Partenza da un mattino freddo

Riceviamo da Francesco Scaramuzzi e pubblichiamo una lettura di Partenza da un mattino freddo, Antonio Seccareccia, Perrone editore, 2007.

Sono due i motivi che mi hanno spinto a leggere questo libro, dopo aver assistito a una sua presentazione poco tempo fa nell’Aula Comunale di Frascati.
Il primo è che ho conosciuto Antonio Seccareccia: era un libraio – direi “il libraio” – di Frascati, e colpiva, frequentandolo, la evidente passione per i libri, con i quali viveva quasi in simbiosi.
Il secondo motivo è l’aver scoperto che il libro parlava della sua esperienza iniziale, buona parte della quale si svolgeva durante la seconda guerra mondiale a Bari, la città nella quale sono nato ed ho vissuto gli anni della guerra. [Continua »]


Provocazioni di una lettrice un po’ snob

Fino a pochi anni fa le librerie erano i posti dove mi trovavo meglio. Tutte le librerie, di qualunque città. Era praticamente impossibile per me entrare in una libreria ed uscirne senza aver comprato niente.
Adesso, invece, è tutto il contrario.
Mi capita sempre più spesso, infatti, di girare tra gli scaffali e i reparti delle librerie senza trovare niente che mi attiri.
E dire che sono una lettrice forte.
La cosa, lo confesso, mi preoccupa. [Continua »]


Ma che significa «vacanza»?

Siamo già al mare o in montagna o forse in città, ma più rilassati. Chi non lo è ancora si accinge ad esserlo, o almeno si augura di esserlo o almeno desidera esserlo. E magari abbiamo con noi qualche buon libro.

L’estate è il tempo delle vacanze! Ma che significa «vacanza»? Per sè significa giorni di vuoto, giorno di vuoto o di assenza. La vacanza ha a che fare con il vuoto. Gli inglesi ci aiutano e ci dicono che questa vacanza è holy, santa: holiday è il termine da loro utilizzato. Ma senza gli inglesi sulla nostra vacanza il vuoto stenderebbe la sua ombra minacciosa. Vacanza da che cosa? Vacanza dall’impegno per recuperare una parte di sè perduta. Così noi tutti speriamo. L’unica cosa che possiamo auguraci in più rispetto a questo è di vivere in pieno una esperienza di vita senza che si tramuti in puro «esperimento» passeggero.

Nonostante si parli molto di «esperienza», questa dimensione dell’esistenza umana sembra in realtà decisamente in crisi. Oggi sembra che non si avverta più alcun bisogno di fare esperienza. La si è svalutata come fonte di autorità e saggezza, e al suo posto sembra subentrare una condizione fantastica in cui possiamo in ogni momento scegliere ciò che ci pare e poi tornare indietro a piacimento. Tutto si può (e anzi si deve) cambiare: una condizione in cui tutto ci appare controllabile e sostituibile.

Fatta un’esperienza, si crede che si possa tornare indietro sempre e comunque: essa si riduce a semplice «esperimento». Nulla sembra lasciare tracce in noi: la simulazione batte il reale per la sua più ampia potenzialità e il suo basso livello di rischio. Tuttavia ciò che il soggetto crede di padroneggiare viene neutralizzato, diventa qualcosa di inerte, di spento. Ciò ha delle conseguenze emotive e affettive preoccupanti. Si ha timore della realtà «nuda e cruda». In un mondo che fa paura, ha buon gioco tutto ciò che è simulato, capace di stare sotto controllo, reversibile.

Ma tutto ciò rende l’uomo affettivamente ed emotivamente fragile. La realtà è insicura: essa non garantisce il riparo dalle ferite e dai sentimenti negativi. Solo se accettiamo il fatto che non si può padroneggiare la realtà, riusciamo ad afferrare qualcosa di questa realtà, sfuggendo al trionfo del relativo.

Questo vale anche per l’esperienza della letteratura. La letteratura è qualcosa di irreversibile, capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita, la propria esperienza umana. E la vera esperienza non è mai quella che progettiamo di affrontare, secondo i nostri modi e i nostri tempi, ma è qualcosa che ci supera e ci sorprende. La letteratura è sorprendente.

Attenzione, quindi! Il libro che stiamo leggendo sotto l’ombrellone, se è vera letteratura, potrebbe cambiarci la vita.


Letture e riletture: Sotto il sole giaguaro (Calvino)

Sotto il sole giaguaro” di Italo Calvino

Discutiamo tra amici di conoscenza degli oggetti attraverso i sensi, i cinque sensi, precisa uno di noi, facendo notare come spesso ci limitiamo alle sensazioni che uno solo di essi ci offre, l’orecchio o l’occhio, dimenticando le importanti informazioni che ci possono venire dal tastare un oggetto, sentirne l’odore, assaporarne il gusto. Ricordo improvvisamente un libro di Italo CALVINO, Sotto il sole giaguaro, edito da Garzanti, a poco meno di un anno dalla morte dello Scrittore, nell’aprile del 1986, che sono stata invitata a presentare nel novembre dello stesso anno: si stupiscono per il titolo ed io ricordo l’attenzione e la meraviglia delle -quattro- persone presenti, prese dalla magia del libro, che spero di poter comunicare ancora. [Continua »]



Gas-o-line n° 69 – Giugno 2007

GasolineCari Bombers, è stato pubblicato sul sito il nuovo numero della e-zine di BombaCarta: il numero 69 di Gas-o-line.

Lo trovate, come al solito insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line all’interno del sito: https://bombacarta.com/gas-o-line/.

Il numero di questo mese contiene le seguenti rubriche:

  1. L’Editoriale, di Antonio Spadaro con la versione latina di Rosa Elisa Giangoia
  2. Poesie, di Annamaria Bonfiglio
  3. i Racconti del mese, di Manuela Perrone e Toni La Malfa
  4. BombaCucina, di Rosa Elisa Giangoia

Un saluto a tutti e buona lettura!


Quando la fede diventa poesia…

di Rita Lia 

Esiste un mezzo che risulti più efficace per partecipare ad altri la bellezza di un’esperienza se non quello del linguaggio poetico?”. Così si esprime Don Antonio Staglianò nell’introduzione (Col cuore grato) alla sua ultima fatica poetica e teologica: la raccolta di poesie e riflessioni dal titolo “Terra di ogni terra madre” (Edizioni Pubblisfera).
Un’esperienza-evento col suo carico di emozioni struggenti è stata per l’autore il viaggio in Terrasanta, “là dove ogni uomo può dire “qui io sono nato”.
Fin dalla copertina con i simboli delle tre grandi religioni monoteistiche professate in quella terra, è un continuo riandare con la memoria intrisa di commozione e passione “viva, calorosa, ardente” alla figura di Gesù di Nazaret. Quel Gesù che in veste umana abitò e visse quegli orizzonti, quei paesaggi, quegli ampi spazi di libertà. [Continua »]