Millecinquecento. La lucida follia degli utopismi

«In principio era il Caos, e il Caos era presso Dio, e il Caos era Dio – la realtà»: comincia così Kristus, l’ultimo romanzo di Robert Schneider (Neri Pozza, 2006, pagg. 550). Anno 1500: la follia regna sull’Europa, sprofondata in una schizofrenia sociale tra l’ordine agognato e la tragicità del presente. L’ottimismo umanistico naufraga, come testimoniano Il vascello dei pazzi di Sebastian Brandt (1494) e l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam (1509), mentre torna alla ribalta il millenarismo. Nuovi spiritualisti recuperano il progetto della Città utopica. Alcuni la teorizzano, altri tentano di realizzarla. Ed ecco Utopia di More (1516), la Ginevra di Calvino (1541), La Città del Sole di Campanella (1603) e soprattutto Münster, roccaforte degli anabattisti (1534), proclamata nuova Sion, eppure così simile a una tela di Jeronimus Bosch. [Continua »]


Qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato è un film che fa riflettere sulla qualità della vita sociale nel nostro tempo, mettendo in luce le manie, le paure, l’individualismo e la solitudine che tendono ad ingoiarci, sottolineando che l’inaridimento verso cui potremmo andare si può sfuggire solo amando per primi.

Questo dialogo alla fine del film mi piace molto perché è una dichiarazione d’amore fatta in un momento cruciale in cui lei sta pensando che la storia non funzionerà, ma lui, malato psichiatrico che per lei ce la sta mettendo tutta per vincere se stesso riesce [Continua »]


Apre BombaTV

Apre oggi BombaTV, il laboratorio di produzione audiovisiva della Federazione BombaCarta che si aggiunge al BombaPod, il podcast aperto nel dicembre 2005.

BombaTV è il Laboratorio di produzione di audiovisivi della Federazione BombaCarta: interviste ad artisti, operatori culturali e altri testimoni privilegiati, ma anche documentari e spot su esperienze di rilevanza culturale e sociale.

BombaTV si ispira al Manifesto di impegno culturale e creativo di BombaCarta e, pertanto, non è un anonimo contenitore di filmati o un mero fatto tecnico di raccolta e montaggio del materiale. La produzione degli audiovisivi è innanzitutto un lavoro comune di studio, approfondimento e discussione dell’esperienza da descrivere e interpretare attraverso i filmati.

BombaTV è aperto a chiunque voglia coinvolgersi in uno spirito di servizio e amicizia.

La prima puntata propone un’intervista a Fabrizio Valletti S. J., fra i fondatori del Centro Hurtado di Scampia.


La fantasia: evasione o visione?

Flying Lessons, Robert & Shana ParkeHarrisonQuando un artista compone un’opera, essa è frutto della sua libera fantasia o di uno sguardo attento su ciò che lo circonda? La realtà è semplicemente uno «spunto» per i suoi voli fantastici? Quale rapporto esiste tra la realtà e la fantasia, soprattutto nel campo della creatività letteraria?

Leggiamo alcuni brevi e splendidi versi di Giovanni Pascoli che così fotografano un lampo:

E cielo e terra si mostrò qual era: / la terra ansante, livida, in sussulto; / il cielo ingombro, tragico, disfatto: / bianca bianca

[Continua »]


Cineraceus color

traduzione latina dell’editoriale realizzata da Rosa Elisa Giangoia

Hodierno die caelum Romae subnubilum est. Mirum est. Cineraceus caeli color Romae solitus non est. Romae igniti colores, praesertim ruber latericius, sed etiam interdum caeruleum supra Quirinalem, soliti sunt. Sed non huius oscuri caeli color cineraceus. Caelum plumbeo colore. [Continua »]


Pardini. Sul sentiero per il bosco sacro

Editi da Mondadori ma ormai irreperibili da anni, i racconti e i romanzi di Pardini vengono ora ripubblicati dall’anconetano peQuod, attento a ripristinare l’originalità linguistica di questo autore amato già da Natalia Ginzburg e Cesare Garboli. Si comincia con Il falco d’oro (pagg. 188, euro 14,00), la raccolta che lo fece conoscere al grande pubblico. I periodi di Pardini sono precisi e duri, seguono il faticoso ritmo del maniscalco che forgia un mondo senza nulla nascondere, né secrezioni organiche né l’aggressività più inumana e sanguinaria. Pagine ruvide e oneste come la roccia, le sue: l’occhio vi s’inerpica, le scala, sosta sui vocaboli che sporgono, vi s’incunea e riparte verso la vetta. Una scrittura materica come [Continua »]


Rosella Postorino, uno scrittore nella stanza di sopra

Mi illudo spesso che le prime righe di un romanzo non siano importanti, che non si capisca tutto fin dall’inizio. Che venti pagine dopo si scoprirà una grande scrittura, che è solo colpa mia se non ci arrivo. In realtà, so bene, uno scrittore si scopre subito, fin dalle prime frasi, dalle prime parole.

La stanza di sopra, PostorinoRosella Postorino ha ventotto anni, gli ultimi dei quali passati nelle redazioni e uffici stampa di un paio di case editrici romane, a combattere tra bozze e lanci editoriali. C’è voluto Neri Pozza Bloom, nuova collana fresca fresca e ben ispirata, per rivelare uno scrittore. Sì, genere maschile per indicare una funzione, alla francese, che svetta tra tutte queste scrittrici, questa letteratura al femminile, prosa coagulata, declamatoria, compressa e compresa nel ruolo di Erinni, poeticamente sconcia, che ci offre verità imprescindibili e malcostume in dosi uguali.

La Postorino, grazie a dio, per ora manca di supponenza, mentre è ricca di visioni che impreziosiscono il quotidiano, filtrato attraverso uno sguardo attento e sensibile, ma sempre acuminato.

«Potenza del rosso scaraventata addosso al cielo. Papaveri come grida bocche spalancate lingue che hanno leccato gelato alla fragola capezzoli turgidi nasi sanguinanti gole. Guardo, innamorata. I papaveri cresciuti sul bordo della strada.»

Gesti semplici e consueti assumono il valore del rito, diventano essenza e cerimonia, e il sentimento arriva in punta di piedi, è ricordo e nostalgia, sofferente insicurezza di adolescenza qualunque, ma senza padre, senza regola e protezione. Anzi, il padre solo involucro, simulacro di quello che era e che dovrebbe ancora essere, capace con la sua non esistenza malata di farsi rimpianto costante, di far pesare di più ogni giorno.

«La bambina non sa cosa sia questa felicità e vergogna nello stesso tempo, non sa come si chiami, non la saprebbe nominare, mentre il padre la abbraccia si sente così leggera e si squaglia, un ovetto di cioccolata tenuto sulla lingua a bocca chiusa, bloccato tra la lingua e il palato lentamente sprigiona quel sapore di una dolcezza così acuta, così accesa, sciogliendosi pervade tutta la bocca, gengive, denti, arriva persino sotto la lingua, è una dolcezza così totale, così definitiva, in quel momento sul sedile vicino a suo padre lei non sa perché si senta un poco debole, e minuscola, avrebbe voluto rimanere seria, fingere di non dargli importanza, ma le sue risate sono troppo contagiose, le sue risate vincono ogni volta, avrebbe vinto su tutto, sarebbe stata sempre complice, sempre conquistata, quel solletico nello stomaco oggi non lo sa chiamare, no, quel giorno non sa dire che si tratta di imbarazzo, lo scoprirà poi, forse, sarà tardi, così tardi che non potrà più raccontarglielo, niente più risate irresistibili, niente più vittorie per suo padre.»

E poi i posti piccoli e le piccole abitudini, la noia delle ore uguali, che sfuggono incomprese ai giovani, gli esperimenti di lingua e mani, e parole e labbra e respiri, che si capiscono pian piano, che crescono in qualità e valore. E poi l’amicizia di femmine, così diversa e più esclusiva, per questo limitante e, quindi, non così assoluta come vorrebbe farci credere l’autrice.

Più soggettivo è il valore attribuibile alla storia narrata nel libro, rispetto alla qualità della scrittura. E ne La stanza di sopra è soprattutto la bella scrittura, che evoca e canta, potente e musicale come una formula magica ben riuscita, a dare l’impressione che la Postorino potrebbe raccontare una storia qualsiasi e trasformarla, senza sforzo, in un romanzo.

Rosella Postorino, La stanza di sopra, Neri Pozza Bloom, 2007.