"Spezzare le parole come un salvadanaio o un uovo di Pasqua per vedere che cosa c'è dentro" (François Varillon)
Riporto qui un brano tratto da un libro che ancora non esiste in italiano. Uscirà nel prossimo febbraio, introdotto da Quentin Dupont (che me lo ha fatto conoscere) e da me. E’ un libro antologico che rappresenta l’itinerario biografico, culturale e spirituale di François Varillon, un autore “forte”, da conoscere, da leggere. Per adesso ecco qui poche righe, giusto un assaggio… Il resto tra 5 mesi...
L’esperienza è l’essenziale, il punto di partenza di tutto. Ma, parlando di esperienza, bisogna spiegare che cosa s’intende. L’esperienza, ciò che i moderni chiamano il vissuto […]. Un vissuto che non ha riferimenti alla ragione è un vissuto animale. E la ragione, se non vuol essere alienante, deve essere colta a partire dall’esperienza. Il difficile è che la gente ha un’esperienza che la obbliga a porre delle domande, e una cultura insufficiente per la risposta che le viene data, una risposta che non li soddisfa. E’ un punto di vista più che una risposta, non bisogna essere presuntuosi. In fondo, la vita dello spirito è la riflessione sull’esperienza. L’esperienza è necessariamente il punto di partenza, e bisogna ritornarvi. Prendiamo un paragone: [Continua »]
Così scrive David Eugene Edwards dei 16 Horsepower. Un altro figlio di predicatori. Da Denver, Colorado, a 17 anni si sposa, viene cacciato e dannato dalla chiesa di famiglia, vaga per gli States suonando in vari gruppi e predicando una propria concezione del cristianesimo, finchè a Los Angeles negli anni ‘90 fonda i Sixteen Horsepower.
Ho intervistato il prof. Stefan Damian, che insegna Letteratura Italiana all’Università di Cluj Napoca in Romania e che ha tradotto in rumeno diversi poeti genovesi (Elio Andriuoli, Bruno Rombi, Margherita Faustini, Guido Zavanone).
Ci sono scorci (glimpses) di quest’estate che nelle prossime settimane vorrei condividere con il pubblico del Blog. Il primo ha a che fare con un viaggio in autostrada dal Trentino a Roma in cui io e Cecilia abbiamo improvvisamente deciso di deviare verso la Liguria per andare a trovare Elena Bono. Per chi non lo sapesse, Elena Bono, autrice di romanzi, racconti, poesie e di numerosi testi teatrali, è la più grande scrittrice italiana del dopoguerra, la più grande scrittrice italiana vivente (provate con il romanzo Come un fiume, come un sogno, il racconto lungo Una valigia di cuoio nero o con l’opera teatrale La grande e la piccola morte pubblicati dalla casa editrice Le Mani). Siamo giunti a Chiavari poco prima di cena ed Elena era sulla sedia su cui è costretta tutto il giorno per la malattia alle ossa che ormai la obbliga a dettare i testi delle opere a cui sta ancora lavorando malgrado tutto. Ci siamo fermati non più di un’ora, ma la dimensione temporale di questo breve incontro è scaturita dal fondo degli occhi di questa straordinaria scrittrice ormai giunta al crepuscolo della vita: lo sguardo vivo di chi sa che ogni storia (nella vita come nella letteratura che conta) si gioca tra due polarità, l’attesa fiduciosa di un compimento e l’abisso di chi sceglie di “essere precipizio a se stesso”, come afferma il protagonista del romanzo Come un fiume, come un sogno. La breve poesia che segue è tratta dall’Opera omnia delle poesie di Elena appena pubblicata dal suo piccolo editore di Chiavari.
by Kristin Kusanovich
“I want you to fall in loooove with Jesus”, voglio che vi innamoriate di Cristo, recita suadente, dal palco del Masquerade, un fumoso night club della periferia di Atlanta, Jay Bakker, mentre una giovane folla di punk-rokers, tossicodipendenti, alcolisti, homeless e skateboarders lo fissa rapita. In un angolo della platea, una bancarella vende magliette con lo slogan “religion kills”, la religione uccide.