Spezzare le parole
Per presentare il volume di Antonio Spadaro Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea (Milano, Vita & Pensiero, 2010) si dovrebbe usare un’espressione di p. François Varillon, un gesuita molto caro all’A. e da lui spesso citato: «spezzare le parole». Il volume intende proporsi come un percorso alla ricerca della spiritualità della vita contemporanea, come recita il titolo, e per compiere questa ricerca utilizza parole di uso comune, legate all’esperienza, che è la nostra fonte inesauribile di conoscenza e comprensione, di apertura alla possibilità e alla bellezza. Sono le stesse parole quotidiane e ordinarie che Gesù usava nelle parabole, e che per noi però non sono più zizzania, grano, vite e olio per la lampada, ma piuttosto: città, strada, passeggiata, oppure verbi che definiscono azioni come abitare, pagare, navigare, e così via. Spadaro «spezza le parole» nel senso che le strappa dall’ [Continua »]
Ultimo incontro dell’anno per BombaBibbia. Un finale… in gloria. Si comincia infatti con un inno alla gioia tratto dal profeta Isaia 55. Una festa universale, nel senso più proprio della parola: gli invitati sono le montagne, i colli, gli alberi, la pioggia e la neve. Una festa nella quale il cielo e la terra non sono semplicemente lo sfondo e il contenitore, ma i soggetti principali. Tra i presenti, due si differenziano non poco:
Undici decimi di Alessio Torino (Italic, Ancona 2010) può essere considerato un Bildungsroman postmoderno. Infatti ha molti dei caratteri di un romanzo di formazione, ma è condotto in uno stile non certo tradizionale, sposta in avanti anagraficamente la presa di coscienza sulla vita e attraversa l’attuale diffusa esperienza del giovanile disordine esistenziale. Protagonista è Norman Marasco, che, appunto ad un’età che potremmo definire dantescamente nel mezzo del cammin, cioè a 35 anni, uscito dall’ospedale, dove era stato ricoverato per delirium tremens, cerca di ricostruire la sua esistenza sulla base di quanto può aver imparato dall’esperienza dell’abuso di alcool e di psicofarmaci che l’ha portato ad una condizione che poteva anche essere di non ritorno. Lui, invece, è stato fortunato, ha una nuova possibilità di vita e sa di doversela giocare in una scelta, ormai decisiva e definitiva, tra bene e male. Tutto questo avviene in un paese dal nome inventato, Pieve Lanterna,
Servire è un verbo potenzialmente fastidioso. Forse non esiste un verbo con una simile estensione di significati, soprattutto se consideriamo il suo sostantivo corrispondente: servizio/servizi. Può mai una parola che indica il culto, i “servizi religiosi” (services, in inglese), indicare anche il gabinetto? Può mai un verbo che indica il fare del bene, il “mettersi al servizio” indicare asservimento e schiavitù? Che cos’è questo verbo? Qual è il suo mistero che lo rende così strano e flessibile e ambiguo?
Entrare in libreria è come andare in guerra. Sono troppi i libri scritti per essere dimenticati, una fanteria anonima e chiassosa che ci travolge appena varchiamo l’ingresso. Occorre sfondare la linea dei bestseller, saltare la trincea dei “Consigliati”, sfuggire i cecchini delle offerte. Ma scegliere si può. Si deve. Soprattutto negli anni della propria formazione intellettuale. A proporre una “bibliografia selezionata” ci hanno provato un neolaureato e un laureando, Nicola Villa e Giulio Vannucci, curatori del volume
Se la spiritualità fosse apparentata al dramma, nel senso – custodito dall’etimologia della parola – di azione, abbia cioè a che fare con il tumulto, con l’inquietudine, sia implicata nel gioco di forze, slanci, energie che è il tessuto stesso della creazione? Fosse, insomma, strettamente intrecciata al cambiamento? D’altronde Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, colloca al cuore della spiritualità «il primato del fare» e un filosofo lontanissimo dalla sensibilità cristiana – come Michel Foucault riconosce che «la spiritualità postula la necessità che il soggetto si modifichi, si trasformi, cambi posizione, divenga cioè, altro da sé, per avere il diritto di accedere alla verità. Non può esserci verità senza una conversione o una trasformazione del soggetto».
Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit