Le cascate di Reichenbach

Le Reichenbachfall sono delle cascate del fiume Aar, alte più di duecentocinquanta metri, situate nei pressi del comundi Meiringen, in Svizzera. Sono celebri per motivazioni più letterarie che naturalistiche, in quanto teatro della morte di Sherlock Holmes nel racconto The final problem, improvvidamente tradotto come L’ultima avventura. La storia, come sempre narrata attraverso la voce del Dottor Watson, si apre con le seguenti parole: «È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva»; e si conclude con la colluttazione tra Holmes e il Professor Moriarty, suo antagonista. La lotta termina in parità, ossia con il sacrificio del detective, che precipita insieme a Moriarty proprio nelle cascate di Reichenbach. Le pressioni di pubblico e critica saranno però tali da costringere Doyle a resuscitare Sherlock Holmes in un racconto successivo, dove viene narrato il modo in cui egli scampa alla sua presunta fine. Le ‘parole, le ultime’ che Watson, e con lui Doyle, pensavano avrebbero dedicato alla narrazione delle arguzie del celebre investigatore, trovano invece una loro prosecuzione. Non un ‘punto e basta’, dunque, ma un semplice ‘punto e a capo’.

L’espressione ‘punto e a capo’ è generalmente intesa come sinonimo di ricominciare: ‘siamo punto e a capo’ è equivalente a dire ‘siamo da capo a dodici’ cioè bisogna rifare tutto dall’inizio. Nella lingua inglese questo modo di dire è comunemente tradotto come ‘back to square one’, ovvero ‘torna alla prima casella’, frase che riporta alla mente la penalità più dura nel ‘gioco dell’oca’. ‘Ricominciare’ è qui inteso in senso assoluto; tutto quello che è stato fatto ora non conta più, tocca tornare alla prima casella, all’inizio e cancellare il resto, cioè il passato. Ma, come dice Nick a Gatsby nel celebro romanzo di Fitzgerald,«non si può ripetere il passato».

C’è poi una versione più relativa, ma egualmente rivoluzionaria: ‘mettiamo un punto e andiamo a capo’, che equivale a dire ‘stabiliamo una cesura forte con il passato e ricominciamo in modo diverso’. In questo caso si ricomincia non ‘da capo’, cioè dall’inizio, ma ‘dal capo’, cioè da quanto è stato fatto prima, tendenzialmente per distaccarsene.

«Recisa di netto ogni memoria in me della vita precedente, fermato l’animo alla deliberazione di ricominciare da quel punto una nuova vita, io era invaso e sollevato come da una fresca letizia infantile», ci dice Mattia Pascal.

E tuttavia il ‘punto e a capo’, se allontanato dalle sue versioni figurate, non indica un ricominciare, un tornare indietro o prendere le distanze. Indica più propriamente – come è stato scritto nell’editoriale di questo mese – un ‘proseguire’; ed è questa la mia versione prediletta, anche e soprattutto perché più di tutte trova un riferimento puntuale nella realtà. Nelle nostre esistenze non si può mai tornare indietro, come avviene invece per lo sfortunato Bill Murray in Ricomincio da capo, secondo una visione circolare dove inizio e fine si danno soltanto θέσει, per convenzione. E nemmeno si può cancellare o cambiare il passato, come vorrebbe fare Gatsby.

Vengono alla mente le parole con cui Melville avvia il suo romanzo, Benito Cereno, alla conclusione: «“(…) il passato è passato. Dimentichiamolo e non pensiamoci più. Vedete come splende il sole, com’è azzurro il mare? Il sole e il mare hanno dimenticato”.

Non hanno memoria” rispose l’altro tristemente. “Non sono esseri umani”».

L’uomo, l’uomo vivo, è condannato a proseguire, ad andare avanti pur conservando memoria di ciò che ha lasciato alle sue spalle. Esattamente come un fiume che, dopo la cascata, non arresta la propria corsa, ma prosegue giusto un po’ più in basso sino a quello che sarà il suo punto di arrivo, la sua foce.

«L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» esordiva spesso Bartali durante le interviste. Di corsa in corsa si tira fiato e si ricomincia sempre, ma mai ‘da’ capo. Bisogna andare ‘a’ capo, ricordando la riga precedente, con lo sguardo sempre volto a quella successiva.