Report Laboratorio O’Connor – aprile 2010
Un Laboratorio O’Connor sui generis? Forse un po’.
Di certo un Laboratorio O’Connor pieno, partecipato e coinvolto, che ha fatto seguito in termini temporali e spaziali, al Laboratorio di Cinema. Insomma un “mega-laboratorio” come ha detto qualcuno, viste le innegabili “intersezioni” fra le parti. Pubblico attivo e partecipativo, attento e con quel pizzico di provocazione che rende equilibrato lo scambio. Come sempre, nessun tema portante, eppure, come sempre, i testi letti hanno evidenziato incroci di contenuti, personaggi, immagini, sensazioni evocate. Alcuni brani, tuttavia, avevano una certa connessione con l’azione scelta per il mese di aprile, ovvero lottare, combattere.
Bella la “novità” introdotta nel corso delle discussioni: ogni testo ha evocato il riferimento ad una pellicola cinematografica, dando così prosecuzione al Laboratorio di Cinema che poco prima aveva proposto una serie di titoli davvero “cult”. [Continua »]
«Se “Carmilla” o “Nazione Indiana”, proprio per il loro successo, tendono a diventare siti chiusi e unidirezionali, che danno poco spazio all’interazione con il proprio pubblico, altri siti mantengono aperto un dialogo vivace con i propri utenti, sebbene anch’essi dotati di una redazione chiusa. Tre esempi anche qui: l’articolato sito “Bombacarta” fondato nel 1998 dal critico cattolico Antonio Spadaro, “laboratorio sull’espressione creativa” con forum, mailing list, rivista letteraria, eccetera (www.bombacarta.com)».

Oggi, Venerdì Santo, scende il silenzio. Il silenzio di un lutto cosmico. Quasi che la morte avesse l’ultima parola. Un sentimento ingovernabile ci assale davanti alle grandi tragedie: solo il dolore ci rende tutti uguali, solo la morte non fa differenze. Così lugubremente democratica. Ma se fosse così egualitaria e parificante, non dovrebbe toglierci la pace. “Se fosse…”. Mi sono ricordato delle lettere che il giovane Chesterton scrisse alla fidanzata Frances in un’occasione poco felice. La sorella di Frances, Gertrude, venne investita da un autobus. Morì pochi giorni dopo e Frances cadde in depressione. Chesterton non smise per questo di scherzare, come suo solito, ma per lo meno spiegò alla sua futura moglie il perché…
È stata una lotta la mia? Ho accettato la sfida? No, non è stata una lotta. E’ stata una reazione puntuale. Uno scatto d’ira. Dopo la pausa di respiro ho solo alzato il bavero della mia giacca e me ne sono andato. La lotta non è uno scatto. La lotta è un processo, è un’«impresa». Lo scatto d’ira è comune, necessario, istintivo: è uno sfogo. La lotta invece è tensione verso un obiettivo. Imparare a lottare significa imparare ad avere un obiettivo nella vita e faticare per 