Disseppellire Dio da pietra e sabbia

Undici quaderni dalla grafia minuta, veloce, quasi indecifrabile narrano la storia di una ragazza ebrea di Amsterdam nel 1941: la vita di ogni giorno, le letture, gli amori, la guerra. Ma le pagine del diario di Etty Hillesum sono molto di più: sono la testimonianza di una straordinaria ricerca spirituale, capace di elaborare una “sconcertante” risposta al male. Pagine mistiche, in uscita in questi giorni per Àncora, raccoglie testi inediti, tratti dai diari e dalle lettere di Etty Hillesum: testi in precedenza pubblicati, sempre parzialmente, dall’editore Adelphi. Curato da suor Cristiana Dobner, traduttrice e saggista, il volume restituisce un profilo nuovo e approfondito dell’intensa spiritualità della “ragazza che non riusciva a inginocchiarsi”.

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Sentirsi a casa

Edward Hopper, "Morning sun"

Edward Hopper, "Morning sun"

Tra poche settimane andrò a Reggio Calabria, l’ho detto a lavoro, mi hanno detto: «Fino a Reggio Calabria?» (come se avessi detto Città del Capo), «ma chi te lo fa fare?». Ricordo di aver pensato che a Reggio, nonostante la mancanza di parenti, case o consuetudini estive, io mi sento a casa. Perché? Che vuol dire “sentirsi a casa”? Perché è così rassicurante? Ed è solo “rassicurante”?

«Per quanto illusoria e addirittura, in molti casi, pericolosa, la sensazione di essere ritornati a casa produce infallibilmente una specie particolare e inconfondibile di benessere.» Scrive Emaunele Trevi nel suo bel libro, Un’estate a Roma. [Continua »]


Pensare al bianco sui banchi di scuola

Cosa accadrebbe se il colore bianco sparisse dalla terra? Abbiamo provato a chiederlo ai ragazzi dell’istituto M. Massimo, che frequentano il laboratorio di lettura e scrittua Bomba Media.

Bianco, vattene! (Beatrice, III media B)

Vattene dal mondo
o bianco moribondo!
Sparisci per sempre
e non tornare più nella mia mente.

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Coma white

Il bianco assoluto, come suggestione di una morte chimica?

Un testo di Brian H. Warner.

BrianWarner99Coma White (Mechanical Animals, 1998)

There’s something cold and blank behind her smile
She’s standing on an overpass
In her miracle mile

“You were from a perfect world
A world that threw me away today
Today to run away”

A pill to make you numb
A pill to make you dumb
A pill to make you anybody else
But all the drugs in this world
Won’t save her from herself

Her mouth was an empty cut
And she was waiting to fall
Just bleeding like a polaroid that
Lost all her dolls

“You were from a perfect world
A world that threw me away today
Today to run away”

A pill to make you numb
A pill to make you dumb



La pagina bianca? Un muro portante.

Ecco la pagina del Diario del laboratorio di scrittura creativa di Bombacarta a Roma relativa all’incontro del 24 gennaio 2007. Ha collaborato alla stesura del testo Agata Fuso.

C’è un proverbio cinese che dice, più o meno, questo: “non ti disperare se incontri un muro che non riesci a superare; guardati intorno, raccogli i legnetti che trovi in terra e comincia a costruire su questo muro una capanna”. Il muro insormontabile, quasi disperante a volte, è la pagina bianca. I legnetti sono le nostre parole, quelle frasi smozzicate, buttate lì a occhi chiusi, da cui ogni racconto ha inizio se abbiamo l’umiltà di affrontare lo spaesamento della creazione di una storia con semplicità, affidandoci a ciò che abbiamo a disposizione, a quello che siamo. Basta pensare a Frodo, l’hobbit de “Il Signore degli anelli” che, per salvare la Terra di mezzo, decide di farsi guidare alla meta proprio da colui che vuole ucciderlo e sottrargli l’anello. A volte, proprio come Frodo, non abbiamo alternative, dobbiamo metterci in gioco nella scrittura e affrontare la pagina bianca con quel poco che siamo e che abbiamo. Ma i risultati, perseverando, possono essere entusiasmanti.

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