Scelte
“O la borsa, o la vita!” minacciano il Gatto e la Volpe incappucciati, cercando di derubare il povero Pinocchio nella versione musical della fiaba. Il burattino, terrorizzato e preso alla sprovvista, risponde: “Quale borsa, quale vita!”
Di fronte ad un aut aut così improvviso e perentorio, l’unica risposta che Pinocchio ha è la confusione: in una situazione complicata in cui è in ballo la sua stessa vita, si ritrova senza scampo nell’impossibilità di scegliere. D’altronde, era giunto al “Campo dei Miracoli” con la cieca convinzione di essere sulla strada per cambiare definitivamente ogni cosa; poco prima che calassero le tenebre, nel crepuscolo della sera, cantava: “Questa notte è perfetta e cambia la vita mia”, sognando una vera e propria notte dei miracoli, per poi scontrarsi poco dopo con una realtà fatta di inganno, avarizia e crudeltà, in una situazione completamente estranea alla sua percezione del mondo.
Insomma, possiamo ben capire il suo totale spaesamento di fronte a una minaccia di morte; non è certo facile trovare la risposta giusta, la scelta migliore, sottoposti a una pressione del genere. Lo sa bene Sherlock Holmes quando, nella serie televisiva della BBC, si ritrova a dover scegliere tra la vita di John, il suo migliore amico e quella di suo fratello Mycroft: secondo le regole del gioco che i tre sono costretti a giocare, la scelta è e può essere solo binaria e per cinque lunghi minuti sembra non poter essere altro. [Continua »]

Esistono per davvero esseri umani che pensano che le fiabe facciano male ai bambini. (…) Una signora mi ha scritto un’onestissima lettera in cui afferma che le fiabe, fossero pure vere, non dovrebbero comunque essere insegnate ai bambini. Sostiene che sia crudele raccontare loro le fiabe, perché li spaventano. Allo stesso modo allora potremmo considerare crudele il dare alle ragazze romanzi sentimentali, perché le fanno piangere.
La figura del risolutore di enigmi sembra avere una fortuna intramontabile nella produzione letteraria (e includo nella definizione anche cinema e fumetti).
“L’acziavimas è una cerimonia che, una volta iniziata, si protrae per tre o quattro ore, e si concretizza in una danza ininterrotta. Gli ospiti formano un grande anello tenendosi per mano e, quando la musica si avvia, iniziano a muoversi in un cerchio. Al centro si erge la sposa e, uno a uno, gli uomini entrano nel cerchio e danzano con lei. Ognuno balla per diversi minuti, finché gli pare e piace, ma è un procedimento molto allegro, con risate e canti, e non appena il ballerino ha finito, si ritrova faccia a faccia con Teta Elzbieta che gli porge il cappello. Dentro il cappello il ballerino lascia cadere una somma di denaro, un dollaro, o forse cinque, a seconda di quanto può ma anche del valore che attribuisce al privilegio di aver ballato con la sposa. Tutti gli ospiti sono tenuti a pagare per questo spettacolo; (…) del resto, le somme che se ne vanno via per organizzare una festa del genere non sono uno scherzo. Ammontano certamente a più di duecento dollari e forse anche trecento, e trecento dollari è più di quanto percepisca all’anno la maggior parte di queste persone presenti nella sala.
In uno dei tanti futuri possibili tratteggiati dalla serie tv Netflix Love, Death & Robots si muove Zima Blue, uno strano e geniale artista disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. Anche in un mondo fantascientifico in cui è possibile viaggiare tra galassie e modificare a piacimento il proprio corpo aggiungendovi elementi meccanici, l’artista è pur sempre un artista e il suo scopo non può che essere la ricerca del significato dell’esistenza e la costruzione di senso. La voce della narratrice ci informa che:
A fine settembre, quando gran parte dei vacanzieri era rientrata alla base, siamo riusciti a ritagliarci alcuni giorni in Sicilia. Quando si dice “barocco siciliano” si pensa subito a Modica e alla val di Noto, ma anche nella punta occidentale si incontrano esempi straordinari. Una scoperta inattesa è stata Casa Professa, la chiesa del Gesù di Palermo, anche se la più inaspettata l’abbiamo incontrata a Mazara del Vallo. La chiesa di san Francesco è di dimensioni molto ridotte, e forse proprio per questo l’impatto è maggiore: un solo colpo d’occhio riesce ad abbracciare i turbini di gesso e i vortici di colore che l’ammantano. Ma c’è una seconda sorpresa. Dopo l’ebbrezza frastornante del primo sguardo, se si guarda più da vicino l’angelico labirinto, si scopre un genuino pressapochismo. Stucchi sbozzati, affreschi dirozzati, ampie zone rovinate… come hanno potuto forme tanto fragili farci provare una vertigine di armonia? Certamente «l’insieme è superiore alle parti», come ama dire papa Francesco, perché la complessità non si lascia ridurre alla mera somma delle parti. L’assioma vale per ogni organismo vivente, anche se forse non per i meccanismi che, se perfettamente riassemblati, ripristinano interamente le proprie attività.