Colorati, individuati, unici

Andrew Rutt, Everything That Rises Must Converge (hand woven wool carpet, 133 x 107.5, 2005)

Il colore non è la patina esteriore delle cose, non ne è il rivestimento spalmato in superficie. Il colore è inerente alle cose e di queste è proprietà essenziale. L’infinita molteplicità dei colori insieme con la percezione soggettiva di questi può facilmente far cadere in errore, portando a considerare il colore come attributo illusorio e passeggero della cosa.
Mentre infatti percepisco questo rosso, questa mela ad esempio, proprio ora, proprio qui, al tempo stesso intuisco il rosso, la forma, l’universale. Le essenze sono nelle cose e attraverso le cose le conosciamo.
Se entriamo in una stanza al buio, la nostra vista è oscurata, mentre il chiarore riflesso da una superficie illuminata abbaglia il nostro sguardo. È impossibile guardare in faccia l’assoluto: l’assoluto sfugge, non si mostra, si rarefà. Il colore è uno dei pochi elementi sensibili rispetto a cui l’altisonanza del concetto si piega spontaneamente all’umiltà della cosa: i nostri pensieri sono neri, vediamo rosso, and sometimes we feel blue. Tra gli estremi del bianco e del nero, i colori, con la loro specificità, dettaglio, varietà, individuazione. Colori separati, ma in relazione tra di loro e compresi tra due estremi.
Così siamo noi, le cose, il mondo: colorati, individuati, unici. E presenti a una domanda di assoluto.