E raccontando e raccontandomi
Giorno 29 marzo 2007, ore 16.30, Reggio Calabria, in una sala di luce chiarissima inizia il IV Convegno Nazionale sulla Letteratura. L’Associazione reggina Pietre di Scarto e la Federazione Bombacarta gli organizzatori. Una piccola delegazione dell’Associazione Le Madie/Cutro,Crotone – cinque in tutto – era presente.
All’emozione di rivedere volti conosciuti si aggiunge un gusto di familiarità. Le associazioni, tutte, federate a Bombacarta, si leggono tra loro attraverso una mailing list. L’occasione del convegno ha consentito quasi un automatismo: legare l’ultimo messaggio letto, al volto dell’autore. Possibilità che dava qualcosa di più a quel volto, qualcosa di più al messaggio. Il vecchio scatolone non basta a veicolare una comunicazione esaustiva, che necessita sempre [Continua »]
Dopo l’interrogativo iniziale A che cosa serve la letteratura?, la ricerca sui rapporti tra Realtà e fantasia nella letteratura e l’attenzione al Mistero di scrivere, il quarto convegno affronta il tema del racconto che “comincia con la storia stessa dell’umanità”. Non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti, perché, come dice Karen Blixen, “essere una persona è avere una storia da raccontare”. Diamo di seguito il programma del Convegno: chi è interessato a seguirne i lavori può rivolgersi per informazioni alla segreteria del Convegno, ai numeri sotto indicati.
«L’Africa – Madre della Vita – sembra aver trovato dimora nel cimitero», scrive Filomeno Lopes, filosofo della Guinea Bissau, mettendo a fuoco le condizioni attuali del martoriato continente, nel suo Filosofia senza feticci, pubblicato dalle Edizioni Associate. I «dannati della terra», oltre a guerra, fame e malattia, devono oggi combattere con un’interpretazione insistita che vede nell’Africa Saccheggiata prima delle materie prime, ridotta in schiavitù, azzerata nel pensiero; bloccata poi in un’astrazione geografica e in categorie folkloristiche mummificate, l’Africa intende ora scrollarsi di dosso ogni retaggio dell’odiosa colonizzazione fisica e mentale di marca occidentale. Il mito, duro a morire, del buon
It was in the evening of 17th March 2007, when the climate was cool, I had a walk to our famous square Monteverde. I carried with me a book: “A che cosa serve la letteratura” by Antonio Spadaro, to which I intended to read a chapter on literary intelligence. Reaching to the square I looked for a suitable place free of noise, with sufficient light and comfortable bench, so as to explore my text. I was concentrated enough, with poses after every subtitle. Poses endowed me with moments to experience myself in relation to the literature I was reading and also to listen different voices from the square. There was a group of old pensioned people in another angle with different newspapers reading and exchanging views of what each was experiencing from the reading. Their