I dischi del 2009 che fanno bene

“Non sopporto le canzoni che ti fanno sentire inadeguato. Non sopporto le canzoni che ti fanno pensare di essere nato per perdere. Destinato a perdere. Non fanno bene a nessuno. Non fanno bene per niente. E perché tu sei troppo vecchio o troppo giovane, troppo grasso o troppo magro, o troppo brutto, e troppo qui e troppo là. Canzoni che ti buttano giù, che non tengono conto della tua cattiva sorte o di quanto hai tribolato”.

Woody Guthrie spiegava così le canzoni in cui disquisiva di religione, politica e filosofia. “Canzoni che ci avvicinano a piccoli passi verso la verità finale”. La figlia di Woody, Nora, lo scrive nella premessa al libro “Le canzoni di Woody Guthrie” (edito da Feltrinelli). Nella musica è pressante il desiderio di conoscere la Verità, per riscoprire il senso della vita in un mondo sempre più smarrito e bisognoso della provvidenza divina. E nel 2009 – giunto al termine del suo mandato – il pop, il folk e il rock sembrano aver spalancato definitivamente la porta alla religione cristiana.

Qui una classifica dei dieci migliori album dell’anno che passerà, dischi per riflettere sulla spiritualità e sulla sacralità della vita. Con la solita leggerezza che distingue la musica, una delle migliori espressioni artistiche dell’intrattenimento popolare, quella che fa bene all’anima. [Continua »]


Laboratorio O’Connor – Report di dicembre

Ciao! Nonostante un inizio in sordina, l’ultimo laboratorio è esploso in una partecipazione piuttosto viva e poliedrica. La scelta dei testi si è basata essenzialmente sul tema del mese, ovvero “Tagliare”, ma ha avuto anche alcune incursioni su “temi altri”. Di seguito i testi che sono stati letti:

Thomas S. Eliot, Gli uomini vuoti: un vero “poema” senza tempo, dove la coralità e la teatralità del linguaggio accompagnano sensazioni sulla vita e sulla morte dentro versi tagliati e parole che traghettano verso un ambiente vuoto eppure colmo di immagini;

Pearl S. Buck, Il segreto di Natale: uno squarcio sulla cena di Natale in una famiglia gravata da un segreto indicibile con tanto di “sacro” taglio del tacchino, naturalmente cotto alla perfezione;

V. Grossman, Vita e destino: un breve passaggio fra sogno e realtà mentre fuori la guerra imperversa; un taglio dentro i ricordi che improvvisamente si tramutano nella necessità di salvarsi;

Walter J. Ong, Oralità e scrittura: da un saggio una molteplicità di spunti di riflessione sul rapporto fra scrittura e tecnologia; una serie di considerazioni che sono in se stesse l’anima dei nostri laboratori, in particolare quando l’oralità e la scrittura si incontrano;

Marco Lodoli, I professori e altri professori: la parte finale del racconto “Il rinoceronte” ci trasporta in una quotidianità fatta di sensazioni semplici quanto banali, ma così vere da segnare la vita di un’insegnante e della sua ex allieva, ora donna e madre;

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli: un tuffo con Gollum nella chiosa di un’epopea affascinante, con il famoso taglio del dito adornato dal tesoro;

W. Szymborska, Scrivere il curriculum: se il cinema per Hitchkock è la vita senza le parti noiose, il curriculum è la sintesi della nostra esistenza senza le cose brutte… ma in fondo “una selezione di fatti” a dirla tutta un po’ noiosa. La vita, infatti, è altrove!

Racconti di un pellegrino russo: ecco il brano letto, per intero: «Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro». Più che tagliare, c’è un’apertura verso il tutto, verso la vita, verso l’inizio di qualunque cosa;

L. Doninelli, L’incendio dei sogni: il prologo di un nuovissimo romanzo dove il cinema, il suo linguaggio, le sue invenzioni vivono nella luce, vera protagonista dei momenti salienti dell’incontro fra i due protagonisti, isolati in queste fessure luminose.



Imprevedibile come il cuore

oceano(questo testo è di Federica Spini, studentessa della classe V ginnasio sez.A del liceo Albertelli ed è una riflessione su una frase che avevo dato da commentare).

COMMENTA LA FRASE: “Solo l’infinito colma il cuore dell’uomo”

Mmm….Frase interessante…..Decisamente una bella frase, non c’è che dire….Sì il senso è molto profondo…Ok sono nel panico e non riesco assolutamente a trovare un qualcosa da scrivere…. (panico, panico, panico, panico…….)  Va bene, nel tentare di scrivere un commento a questa a frase forse mi conviene provare a procedere con una certa logica, cioè trovarle un senso, perché come posso dire cosa ne penso di un’affermazione se non la capisco? “Solo l’infinito può colmare il cuore dell’uomo”…

Per prima cosa, credo che alcune parole, in questa frase, abbiano un senso davvero vasto, soggettivo ed astratto. Dagli gli uomini, ad esempio, il vocabolo“cuore” è utilizzato in genere con leggerezza da tutti per descrivere un’idea generale dello stato emotivo e affettivo di una persona. A mio parere si intende un grande concetto che varia di significato secondo il contesto del discorso, soprattutto quando non si riesce ad esprimere un’idea riguardante l’uomo e i suoi sentimenti e si utilizza come scorciatoia, anche se a volte il senso può essere diverso. Infatti se uno dice “cuore”, un altro percepirà subito un significato della parola, che però sarebbe difficile da spiegare con altri termini. [Continua »]


Dal profondo Nord, viaggio "poetico" in Canada.

(ricevo questo articolo che volentieri pubblico dall’amico di BC, padre Guglielmo Spirito) muskoka3

MUSKOKA

 Che sarebbe il mondo, una volta privo

Dell’acquatico e del selvatico? Che restino,

che restino, selvatico e acquatico;

lunga vita alle erbe e anche al selvatico.

                                 Gerard Manley Hopkins

                                                         

Muskoka, Canada, settembre 2009

 Bastone in mano, calzari ai piedi: si direbbe che hanno fatto già un lungo cammino, i Tre viaggiatori in tenuta di marcia.  Alte e frondose querce –possenti, rassicuranti- offrono loro riparo contro la calura. Il bosco si stende, silente e roccioso, rigoglioso di conifere, rivoli e laghi. Pendii scoscesi, solcati da cicatrici lasciate dal remoto strofinarsi dei ghiacciai, bendati tiepidamente da licheni, muschi e felci.  Gli aceri, bruciati dal proprio fuoco interno, fanno sfarzo di foglie in porpora, bronzo, viola, scarlatto, oro vecchio e ruggine. [Continua »]


Ironia vs. Epica?

ombrerosseSu Ombre rosse visto a scuola, tra epica e ironia – di Andrea Monda [apparso su Avvenire il 26 novembre 2009]

Diceva J.L.Borges che “anche se per motivi commerciali Hollywood ha resuscitato l’epica”. Il poeta argentino, che finché poté vedere fu ottimo critico cinematografico, si riferiva in particolare al cinema western che secondo lui aveva preso il testimone della lunga corsa del genere epico, il più antico dei generi letterari, corsa che dopo millenni di stradominio, si era arenata alla fine del ‘500 dopo l’Ariosto e il Tasso e con l’arrivo dell’ironia del Don Chisciotte di Cervantes. Quando interviene la parodia di un genere vuol dire che quel genere è giunto al suo canto del cigno. [Continua »]


Secare

Ex Titiana Debernardi charta Rosa Elisa Giangoia vertit.

Secare. Vel deprimere, contrahere, cultro percuotere, decurtare, frustatim concidere, aperire, evehere, intercludere, notare, minuere, demere, diminuire, non actuosum facere, falce metere, vulnerare, incidere, decussare, interscindere, laedere, perrumpere, metere, truncare, mutilare, transire, recidere, temperare, resecare, in pauca conferre, imminuere, formare, gradatim deducere, praetium deminuere, dissuere, lacerare, rarefacere, sulcum imprimere, subtrahere, frangere, comminuere, ungue notare, excludere, adimere, amputare, transire, findere, percurrere, morari, finem afferre, obstruere, detinere, minutius concidere, circumcidere, excidere, scindere, abscidere, urgere, obterere, delere, erigere, attollere, seiungere, interrumpere, miscere, confundere, dividere, exsculpere, radere, tondere, decurtare, rem multangulatam facere, serram ducere, putare, fustibus caedere.

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