Fuori dall’Impero
La classica separazione (e opposizione) tra scienze naturali e scienze umane si basa sulla differenza che vi sarebbe tra spiegazione e comprensione del mondo.
Le prime si occuperebbero di fornire una spiegazione della realtà (intesa come un insieme di concatenazioni causali prive di senso intenzionale) in termini di esattezza e certezza, le seconde si occuperebbero di comprendere, attraverso interpretazioni storico-ermeneutiche, la realtà composta da processi intenzionali e interazioni umane. Se questa distinzione già da tempo appare agli studiosi come estremamente problematica (comprendere anche solo un passaggio della storia del pianeta impone una visione trasversale sulle interazioni tra mondi animali, mondi umani, mondi microbici, così come appare evidente la commistione tra causalità e casualità nel susseguirsi degli eventi, anche naturalistici) oggi, questa separazione, appare ancora più priva di significato.
L’idea di poter delimitare la storia al solo ambito delle azioni umane volontarie e, in modo complementare, l’idea di poter comprendere in modo esatto e certo, ponendoci come osservatori disincarnati, la natura che ci circonda, appare sempre più inconcludente. Abbiamo oggi ancora di più la consapevolezza del fatto che, così come i processi storici non sono riducibili alle azioni intenzionali di chi vi ha preso parte, così anche i fenomeni e processi naturali non possono essere ridotti ad uno schema causaldeterministico impermeabile alle interazioni con l’ambiente di più elementi: anche solo per capire come avvenga l’ormai noto fenomeno dello “spillover”, il salto di un patogeno da una specie ad un’altra, è impossibile non considerare aspetti socioeconomici, demografici, storici, oltre che meramente biologici e naturalistici. [Continua »]
C’è un gesto che, dalla metà degli anni ’60, rappresenta la lotta e la vittoria sulla violenza: porgere un fiore a chi punta un’arma.
Stare al passo con i tempi. Con questa espressione viene spesso indicata la condizione necessaria per adeguarsi alle evoluzioni della società, essere in grado di aggiornarsi ai mutamenti del contemporaneo, procedere alla stessa velocità del tempo presente. Mi viene in mente un batterista che segue i rintocchi dettati dal metronomo per evitare di andare fuori tempo. La difficoltà di rincorrere il tempo caratterizza il nostro presente, compresso tra un passato in cui oziosamente ci sentiamo a casa (e che spesso non vuole passare, e ci perseguita) e un futuro esigente, carico di aspettative e cambiamenti imprevedibili. I rintocchi del metronomo scandiscono quotidianamente l’ordine temporale entro cui siamo costretti. Ma cosa succederebbe se decidessimo, deliberatamente, di andare fuori tempo?
“E prostratisi, lo adorarono”: l’evangelista Matteo (2, 1-16) racconta così, con magnifica semplicità, la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
