UNA LETTURA EMOZIONANTE: Tardi ti ho amato di Ethel Mannin

L’occasione che ci offre Antonio Spadaro con la collana di libri “La biblioteca di Papa Francesco” è davvero eccezionale! Pensare di inoltrarsi nella biblioteca personale del Santo Padre, particolarmente in quello scaffale in cui sono raccolti i libri che gli sono più cari, quelli sui quali, come facciamo anche noi, magari ritorna ogni tanto per ritrovare una frase o per rileggere un episodio, è davvero un’emozione grande, venata certo di curiosità. Ma la curiosità la proviamo di più per i grandi scrittori, nei cui confronti andiamo piuttosto alla ricerca delle fonti, delle suggestioni letterarie, mentre nei confronti del Papa l’interesse è più rivolto alla Sua persona, alle Sue idee, al Suo sentire ed esprimersi, a qualche cosa che ci può, in qualche modo, coinvolgere.

La biblioteca di Papa FrancescoI libri che nei prossimi mesi potremo leggere in quest’ottica di condivisione letteraria ed emotiva con il Santo Padre sono 20, alcuni per noi notissimi e molto letti, anche se sovente purtroppo incrostati da sovrapposizioni scolastiche (Eneide, I promessi sposi), alcuni noti più di nome che per lettura diretta (Memorie dal sottosuolo di Dostoevskj, Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, Odi di Hölderlin), altri di frequentazione più popolare e locale (Cento poesie di Nino Costa, in piemontese), altri ancora legati ad interessi teologici e religiosi (Meditazioni sulla Chiesa di De Lubac, Sul sacerdozio di Agostino d’Ippona, Memoriale di Pierre Favre, L’opposizione polare di Romano Guardini, Il divino impaziente di José Maria Pamán, Il racconto del pellegrino. Autobiografia di Ignazio di Loyola), ma tutti gli altri sono testi sconosciuti ed introvabili in Italia, quasi tutti specificamente letterari, che dovrebbero quindi aprire prospettive inedite dal nostro punto di vista critico. Quest’ipotesi è pienamente confermata dal primo romanzo pubblicato, Tardi ti ho amato (1948) della scrittrice inglese Ethel Mannin (1900 – 1984), del tutto sconosciuta in Italia, in quanto nessuno dei suoi numerosissimi romanzi è stato tradotto, come neppure è in italiano la voce che la riguarda in wikipedia, in parte ripresa da anarcopedia, ma per dare rilievo più alle sue vicende personali e politiche che per presentare la sua vasta produzione letteraria.

Leggere questo romanzo per me è stata davvero una rivelazione, l’aprirsi di un mondo, confortato dal ritrovarvi profonde consonanze letterarie e spirituali. La prima reazione, però, è stata di invidia nei confronti di Jorge Milia e dei suoi compagni di liceo che nel lontano 1965, avendo allora come insegnante Jorge Mario Bergoglio, avevano avuto la fortuna di leggere questo libro. Anch’io allora frequentavo il liceo, ma mi facevano leggere libri che poi ho capito poco utili alla costruzione della persona, anche se, per imposizioni ministeriali, anch’io ho dovuto farli leggere ai miei studenti, ad iniziare da La coscienza di Zeno, imperante nelle nostre aule scolastiche, come i tanti romanzi di Calvino, dei quali mi ho cercato di fornire una personale prospettiva critica, di solito difforme dalla manualistica didattica corrente.

Mi sono resa conto che se anch’io avessi letto questo romanzo nella prima giovinezza avrei capito tante cose prima, meglio e con più facilità.

Innanzitutto bisogna dire che Tardi ti ho amato è un libro di lettura piacevolissima, che subito attrae il lettore per il tono calmo, per la capacità di tratteggiare ambienti, personaggi e situazioni con grande efficacia, pur nella sobrietà narrativa, con quell’abilità, tipica dei grandi narratori, di ricostruire un mondo facendoci entrare in esso, ma senza eccessi di particolari, senza sovrabbondanze di descrizioni e di analisi. Il mondo è quello tra la prima guerra mondiale e la fine della seconda, in un’Europa che più che un continente sembra una grande città, in cui gli artisti, in questo caso scrittori e pittori, si muovono con rapidità e disinvoltura tra Londra, Parigi, Vienna, Salisburgo, le Alpi austriache, la Costa Azzurra ed altri luoghi ancora. Il mondo su cui si focalizza l’attenzione della narratrice è quello dell’arte e della ricchezza, un mondo facile e felice, ma solo apparentemente, la cui superficiale accattivante positività si infrange di fronte al dolore della morte, per l’incapacità di trovare nelle coordinate di questo mondo le ragioni per accettare e medicare il dolore che si fa insopportabile soprattutto se accresciuto dal rimorso. Ed allora le prospettive si capovolgono ed il protagonista, il finallora brillante scrittore di successo Francis Sable, impara da persone diverse da lui, semplici ed oscure, a guardare dentro a se stesso, a cercare nei libri la Verità, a non usare gli altri per i suoi ristretti ed egoistici fini personali, a capire quali cose sono davvero importanti nella vita per trovare quell’autentica felicità che deriva dalla serenità e dall’essere in pace con se stessi e con gli altri, anche attraverso l’itinerario difficile delle rinunce e dei sacrifici.

Tardi ti ho amato può essere considerato un vero grande romanzo di formazione, uno di quei Bildungsroman, tanto importanti nella cultura letteraria del Novecento, nella quale, dal nostro angolo di osservazione italiano schiacciato dall’imperante cultura marxista del secondo dopoguerra, il romanzo della Mannin non è mai entrato. Questo è un romanzo di formazione che potremmo anche definire edificante, ma non nel senso religiosamente edulcorato di stampo ottocentesco, ma secondo il valore etimologico del verbo latino aedificare, che, proprio nelle trasformazioni lessicali che la lingua latina ha subito con la diffusione del Cristianesimo, è passato dal significato di “costruire case” a quello di “formare una persona che abbia pienezza umana”. Infatti il romanzo della Mannin aiuta a cambiare le persone, portandoci l’esempio di come attraverso i fatti della vita, gli incontri con gli altri e le parole che si possono leggere nei libri, un individuo possa cambiare. Per questo è un romanzo di formazione diverso dai più noti e consueti esempi novecenteschi, perché non solo tratteggia l’itinerario, più o meno tormentoso, attraverso cui una persona diventa adulta, ma delinea il percorso, anch’esso tortuoso e difficile, tramite il quale una persona diventa davvero se stessa e acquisisce la piena consapevolezza del suo essere persona. È l’imperativo di vita che Aristotele dà all’uomo con la regola dell’”aver-da-essere”, che qui viene calato nelle dinamiche esistenziali quotidiane attraverso situazioni di vita. In questo grandioso esempio di metànoia determinante è il legame con il mondo antico, rappresentato dalla lettura delle Confessioni di Agostino che diventano occasione di riflessione, ma anche e soprattutto di conforto nel dolore più struggente, infondendo nell’animo del protagonista quella scintilla di fiducia che gli dà la spinta per risalire dal fondo dell’abisso della sua disperazione.

Di qui possono nascere alcune riflessioni: innanzitutto la consapevolezza dell’immutabilità della natura umana, al cui riguardo nello spazio di due millenni non si è dato progresso; soprattutto ad essere sempre uguale nel tempo e nello spazio è l’inquietudine dell’animo umano, come ben ci hanno documentato nell’antichità Seneca ed Agostino, ben prima delle teorizzazioni della psicanalisi e della psicologia. Di conseguenza la consapevolezza, l’analisi e la riflessione sul e nel profondo dell’uomo avviene attraverso una catena i cui anelli forti sono le parole (quelle vere, quelle importanti!) che si possono incontrare nei libri, ma al cui riguardo sono anche determinanti le persone che con questi libri ci possono mettere in contatto, che possono contribuire in modi diversi a farceli conoscere, persone anche molto diverse da noi, ma che li hanno “incontrati” e che sono stati da loro aiutati, persone che in quelle parole hanno creduto e che da esse hanno tratto beneficio. Di qui l’importanza dei rapporti con gli altri, di quell’”amicizia” teorizzata e caldeggiata in primis da Aristotele, perché gli altri, attraverso la saggezza e la sapienza del cuore possono darci degli orientamenti e degli esempi con il loro comportamento, ma possono anche aiutarci con la disponibilità all’ascolto, con la pazienza nei nostri confronti, con l’accettazione delle nostre scelte, anche se per loro possono comportare dolorose rinunce. L’importante è che l’obiettivo da raggiungere sia la ricerca della Verità, che si deve innanzitutto configurare come capacità di discernimento tra il Bene e il Male, a cui si deve affiancare la personale scelta di perseguire il Bene con coraggio e con determinazione, anche con sacrificio, ma soprattutto con disponibilità a capire e scoprire la propria vocazione, mettendosi in attesa e in ascolto, per poter accogliere e comprendere il dono della Fede, qualora la Grazia ce lo elargisca. Questo naturalmente succede al protagonista del romanzo, ma l’insegnamento che può derivare dalla lettura è per tutti noi quello di saper essere aperti, ricettivi alle voci della cultura e degli altri, ma soprattutto attenti a cogliere il mistero del Dono che può arrivare attraverso le vie più impreviste.