Via Varsavia
Io sono di parte, lo dico subito.
Col regista di questo film ci ho lavorato e conosco molti degli attori che hanno partecipato al progetto.
Sono di parte perché so cosa significhi girare un film senza un budget decente, quanto sia difficile trovare bravi attori, delle location e un cast tecnico di alto livello senza una grande produzione alla spalle.
Certo, questo film è co-prodotto e distribuito da Cecchi Gori Home Video (come i precedenti del regista: La ricreazione e Tuttotorna), ma rappresenta principalmente il lavoro di una piccola casa di produzione, Le cose che so di me, nata da soli tre anni.
Nonostante tutto questo, però, credo di poter essere abbastanza obiettiva nel giudizio su Via Varsavia. [Continua »]
di María Zambrano
Il saggio Una tragedia negata di Demetrio Paolin si espone ad un rischio molto particolare, e cioè che il lettore si soffermi più sull’elemento di novità estrinseco presente nelle modalità di pubblicazione che lo caratterizzano, che sul merito delle tesi in esso svolte. Si tratta, infatti, di un libro virtuale, pubblicato esclusivamente sul sito internet della sua casa editrice Vibrisselibri e da esso liberamente scaricabile per la lettura. L’editrice, che ha esordito con i primi due testi nel novembre scorso (e l’altro, guarda caso, è un romanzo, L’organigramma di Andrea Comotti, dal tema – piazza Fontana e dintorni – contiguo al saggio di cui parliamo), sta in pieno realizzando quanto preconizzato solo pochi mesi or sono da Antonio Spadaro, che nel suo Connessioni esplorava le straordinarie possibilità di diffusione della cultura offerte dalla rete, non tacendo per altro di alcuni nodi critici ancora irrisolti. Se uno degli intenti è anche la promozione di una successiva diffusione in forma cartacea, a seguito dell’acquisto da parte di case editrici tradizionali,
«Un libro, finché non lo si legge, è solamente essere in potenza, tanto in potenza quanto una bomba che non è scoppiata. Ogni libro deve avere qualcosa della bomba, dell’avvenimento che attuandosi minaccia e mette in risalto, benché solo colla sua vibrazione, la falsità. Come chi lancia una bomba, lo scrittore scaglia fuori di sé, dal suo mondo e, pertanto, dal suo ambiente controllabile, il segreto trovato. Non sa l’effetto che sta per determinare, che sta per scaturire dalla sua rivelazione, né può dominarlo colla sua volontà. Perciò è un atto di fede, come collocare una bomba o appicar fuoco a una città; è un atto di fede, come lanciarsi su qualcosa la cui traiettoria non è da noi controllabile».
Una delle grandi novità dell’ultimo convegno promosso dall’associazione “Pietre di scarto” a Reggio Calabria è stata di organizzare alcuni laboratori di scrittura e di lettura nelle scuole. A me è stato chiesto di incontrare due classi del Liceo Classico “Campanella”. Il primo laboratorio si è svolto nella nobile sede principale del liceo mentre il secondo è avvenuto nella “succursale” della scuola alla periferia della città, un casermone anonimo della peggiore edilizia popolare. I ragazzi erano stipati in un’aula spoglia e sporca, i muri zeppi di scritte, la lavagna storta, uno straccetto da cucina per cancellino, una cattedra pericolante (quando mi ci sono appoggiato stavo per finire per terra) e una stufetta elettrica in un angolo che faceva finta di riscaldare l’ambiente. Mentre la professoressa presentava l’autore televisivo venuto da Roma per la lezione di scrittura creativa avrei voluto dire ai ragazzi: cosa ci fate qui? Cosa avete fatto per meritarvi tanto degrado? Come potete essere educati alla bellezza e all’amore per la vita in un luogo che sembra fatto appositamente per offendere la vostra dignità?