"Spezzare le parole come un salvadanaio o un uovo di Pasqua per vedere che cosa c'è dentro" (François Varillon)

Riporto qui un brano tratto da un libro che ancora non esiste in italiano. Uscirà nel prossimo febbraio, introdotto da Quentin Dupont (che me lo ha fatto conoscere) e da me. E’ un libro antologico che rappresenta l’itinerario biografico, culturale e spirituale di François Varillon, un autore “forte”, da conoscere, da leggere. Per adesso ecco qui poche righe, giusto un assaggio… Il resto tra 5 mesi...

L’esperienza è l’essenziale, il punto di partenza di tutto. Ma, parlando di esperienza, bisogna spiegare che cosa s’intende. L’esperienza, ciò che i moderni chiamano il vissuto […]. Un vissuto che non ha riferimenti alla ragione è un vissuto animale. E la ragione, se non vuol essere alienante, deve essere colta a partire dall’esperienza. Il difficile è che la gente ha un’esperienza che la obbliga a porre delle domande, e una cultura insufficiente per la risposta che le viene data, una risposta che non li soddisfa. E’ un punto di vista più che una risposta, non bisogna essere presuntuosi. In fondo, la vita dello spirito è la riflessione sull’esperienza. L’esperienza è necessariamente il punto di partenza, e bisogna ritornarvi. Prendiamo un paragone: nella conoscenza di una cattedrale, il primo tempo immediato è cogliere la bellezza dell’insieme; il secondo tempo è astratto: interrogate l’architetto sulla tecnica dell’architettura. E’ indispensabile, ma a condizione di ritornare alla cattedrale e che vi sia una nuova immediatezza, nutrita da tutto quello che avete scoperto nella fase astratta. Chiamerei il primo tempo l’immediatezza di primo grado ; il secondo, lo stadio dell’astrazione; il terzo, lo chiamerei volentieri saggezza, vale a dire lo scientifico o il tecnico reinserito nell’esperienza… La difficoltà deriva dal fatto che la gente manipola concetti; non spezza le parole che usa come si spezza un salvadanaio o un uovo di Pasqua per vedere che cosa c’è dentro. Non vede che le sue domande sono generate dall’esperienza. In altri termini, non vede fin dall’inizio che l’uomo è interrogazione, domanda. Se non si parte dall’esperienza, si naviga nell’astrazione ed è la cosa peggiore. L’uomo non riflette spontaneamente sulla propria esperienza.