Letteratura e giornalismo

Immagine settimo incaricoDi recente si è sviluppata una discussione, in particolare dentro la mailing list di BombaCarta, sul rapporto tra letteratura e giornalismo (si parlava di Saviano e dintorni). Vexata quaestio. Mi viene in mente la battuta folgorante di Chesterton:

“L’unica scusa valida per fare letteratura è rendere nuove le cose; e la principale iattura del giornalismo è renderle vecchie.”
(da Impressioni Irlandesi). A volte il passaggio dall’una all’altra categoria è più dolce di quello che si possa immaginare. A tal proposito colgo quest’occasione per “girare” la recensione che una giornalista, Donatella Cerboni, vecchia amica di BC, ha dedicato all’opera letteraria di un’altra giornalista, Diletta Nicastro, che con la sua tesi “Gianluca Vialli, un eroe moderno veicolato dai mass media”,  ha vinto nel 2000 il Premio di Laura Stefano Benetton come miglior tesi sportiva dell’anno.

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Vero o Falso? Un cammino pieno di rischi

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(il presente editoriale è nato dalla collaborazione di Elena Buia, Cristiano Gaston e Andrea Monda)

C’è sempre quell’ometto, Truman Burbank, un po’ Ulisse un po’ Fantozzi, che solca il piccolo grande mare di SeaHeaven per andare verso un mondo essenzialmente più vero. Con la sua faccia intrepida e sbigottita Truman-Jim Carrey si getta alle spalle il paradiso luccicante, perfetto ma finto per un mondo, magari buio, ma vero. [Continua »]


Un’avventura chiamata “Famiglia”

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La Civiltà Cattolica – The Chesterton Institute – Associazione BombaCarta

sono lieti di invitarvi a

UN’AVVENTURA CHIAMATA “FAMIGLIA”
Terzo incontro internazionale su Gilbert K. Chesterton

Sabato 1° giugno 2013, ore 16:00
La Civiltà Cattolica, Via di Porta Pinciana 1 – Roma
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Letture. La caduta di Giovanni Cocco

Che la complessità sia il carattere più immmediatamente evidente della contemporaneità è osservazione quasi banale; assai meno banale è la constatazione che di essa cerchi di farsi carico la “finzione” narrativa, con le possibilità che le sono proprie, descrivendola, anzitutto, e proponendo motivi, se non di comprensione, quanto meno di riflessione profonda. Notevole senza altri aggettivi è infine la circostanza che il tentativo sia azzardato e condotto a buon fine da un autore sostanzialmente esordiente, Giovanni Cocco, nel suo primo romanzo La Caduta (Nutrimenti 2013, euro 16,00). Della complessità della materia che sostanzia l’opera è raffigurazione esplicita la stessa strutturazione del libro, che si compone di un ciclo di racconti, non connessi tra loro apparentemente (ma solo apparentemente: i rimandi sono facilmente rintracciabili ed essenziali per la comprensione della concezione della storia che sostiene il testo). La cornice, nella migliore tradizione della nostra novellistica, racchiude e completa il mondo che si intende raffigurare (come in alcuni cicli pittorici rinascimentali, precisa l’autore nella Notafinale), in un alternarsi di scene principali e “tondi” di raccordo (qui eseguiti come “voci narranti”, narrazioni brevi inerenti il destino a suo modo esemplare di un singolo personaggio). Si tratta in totale di dodici episodi, compresi un prologo ed un epilogo. I sei capitoli recano, infine, ad esergo versetti del Pentateuco e dell’Apocalisse, quasi che in essi il caos fumigante evocato dalla narrazione possa trovare ordine, se non spiegazione. [Continua »]


Il brutto del bello

macbethVe lo dico subito: non saltatemi fuori con la storia che “non è bello ciò che è bello” e via discorrendo. Mi ricorda la prima scena del Macbeth e le tre streghe che si salutano alla parola d’ordine: «Fair is foul, and foul is fair / Bello è il brutto e brutto il bello». Come poi le stesse tre signore abbiano smarrito Lord Macbeth in una selva di mezze verità e mezze promesse, fino alla delirante conclusione, è cosa che dovrebbe metterci in guardia verso gli eccessi di un comunissimo relativismo estetico. E d’altra parte, a un sacco di gente piacciono cose orrende. «La bellezza è una cosa tremenda e paurosa. Paurosa perché indefinibile, e definirla non si può perché Dio non ci ha dato che enigmi – sussurra Mìtja Karamazov, sconvolto dalla propria passione. – Qui le due sponde si raggiungono, qui tutte le contraddizioni convivono […] Quello che per la mente appare una vergogna, per il cuore, invece, è tutta bellezza». “Bello” non significa per forza “piacevole”, anzi. La bellezza dà alla testa. Ferisce. Nausea, perfino. Il biglietto per l’inferno, Arthur Rimbaud l’ha acquistato proprio da lei: «Una sera ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. – E l’ho trovata amara. E l’ho ingiuriata». [Continua »]



Il fruscio della speranza

Nel fruscio feroce degli ulivi, Angela CacciaLa poesia d’apertura (Incipit) di questa nuova silloge della poetessa calabrese Angela Caccia si imprime subito con rilievo nella nostra mente, fin dalla prima lettura, per quel suo incisivo tono riflessivo e sapienziale, che dimostra l’impegno dell’autrice a ricercare e a comunicare agli altri, attraverso l’efficacia della parola poetica, il senso della vita: un senso imperniato sulla dialettica tra la salvezza, garantita dalla Resurrezione, e la nostra umana debolezza, che ci fa facilmente cadere nel tradimento, come quello di Pietro, scandito dal canto del gallo. Correlativo oggettivo di questa tensione (alla maniera di Eliot e Montale) diventa il “fruscio feroce di ulivi ignari”, voce della natura, stravolta dall’incapacità di comprendere il senso che misteriosamente pervade l’arco della nostra esistenza, dal nascere “nella penombra di una grotta”, come “una scintilla”, fino al morire che diventa l'”incipit di un’altra storia”, affermato con fiducia dalla poetessa. Tensione dialettica ripresa in Giardino, con forza nel verso “Storia perenne amare – tradire”, in una lirica che si conclude nella luce della speranza. [Continua »]