di
Redazione -
pubblicato il 28 Luglio 2010
di Lucetta Scaraffia, in Il Sole 24 Ore
, 25 luglio 2010
La cultura occidentale negli ultimi cinquant’anni ha dimenticato i rudimenti della spiritualità, anzi, ha dimenticato che esiste una vita spirituale: a operare questa cancellazione non è stata solo la secolarizzazione, ma anche una visione parziale della tradizione cristiana, che per decenni ha portato a scambiare l’esperienza religiosa con un regime morale o con una pratica assistenziale.
È questa carenza che spiega il successo di libri New Age o la fortuna di uno scrittore come Coelho. Anche se da qualche decennio si è riacceso un interesse per la grande tradizione della Chiesa – anche in case editrici come Adelphi – fatica a nascere una cultura contemporanea che faccia capire agli occidentali di oggi come percorrere una via spirituale. Un ruolo importante in questo senso l’ha svolto senza dubbio la scoperta degli scritti di Pavel Florenskij, scienziato e mistico ortodosso passato per un’educazione razionale e scientista e quindi ben consapevole, per esperienza personale, di cosa significhi per un uomo moderno tornare a coltivare la propria spiritualità. Nei suoi scritti Florenskij è sempre capace di costituire una profonda interazione tra vita e pensiero, e di rivolgersi al lettore in modo coinvolgente – come dimostra il suo capolavoro in forma epistolare La colonna e il fondamento della verità, riedito di recente da San Paolo, ma anche Bellezza e Liturgia (Oscar Mondadori) – affascinandolo con la sua concezione filosofica generata dallo stupore e provocata dal mistero.
Dotato di questa capacità di accompagnare su vie interiori il lettore contemporaneo, offrendogli
una guida spirituale all’esperienza ordinaria del mondo di oggi, inteso come «ambiente divino», è l’ultimo affascinante volume di
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