La tragicommedia del rock
L’artista Morgan dichiara di consumare sostanze allucinogene: «La droga? Apre i sensi a chi li ha già sviluppati, e li chiude agli altri. Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo». Scontata e inutile l’esclusione dal Festival di Sanremo. «Morgan ci sarà» dichiara però a sorpresa la presentatrice della rassegna canora, ma la Rai smentisce: «Morgan non ci sarà nè di persona nè in video». La vicenda continua a disorientare l’opinione pubblica italiana. Ma perché tanto rumore? Morgan aveva già violato il codice etico televisivo con i suoi comportamenti da “giudice strafatto” durante la messa in onda di un talent show su Rai Due. Il vaneggiare delirante di Marco Castoldi mette ora alla berlina un genere musicale che più di altri ha unito popoli e culture, pur spingendo molte generazioni verso l’autodistruzione. In “Rust Never Sleeps” Neil Young cantava: “meglio bruciare che spegnersi lentamente”. Lui è ancora in circolazione, un sopravvissuto. Non ha preso sul serio la sua canzone. Gli artisti spesso farneticano e a noi non interessano, tranne quando lo stesso Morgan scrive sul suo sito ufficiale: “Il Cattolicesimo non ha contribuito molto alla causa del Rock’n’Roll, eppure l’etica di Gesù Cristo è modello per quasi tutti i nostri beniamini”. Vale per Johnny Cash, U2, Lenny Kravitz, Bob Dylan, Springsteen. La lista dei redenti e dei messaggeri della buona notizia è lunga. Si spera possa includere, in un futuro prossimo, anche il nome di Morgan. [Continua »]
Secondo Flannery O’Connor «la mente che sa capire la buona narrativa non è di necessità quella istruita, ma la mente sempre disposta ad approfondire il mistero attraverso il contatto con la realtà e il proprio senso della realtà attraverso il contatto con il mistero». Ascoltando la musica di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ci si imbatte in un racconto semplice e immediato della propria esperienza del mondo, in una riflessione che, attraversando nuclei di vita quotidiana, si mostra capace di intuire questioni radicali dell’esistenza.
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Questa notte è morto Antonio Giolitti. Non posso certo dire che fosse un mio amico, ma posso dire di avere avuto un regalo da lui: il racconto di alcuni suoi cari ricordi.
La navigazione inizia con i migliori auspici. Il vento soffia con forza da poppa, all’orizzonte non si vedono nubi che possano minacciarci e l’equipaggio è nutrito (circa settanta persone). La nave salpa poco dopo le 15.00.
Continuano con una buona presenza di pubblico gli incontri del Laboratorio Flannery O’Connor, momenti d’incontro e di scambio sull’esperienza della lettura.