Spadaro: grammatica e dramma della spiritualità
Se la spiritualità fosse apparentata al dramma, nel senso – custodito dall’etimologia della parola – di azione, abbia cioè a che fare con il tumulto, con l’inquietudine, sia implicata nel gioco di forze, slanci, energie che è il tessuto stesso della creazione? Fosse, insomma, strettamente intrecciata al cambiamento? D’altronde Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, colloca al cuore della spiritualità «il primato del fare» e un filosofo lontanissimo dalla sensibilità cristiana – come Michel Foucault riconosce che «la spiritualità postula la necessità che il soggetto si modifichi, si trasformi, cambi posizione, divenga cioè, altro da sé, per avere il diritto di accedere alla verità. Non può esserci verità senza una conversione o una trasformazione del soggetto».
Il gesuita Antonio Spadaro, scrittore di ‘Civiltà Cattolica’, compone una grammatica della spiritualità e della spiritualità contemporanea: non un’insieme di regole che sigillino l’esperienza ma al contrario una mappa che orienti, custodendo l’apertura, l’accoglienza di quel “sovrappiù” [Continua »]
Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit
Oggi il giardino splende alla luce del sole e gli alberi sono di un verde brillante. Anche i fiori squillano con i loro colori vivaci. Oggi sembra quanto mai vera la frase: “Osservate come crescono i gigli del campo: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. I fiori e gli alberi non si spogliano da soli: non possono deporre petali e foglie. Il loro spogliarsi, il loro divenire “spogli”, è un fatto naturale, involontario, dovuto al ciclo delle stagioni. L’uomo si spoglia invece. E questa è una grande differenza.
È il laboratorio dei contrasti quello di maggio. I contrasti che fanno ridere e quelli che inumidiscono gli occhi.
Antonio SPADARO,
Ieri, lunedì 3 maggio, ho partecipato come relatore alla presentazione del saggio “La falce spezzata. Morte e immortalità in Tolkien” (Marietti), un incontro moderato da Saverio e con relatore, oltre a me, anche il giornalista e saggista Roberto Arduini. Bel po’ gente, bella gente, bel dibattito.. ma prima nel pomeriggio ero stato alla presentazione di un altro libro, presso la Casa del Cinema a Roma. Il libro era quello dell’amico Diego Mondella “Sgradevole è bello”, un saggio (forse il primo in Italia) sul regista americano Todd Solondz. È intervenuto Roberto Cotroneo, noto critico letterario e ha fatto un discorso che non mi ha convinto del tutto. Lo avevo già visto sempre alla Casa del Cinema che difendeva spassionatamente il film (sgradevole anch’esso) Lourdes, e anche in quella occasione non mi aveva convinto del tutto.