Ancora su Kavanagh, poeta "fuori posto"

Alessandro ZaccuriL’irlandese Kavanagh aprì una finestra sull’infinito (di Alessandro Zaccuri, apparso su Avvenire il 19.12.09)

È la lezione del critico An­ton Ego in Ratatouille: non è vero che chiunque possa essere un artista, ma un vero artista può nascondersi in chiunque. Un poeta, per e­sempio, non è necessariamen­te un vate austero, appartato ed elegante. Immaginate un giornalista di poca fortuna, u­na di quelle persone che risul­tano sempre fuori posto per­ché fuori posto si sentono co­munque. Non per la loro per­sonale inadeguatezza, quanto piuttosto per l’irrimediabile i­nadeguatezza della realtà cir­costante rispetto allo splendo­re della loro visione interiore. «Non so che età io abbia, / Non ho un’età mortale, / Non so nulla di donne, / Nulla di città, / Ma non posso morire / Sen­za oltrepassare queste siepi di biancospini», ammette Patrick Kavanagh in «Innocenza», una delle più belle fra le poesie an­tologizzate e tradotte da Save­rio Simonelli in Andremo a ru­bare in cielo, il volume che, per il pubblico italiano, rappre­senta la prima compiuta occa­sione d’incontro con una del­le maggiori voci del Novecen­to irlandese. Un’autentica sco­perta e, nel contempo, una conferma dell’intonazione in­confondibile da cui la moder­na lirica insulare è contraddi­stinta. [Continua »]


De Certeau, sulla decisione

Con oltre cinquant’anni dalla loro prima pubblicazione arrivano ora in Italia due brevi testi del gesuita Michel Certeau sul tema del “dopo” della fede cristiana, cioè sul “cosa fare della fede cristiana nell’opacità della vita quotidiana?” Che sfide si trova il cristiano una volta che è diventato seguace di Cristo? Se l’incontro con Cristo porta con sé una grande gioia e una conseguente spinta missionaria, come si fa a portare avanti quella gioia e quella decisione?

C’è senz’altro una dimensione biografica in queste due riflessioni dell’allora trentenne appena approdato alla Compagnia di Gesù. Michel de Certeau nasce infatti nel 1925 e nel 1950 entra nell’ordine dei gesuiti mosso dal rapporto di amicizia e di discepolato con Henri De Lubac  e dal desiderio di diventare missionario in Cina. Ordinato sacerdote nel 1956 (i due testi raccolti in questa edizione, I pellegrini di Emmaus e Le conseguenze della decisione, sono del 1957) de Certeau non andrà mai in Cina ma per trent’anni (muore a 61 anni il 9 gennaio 1986) sarà uno dei più brillanti e originali pensatori cattolici del secondo dopoguerra occupandosi di semiotica, antropologia religiosa, storia, politica rivelando un genio agile e multiforme oggi non ancora del tutto esplorato. [Continua »]



Report Officina di dicembre

sturzoIl report su questa ultima Officina (12 dicembre 2009) sul tema “tagliare” arriva con un po’ di ritardo. Però arriva.
Forte e ricco di tutti i contenuti che l’hanno preceduta, pienissimo di tutti gli aspetti (i “tagli”?) che hanno contribuito a realizzarla e renderla viva, in una sorta di attesa per tutti gli stimoli che ha creato e che continua a creare.
Nel corso dell’intera officina sono emersi i tre aspetti del tagliare: l’atto del tagliare in sé; lo strumento del taglio; la conseguenza del tagliare, ovvero il taglio.
Intanto come non iniziare con l’Istituto Sturzo che ci ha accolti. Una sede storica, prestigiosa, elegante, con una sala ben attrezzata per ascoltare, vedere e fare al meglio un’officina di BombaCarta. E dunque in uno dei palazzi del centro, immersi in una città alle prese con lo sfrenato shopping natalizio, abbiamo dato il via ad un pomeriggio tutto basato sul tagliare. [Continua »]


BombaBibbia Report (12/2009)

Omne trinum perfectum est, dicevano i medioevali: magra consolazione per un laboratoriello prenatalizio con pochi partecipanti. Ma arrendersi, naturalmente – mai! – e quindi ecco il risultato dell’incontro:

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura»
(Vangelo di Marco 4,26-29)

Un brano curioso, in cui il seme e il seminatore si confondono, ma a ben vedere il protagonista è proprio il seminatore, osservatore di uno spettacolo misterioso che si sviluppa sotto i suoi occhi. E che egli non manca di raccogliere.

«La carità non abbia finzioni […] fuggite […] attaccatevi […] amatevi […] gareggiate […] Non siate […] siate […] servite […] Siate […] Benedite […] benedite […] non maledite […] Rallegratevi […] piangete […] Abbiate […] non aspirate […] piegatevi […] Non fatevi […]Cercate […] vivete […] Non fatevi […] lasciate […] Non rendete […] vivete […]»
(Lettera ai Romani 12,9-21)

Dopo il “fatalismo” del seme che cresce sempre e comunque, ecco una trafilata d’imperativi per spiegare… la carità! Che, a quanto pare, non cresce altrettanto spontaneamente, ma ha bisogno di indicazioni concretissime e pregne di realismo («Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti»).

«…in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi […] In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria…»
(Lettera agli Efesini 1,3-14)

Un brano molto pretenzioso, che si permette di venirmi a dire chi sono, qual è il mio passato, presente, e soprattutto futuro! Il mio destino! Già, perché io vengo dal futuro…


Navigare

Come faccio a sapere dove mi trovo? Una volta per saperlo dovevo guardarmi intorno, vedere un paesaggio collocato su un orizzonte oltre il quale non mi era possibile vedere. Per muovermi verso una meta dovevo prima orizzontarmi. Capire dove sono significava confrontarmi dunque con un orizzonte, che è insieme un ampliamento dello sguardo, ma anche un limite invalicabile se non con il movimento: più vai avanti e più l’orizzonte si disvela… Quindi per sapere dove ci si trovava era necessario guardarsi attorno.

Con l’introduzione dei navigatori satellitari, il senso dell’orientamento sta cambiando: per vedere dove si è si guarda se stessi “ridotti” a un puntino su una mappa. Guardando il puntino posso dire: “io sono qui”. Tutto il resto, tutto ciò che ho attorno cambia e si muove sulla mappa in funzione dei miei spostamenti. Se io mi sposto tutto si sposta nella mappa del navigatore. E l’orizzonte non è più un limite. Anzi: sulla mappa non esiste più.

Ma ecco: tutte le volte che mi muovo (a piedi, in macchina, in moto,…), se uso il navigatore, il mio procedere diventa [Continua »]