Intervista a Eraldo Affinati

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Nel marzo 2007 BombaTv ha incontrato lo scrittore e giornalista Eraldo Affinati. L’incontro si è concentrato sull’esclusivo rapporto tra lo scrittore Affinati e la letteratura, seguendo le mappe tracciate nel libro recentemente edito per la Fandango dal titolo “Compagni Segreti”.

Abbiamo parlato con lui di letteratura, di lettori e dei percorsi di una vita trascorsa nell’attivismo continuo. È stato un lavoro entusiasmante grazie alla particolare disponibilità dello scrittore ed alla identificazione di un argomento a lui e a noi particolarmente caro.

Scrittore, giornalista e insegnante Eraldo Affinati nasce a Roma nel 1956.

Ha pubblicato, tra gli altri, Soldati del 1956 (Marco Nardi 1993), Bandiera Bianca (Mondatori 1995, Leonardo 1996), Il teologo contro Hitler, Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer (Mondadori, 2002),Compagni Segreti (Fandango 2006), Il nemico negli occhi (Mondadori, 2001) e Campo del sangue(Mondadori, 2000), quest’ultimo finalista ai Premi Strega e Campiello. Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern Storie dall’Altipiano (I Merdiani-Mondadori 2003).

Vive a Roma e insegna letteratura alla Città dei ragazzi.


O Qoelet

https://www.youtube.com/watch?v=t9Og28d1R-o

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“Vanità delle vanità” dice Qoelet. “Tutto è vanità”; non c’è niente di nuovo sotto il sole, quello che è stato sarà di nuovo e quello che è si ripeterà.

Abbiamo pensato che c’è una città, con la sua gente, che vive queste e le altre parole del vecchio saggio Qoelet. Questa città è Napoli, con il suo bel golfo di mare blu che in realtà giace sopra un enorme lago di fuoco sotterraneo, potente quanto il vesuvio che esploderà un giorno o l’altro.

“Tutti i fiumi vanno a mare”, fiumi di acqua, fiumi di gente, fiumi di persone che vivono la giornata aspettandosi solo quello che darà in quello stesso giorno. C’amm’a’fa’: adda passa’ a’nuttata.

La saggezza di Qoelet ci ricorda quella dei tanti anziani che a Napoli passano quasi tutta la giornata seduti su una sedia fuori dal loro “basso”, la casa che si affaccia direttamente in strada, conversando e lasciando che il giorno scorra. Perché agitarsi tanto? Tutto è vanità. Tutto passa, portato dal vento. E il vento soffia, e soffia ancora, e ‘ncoppa ai giri sui turn’a sciosscia’. Vanità delle vanità, vento di vento.

I traghetti che da Napoli vanno alle isole sono l’emblema dello spirito del Qoelet: passano, ripassano, ripassano, avanti e indietro e cosi’ via tutti i santi giorni…

E tutto quello che è stato, bello, buono, cattivo o dolce, ritorna al mare, e si spegne alla fine.

Abbiamo provato a riesprimere questi ed altri sentimenti del vecchio Qoelet “traducendo” il testo della Bibbia in napoletano. L’abbiamo ascoltato, recitato, e l’abbiamo “visto” nelle immagini forti di questa città tra code, corse, panni stesi nei vicoli dei quartieri spagnoli, pattumiere, graffiti, musica, autobus perennemente fuoriservizio, case in perenne restauro, mare, vento, sole, tramonti, albe, notti e giorno.

Ne abbiamo fatto una video-poesia che unisce la Sacra Scrittura con una realtà molto reale, un documento che possa emozionare ancora ed in un certo qual modo travalichi alcuni confini.

“O Qoelet” è stato realizzato da quattro studenti della Facoltà Teologica di Napoli – San Luigi, come elaborato del corso sui libri sapienziali (tra cui appunto il Qoelet).

La fotografia è stata curata da Alessandro Viano, un giovane gesuita di Torino con la passione dell’immagine. Eraldo Cacchione, uno gesuita originario di Milano, si è divertito a montare il pezzo col suo Mac. La voce fuori campo in napoletano è quella di Rosario Antignano, seminarista della diocesi di Acerra e consumato attore di teatro.

L’ideazione e la regia è stata invece opera di Giuseppe Zito, gesuita laureato in Film Production presso la Loyola Marymount University di Los Angeles e già regista di corti in video e pellicola che hanno partecipato e vinto premi in vari festival italiani e statunitensi.


Intervista a Fabrizio Valletti, S. J.

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Scampia è il più degradato e problematico quartiere delle periferie di Napoli. Un territorio dominato dalla criminalità organizzata e sostenuto da un’economia fondata sul traffico di droga. In questo luogo, socialmente e culturalmente tra i più arretrati del nostro Paese, Padre Fabrizio Valletti s. j. e alcuni volontari hanno fondato il Centro culturale “Hurtado”, l’avamposto di un progetto di formazione culturale e di avvio al lavoro per i giovani di Scampia promosso dai padri gesuiti.

BombaTV si è recata sul posto il 5 gennaio 2007 in occasione della consegna ufficiale di 800 libri donati dalla Coop Adriatica al Presidio del Libro di Scampia che vive presso la biblioteca del Centro “Hurtado”.

L’intervista a Fabrizio Valletti è una testimonianza viva e precisa sulla realtà di Scampia e sull’azione del Centro “Hurtado”.

Per saperne di più: 


L'esperienza come ambiente

Oggi si parla molto di “esperienza”, di “fare esperienza”. Io sono appena tornato da un mese in California. Mi verrebbe da dire che ho vissuto una bella esperienza. Ed e’ cosi’. Ma dicendo questo non voglio dire (soltanto) che mi sono divertito. Voglio dire altro. Il fatto e’ che, nonostante si parli molto di “esperienza”, questa dimensione dell’esistenza umana sembra in realta’ decisamente in crisi.

Sembra che oggi non si senta alcun bisogno di fare esperienza: non soltanto essa e’ svalutata come fonte di autorita’ e saggezza, ma al suo posto sembra subentrare una condizione fantastica (o meglio l’illusione di una condizione fantastica), senza tempo e senza eta’, in cui possiamo in ogni momento scegliere cio’ che ci pare e poi tornare indietro a piacimento. Io non posso tornare indietro da cio’ che ho vissuto in California, se veramente ho fatto lì una “esperienza”.

Ogni cosa per molti oggi e’ a tempo determinato: dal lavoro agli affetti. Tutto si puo’ (e anzi si deve) cambiare: una condizione in cui tutto ci appare controllabile e sostituibile. Fatta un’esperienza, oggi si crede che si possa tornare indietro sempre e comunque: essa si riduce a semplice “esperimento”. Nulla sembra lasciare tracce: la simulazione batte il reale per la sua piu’ ampia potenzialita’ e il suo basso livello di rischio. Tuttavia cio’ che il soggetto crede di padroneggiare viene neutralizzato, diventa qualcosa di inerte, di spento. E invece la California in me e’ “viva”.

E’ vero, la realta’ e’ insicura: essa non garantisce il riparo dalle ferite e dai sentimenti negativi. E’ come conoscere una persona o, ancor di piu’, innamorarsene. Ma solamente se accettiamo il fatto che non si può padroneggiare la realta’, riusciamo ad afferrare qualcosa di questa realta’, della vita. E la vera esperienza non e’ mai quella che progettiamo di affrontare, secondo i nostri modi e i nostri tempi, ma e’ qualcosa che ci supera e ci sorprende. Qualcosa nella qule ci troviamo immersi, un vero e proprio “ambiente di vita. L’esperienza pero’, bisogna aggiungere, non e’ l’accumulo di sensazioni provate legate all’oggetto o alla situazione o alla persona che abbiamo davanti: esse potrebbero essere finte, cioe’ indotte da simulazioni.

La vera esperienza invece implica l’intelligenza delle cose, la domanda sul senso di cio’ che si vive, il giudizio. Questo vale anche per l’esperienza della letteratura e dell’espressione creativa.

La letteratura e l’espressione di cui si parla in BombaCarta dovrebbe essere qualcosa di irreversibile, capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita, la propria esperienza umana.


Ogni casa ha bisogno di un balcone

Ci sono libri che aprono porte su nuovi mondi, che fanno esclamare “ohhh” per la sorpresa e il piacere di conoscere. Non si tratta solo di saggi. Anzi a volte i saggi possono essere noiosi e indurre al gioco di scoprire quale ideologia sostenga l’autore. Quando invece è un libro di narrativa che non solo sorprende piacevolmente per la scorrevolezza, per la storia coinvolgente che insieme commuove e fa sorridere ma anche perché ricombina e rafforza elementi di conoscenza, puoi davvero dire di non aver perso tempo, anzi quel libro ti guiderà nel riconoscere in futuro un buon libro. [Continua »]


Radiance

There are two words that struck me today: radiance and joy. I would like to ask you if there is joy and radiance in your life. When did your life become radiant? Radiant means “that have rays”, means that it’s able to reach others and to looks brilliant, shining as light. When does our face become radiant?

In my opinion when our face is lighted by someone or something else out of us and lights a light into us that comes out from our deepest self. It’s a meeting of two lights. Our [Continua »]


Gas-o-line n° 70 – Luglio 2007

GasolineCari Bombers, è stato pubblicato sul sito il nuovo numero della e-zine di BombaCarta: il numero 70 di Gas-o-line.

Lo trovate, come al solito insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line all’interno del sito: https://bombacarta.com/gas-o-line/.

Il numero di questo mese contiene le seguenti rubriche:

  1. L’Editoriale, di Antonio Spadaro con la versione latina di Rosa Elisa Giangoia
  2. Poesie, di Annamaria Bonfiglio
  3. i Racconti del mese, di Manuela Perrone e Toni La Malfa
  4. Critica letteraria, di Rosa Elisa Giangoia
  5. BombaCucina, di Rosa Elisa Giangoia

Un saluto a tutti e buona lettura!