Navigare

Un piccolo contributo dalla bella Officina del 30 gennaio condotta dal giovane “marinaio” (non velista mi raccomando) Valerio De Felice.

Il brano è One spring morning interpretata dagli Akron/Family. La canzone fa parte della raccolta Rogue’s Gallery – Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys, vecchie ballate di marinai e pirati reinterpretate da Lou Reed, Sting, Bono, Jarvis Cocker ed altri.

Parte del video è tratto dalle riprese originarie della spedizione nell’Antartico del “leggendario Capitano Shackleton” di cui abbiamo parlato durante l’officina. Buon ascolto e buona visione.


Cadere

Il tratto comune a tutte le cadute è il passaggio da uno stato “alto” a uno stato “basso”, un movimento che, se anche è orizzontale (immaginiamo quando finiamo per terra “stesi”), è sempre e comunque verticale. Parlare di “cadere” implica in se stesso un rinvio a una altezza, a qualcosa di superiore. Ogni caduta è un richiamo verso una condizione diversa, alta, in genere intesa come quella più propria, più adeguata a noi che cadiamo. Ma anche una mela che cade lo è. Una mela va in basso dignitosamente se è “raccolta”, non se “cade”. Se cade vuol dire che è marcia. E così un libro che “cade” da uno scaffale. Il libro scende in basso dignitosamente se è “preso”, non se cade. Se poi parliamo di movimenti del tutto indifferenti rispetto a una connotazione negativa, allora diciamo che le cose si “spostano” dall’alto verso il basso, e non che “cadono”. Se cadono, come le stelle, questo implica il sentimento della loro caducità, della fine. Dunque: la caduta implica di per sé un rinvio che la trascende. Necessariamente.

Immaginiamo di riprendere una persona che cade con una cinepresa e poi di rivedere la sequenza al ralenti. Che cosa vedremmo? [Continua »]


BombaBibbia Report (01/2010)

Ed eccoci in sei al primo incontro del nuovo anno bombabiblico: lo “zoccolo duro” e una new entry. Il primo brano proposto risente del tema mensile, alias «navigare»:

«Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso […] è giunto il momento di sciogliere le vele»
(Seconda lettera a Timoteo 4,6-8)

Nella nuova traduzione CEI troviamo un più prosaico «è giunto il momento che io lasci questa vita», anche se il greco allude all’essere sciolto (ma non dalle vele!). E quindi? La prospettiva della morte come viaggio, avventura, nuovo inizio… uno scioglimento che non è dissoluzione. Immediato l’allaccio al testo seguente:

«Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè – lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia»
(Deuteronomio 34)

La chiusa del Deuteronomio ha in sé pienezza («faccia a faccia») e nostalgia («non è più sorto»), compimento della promessa («Il Signore gli mostrò tutto il paese») e assenza («ma tu non vi entrerai»). Un brano densissimo, evocativo, ricco di suggestioni, che tra l’altro ha rievocato, per la costruzione antitetica, un’altra conclusione: quella del Vangelo di Matteo 28,20 («Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»).
[Continua »]


Tra soffio e carne

Ma cos’è poi la poesia? A questa semplice e decisiva domanda cui tanti nei secoli hanno dato risposta prova a rispondere Giorgio Mazzanti, sacerdote e professore di teologia sacramentaria presso l’Università Urbaniana. L’assunto di partenza è infatti che la questione sia degna per lo meno di un approccio teologico e in particolare cristiano: l’orizzonte in cui si muove l’indagine infatti è quello del rapporto stretto tra parola e Parola, tra scrittura/letteratura umana e cristianesimo, la religione imperniata sul dogma dell’Incarnazione del Verbo divino nella persona di Cristo. Come il Verbo si è fatto carne ed è venuto “ad abitare in mezzo a noi” così anche la poesia è “in mezzo”, appunto “Tra soffio e carne” come indica il titolo di questo saggio intrigante quanto esigente.

Il lettore è costretto a una vera full immersion nel duplice mare della teologia e della letteratura che l’autore conosce in modo vasto e profondo. È teologo dalle grandi letture Mazzanti: Hopkins, Eliot, Dickinson, Novalis, Betocchi, Luzi, Blaga, Heaney, Zambrano, i poeti latini… solo per citare alcune delle tantissime fonti a cui attinge l’autore per comporre questo saggio che si presenta come un’unica lunga (quasi ipnotizzante) “conversazione” con il lettore che viene quasi sommerso dalle decine di note che rendono l’apparato critico una parte ricca e importantissima del libro. [Continua »]


Trasferimento completato

Annunciamo che la migrazione sul nuovo server è stata completata con successo. Da ora tutto dovrebbe funzionare come previsto.

Buona navigazione!


Il polipetto di Avatar

Reduce dalla visione di Avatar, l’ultimo lungometraggio di J. Cameron, esco a passi lenti della sala 8 del Warner Village di Parco dei Medici. Come tutte le persone che mi camminino accanto sono frastornato dallo spettacolo multicolore di Pandora, divertito dall’azione fitta fitta, ammirato per la capacità del regista di infilare tante tematiche così attuali dentro una storia credibile: ecologia, realtà virtuale, nuovo panteismo, antimperialismo e antimilitarismo.

Locandina del film

Ma la cosa che più ha colpito la mia immaginazione – l’unica vera idea nuova del film, direi – è l’appendice biologica di cui sono muniti tutti gli esseri, animali è vegetali,  che popolano il pianeta in cui è ambientato Avatar. I Na’vi in particolare (umanoidi azzurri) , hanno una sorta di polipetto il quale può intrecciarsi con i polipetti delle altre creature dando vita ad una stretta unione psichica/mentale. Immaginate di avere lunghi capelli intrecciati (su Pandora non esistono i calvi) e di avere all’estremità della treccia un polipetto variopinto che – intrecciandosi con il polipetto di un’altra persona –  vi consente di abbattere il muro che vi separa ed entrare in connessione diretta!
Qui sulla terra siamo condannati a fare esperienza gli uni degli altri esclusivamente grazie alla intermediazione offerta dai cinque sensi: vista, olfatto , tatto, udito e gusto sono tutto ciò che abbiamo. Su Pandora, invece, è possibile  superare ogni intermediazione  e immergersi l’uno nell’altro,  fondersi in un unico essere. Immaginate di farlo con la persona di cui siete innamorati, per esempio… bello vero! Bello?
Provo sul serio a rappresentarmi mentre faccio una cosa del genere con mia moglie, mentre stringo la mia codina alla sua e ficco il naso nella sua scatola cranica: orrore. Mi vengono i brividi. Il nostro amore ne verrebbe ucciso. Stritolato. Perché ha bisogno di spazio in cui muoversi, di spazio in cui esercitare la fiducia e la fantasia. Di uno spazio di mistero per continuare a sorprendere e sorprendersi.
Vorrei avere il polipetto? Col cavolo! Ma ringrazio comunque l’immaginazione di Cameron perché mi ha ricordato quanto io sia fortunato ad essere un semplice umano.


Lavori in corso sul sito

sleepingIn questi giorni stiamo svolgendo alcune operazioni piuttosto delicate sul sito e più generalmente su tutta l’infrastruttura telematica di BombaCarta.

Segnaliamo che a breve saranno possibili dei disservizi temporanei sul blog. In particolare, i commenti inseriti in un certo intervallo di tempo potrebbero sparire all’improvviso.

Un altro problema che potrebbe verificarsi è una transitoria irraggiungibilità del sito. Tutto questo è dovuto al cambio di provider (e relativa migrazione dei dati) che dovrebbe concludersi entro un paio di giorni.

Speriamo che tutto si svolga correttamente e velocemente. Nel frattempo, come potete vedere dalla foto, stiamo lavorando alacremente.

Segnalerò con un altro post la conclusione dei lavori ed il ripristino della normale funzionalità.