è costituita da servizi legati al culto. Un buon numero di podcast è messo on line da sacerdoti e pastori che registrano per intero liturgie e culti che si svolgono nelle loro chiese e le rendono disponibili all’ascolto di chi, per motivi vari, non può essere presente fisicamente al loro svolgimento(26). Il jukebox digitale può però anche essere un’occasione di preghiera. Come la Radio Vaticana da anni effettua, ad esempio, la trasmissione radiofonica della preghiera del Rosario o della Compieta, così è stato possibile pensare a un podcast di preghiere recitate da scaricare e ascoltare come aiuto all’orazione personale. È il caso del Praystation Portable Podcast (nome evidentemente mutuato dalla playstation), ispirato da P. Vanhögen e realizzato da Jeff Vista, che permette di ascoltare Lodi e Vespri della Liturgia delle ore(27). Altrettanto utili per la preghiera e la meditazione sono i numerosi podcast che leggono la Bibbia a tappe in modo che essa possa essere ascoltata tutta, giorno per giorno, all’interno di un anno(28) o anche secondo altri criteri di selezione. È chiaro che la lettura orante rimane insostituibile perché permette di fermarsi sulle parole, meditarle attentamente. Tuttavia non ci si dovrebbe meravigliare se, alla Bibbia o a libri di preghiera e meditazione, qualcuno dovesse affiancare un jukebox digitale nel quale sono state scaricate meditazioni, letture di brani biblici o libri spirituali.

Esistono poi network di podcast religiosi, come The GodCast Network. Molto utile anche la directory di podcast cristiani ChristianTuner — che in realtà presenta liste di programmi di ispirazione cristiana offerti da ogni genere di media —, il Christian Podcast Network e il Christianpodcasting.com. Riconciliare fede e tecnologia è lo scopo di God in Tech che è un network di podcast(29). Il problema però è che per queste directory sembra che non siano presenti podcast di area cattolica, i quali invece sono reperibili utilizzando le directory non confessionali. Esiste però anche un network cattolico: Disciples with Microphones (DWM)(30).

Anche riviste e altri media aprono finestre digitali sul mondo del podcasting. Un solo esempio: la rivista cartacea Relevant magazine, molto attenta al mondo della christian music e all’incontro tra cristianesimo e cultura pop(31). Si tratta, però, soltanto di un esempio tra i tanti possibili.

***


NOTE
1 Sarebbe interessante scrivere una storia della «musica portatile». In essa, di certo, un posto d’onore andrebbe riservato al «mangiadischi», vero oggetto di culto degli anni Settanta.

2 Tecnicamente cd player e jukebox digitali vanno sotto il nome comune di «riproduttori digitali di suono» oppure «lettori audio digitali». Per distinguere i primi dai secondi però l’uso comune sembra preferire le espressioni virgolettate (in inglese digital audio players) per indicare esclusivamente i jukebox. Qui, per evitare fraintendimenti, useremo l’espressione propria «jukebox digitali», nonostante sia poco diffusa.

3 Esistono molte pubblicazioni per comprendere come funziona l’iPod. Tra le più chiare ricordiamo S. KELBY, iPod, Milano, Mondadori, 2005.

4 Basti citare Napster (http://www.napster.com ) che fa pagare un canone mensile di circa 10 dollari, permettendo di «affittare» tutta la musica che si vuole. Ma allo scadere dell’abbonamento tutte le canzoni scaricate cessano di funzionare, cioè non sono più udibili. È la stessa logica di Yahoo! Music Unlimited, che però fa pagare un po’ meno (http://music.yahoo.com/unlimited). Questi sistemi non funzionano sui computer Apple, mentre iTunes funziona sia su Apple sia su Windows.

5 Il problema semmai consiste nel fatto che non tutti i file musicali sono compatibili con ogni lettore digitale a causa di differenti forme di codifica del suono. Il più comune è il ben noto mp3 ampiamente compatibile. L’iTunes Store usa il formato AAC che è decodificato soltanto dall’iPod. La Sony ha sviluppato il formato ATRAC, Microsoft il WMA ecc.

6 Rimane ancora utile da consultare sull’argomento M. BULL, Sounding out the city: personal stereos and the management of everyday life, Oxford, Berg, 2000.

7 Cfr T. COCHRANE, Podcasting. Do It Yourself Guide, Indianapolis (IN), Wiley, 2005.

8 Esso però può derivare anche da Personal Option Digital Casting.

9 http://www.bbc.co.uk/radio/downloadtrial

10 In agosto la NASA ha pubblicato anche il primo podcast trasmesso dallo spazio da Steve Robinson, un astronauta in orbita sullo Shuttle: http://www1.nasa.gov/mp3/124708main_sts114_robinson_podcast.mp3

11 A chi ha letto il nostro articolo sui blog (cfr A. SPADARO, «Il fenomeno “blog”», in Civ. Catt. 2005 I 234-247) è facile spiegare che il podcast è una forma di blog audio, tanto che il nome primitivo del podcasting era proprio quello di audioblog. Ma c’è una differenza fondamentale: il podcast non è interattivo come invece lo è il blog.

12 Ad esempio http://www.ipodder.org o http://www.podcast .net oppure la Podcast Directory raggiungibile all’interno del programma iTunes.

13 http://www.vaticanradio.org

14 feed://www.radiovaticana.org/rss/italiano.xml

15 http://feeds.feedburner.com/RadioVaticana105live

16 Cfr F. M. ZAMBELLI, «Il podcasting di iTunes inventa l’iGod», in http://www.macitynet.it/macity/aA22235/index.shtml

17 Il sistema del videocasting (anche se questo è soltanto uno dei tanti nomi dati a un fenomeno in evoluzione) funziona in maniera simile al podcasting, con la sola differenza che i contenuti sono audiovisivi e non solamente audio. Spesso questo sistema viene definito anche popcasting dal nome di un programma (popcast) che permette di iscriversi ai canali video già esistenti e di scaricarli automaticamente. Ma vi sono anche altri strumenti che funzionano in maniera analoga. In particolare, si stanno diffondendo canali informativi che promuovono anche l’informazione dal basso sul modello dei blog. Di recente è nato Online Tg messo in rete dal Corriere della Sera due volte al giorno (11,30 e 16,30) (http://mediacenter.corriere. it ). Il palinsesto si è arricchito anche di un VideoMeteo. Esperienze già collaudate sono invece i Tgblog (http://www.tgblog.it ), Nessuno (http://www.nessuno.tv , adesso in onda anche su Sky) e Arcoiris (http://www.arcoiris.tv ). A livello mondiale sia Google sia Yahoo si stanno attrezzando per offrire piattaforme utili ai «videogiornalisti» fai-da-te che vorranno aprire emittenti. Non c’è da sorridere se si pensa al fatto che le prime immagini di eventi quali lo Tsunami o gli attentati terroristici di Londra, poi diffuse dalle grandi agenzie di stampa, sono state fornite proprio da privati, alcuni dei quali le avevano pubblicate nei loro blog personali.

18 Cfr T. RALLI, «Missed Church? Download It to Your IPod», in The New York Times, 29 agosto 2005.

19 I dati numerici qui forniti sono in continua crescita. Il termine podcasting è presente anche in Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/godcasting

20 http://catholicinsider.com Si può ascoltare la storia dell’idea di dar vita a Catholic Insider in: http://www.catholicinsider.com/podcasts/ci20050318.mp3

21 Ricaviamo il dato numerico da R. MASTROLONARDO, «La religione scopre il podcasting», in Corriere della Sera, 8 agosto 2005.

22 http://www.catholicinsider.com/media/20050819_cnn.wmv

23 http://www.podcastawards.com

24 Segnaliamo anche RevTim del pastore protestante californiano Tim Hohm che pubblica due podcast alla settimana ascoltati da una media di 6.000 persone(http://podcast.revtim.com).

25 http://www.therc.org

26 Per avere un’idea del fenomeno si può consultare l’elenco presente in http://www.podcastalley.com/search.php?searchterm=worship

27 http://feeds.feedburner.com/praystationportable

28 Due esempi: feed://feeds.feedburner.com/VerbumDomini, http://feeds.feedburner.com/BibleInAYear

29 Cfr http://www.godcast.org, http://www.christiantuner.com/programs/podcasting.aspx, http://quikonnex.com/channel/item/14454, http://www.christianpodcasting.com, http://gmpodcasting.net

30 http://www.discipleswithmicrophones.org

31 feed://www.relevantmagazine.com/beta/podcasts/relevantmagazine.xml

Pubblicato su ‘La Civiltà Cattolica’ 2005 IV 265-274, quaderno 3729

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