Responsabilità dello sguardo

Settembre 2019: alcuni Bombers organizzarono un’uscita domenicale. Una passeggiata per scattare foto ad una Roma ancora sonnacchiosa e intorpidita dagli ultimi calori estivi. La passeggiata culminò nella visita ad una mostra, “Una diversa bellezza” al Museo di Roma in Trastevere.
La notizia di per sé è una semplice nota a margine, ma funzionale – per chi come me è un inesperto totale del mondo della fotografia – da un lato per raccontare una delle attività di BC (o almeno la volontà non del tutto espressa di dare una forma più concreta ad un’idea) e dall’altro per soffermarsi su un tema che spesso si è affacciato negli interventi alle nostre Officine e nei contributi su questo blog: l’atto del guardare. Parlare semplicemente di sguardo sarebbe ed è riduttivo. Così come parlare di fotografia, della scrittura della luce come diretta conseguenza di quell’azione.
La mostra dedicata al fotografo Emiliano Mancuso, prematuramente scomparso, è un ottimo punto di partenza per sviluppare una serie di concetti che non troveranno forse organicità, ma probabilmente stimoleranno riflessioni.

Valerio, 2012 © Emiliano Mancuso
Molto tempo fa un’amica mi ha raccontato la sua personale valle di Baca. Letteralmente il luogo del pianto. Un luogo in cui ritrovare forza e direzione. Un luogo da trasformare in fonti e da ricoprire della benefica pioggia d’autunno, come menziona il Salmo 84.
Il 23 settembre si combatte la battaglia di Salamina, è stipulato il Concordato di Worms, sono fondate la Repubblica di Salò e la Nintendo. Nascono Ottaviano Augusto, Kublai Khan, Alberto Asor Rosa e Ray Charles. Muoiono Beatrice d’Aragona, Vincenzo Bellini, Sigmund Freud e Pablo Neruda.
Lo spoiler è un’informazione su un’opera che arriva al pubblico prima dell’effettivo contatto con essa: una profanazione e un’anticipazione. Per rendersi conto del valore decisamente negativo di cui si è caricato questo termine negli ultimi tempi, si deve considerare la convergenza di due fattori tra loro strettamente connessi: da un lato il valore fondamentale della “suspense”, che negli ultimi decenni è cresciuto enormemente, specialmente con il progredire delle arti audiovisive, ma che in effetti esisteva già da tempo con i romanzi a puntate; dall’altro il progredire del progresso tecnologico che ha investito le comunicazioni, velocizzandole enormemente. Per ironia della storia negli ultimi decenni sono cresciute le occasioni del “rimanere in sospeso” ma parallelamente sono cresciute le possibilità di “spoilerare”. Basta guardare la proliferazione esponenziale di serie televisive e saghe cinematografiche e il corrispettivo diffondersi virale di spoiler all’uscita di ogni nuovo episodio. Scatta in quei periodi di “avvento” un istintivo meccanismo di corsa ai ripari, di isolamento e quarantena dal mondo, soprattutto da quel mondo, per fortuna ancora di nicchia, popolato da famelici, insonni e sempre aggiornatissimi divoratori di serie. Di qui il successo delle serie in quarantena: il pericolo di spoiler è ridotto.
Nel 1975 la cantante più reggae dell’allora panorama musicale italiano, 
Numerose sono le accezioni del termine “fantasia”. La definizione più neutra collega il vocabolo alla capacità, propria della mente umana, di creare immagini e rappresentarsi qualcosa, che sia corrispondente o meno alla realtà. Quest’ultimo inciso è in parte rivelatorio della sfumatura più comune che solitamente vien data alla parola “fantasia”, ovvero quella che la vorrebbe quale sinonimo di “invenzione”.