Passato e futuro

Caduta del muro di Berlino, picconate“Il passato è una terra straniera, le cose si fanno in un altro modo laggiù”. Così comincia il romanzo L’età incerta di Leslie P. Hartley. Il passato si delinea subito come un luogo a noi sconosciuto, difficile da comprendere. Ma perché il passato ci sembra così diverso dal futuro? Perché ricordiamo il passato ma non il futuro? Forse perché il passato è qualcosa di inarrivabile e inaccessibile, mentre il futuro un tempo e un luogo a prossima portata di mano. Il futuro lo vediamo in lontananza, davanti a noi. Basta rivolgere lo sguardo oltre il confine, come il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich che osserva un futuro raggiungibile ma sconosciuto, quindi soltanto immaginabile. [Continua »]


Un film sulla politica

LincolnUno dei film più interessanti della stagione è senz’altro, ça va sans dire, l’ultimo di Steven Spielberg, il geniale regista americano, dedicato alla figura del presidente Abramo Lincoln. Il film Lincoln può essere suddiviso in tre parti: i primi cinque minuti, il film, gli ultimi cinque minuti.

Nei primi cinque minuti Spielberg mostra cosa sarebbe stato capace di fare, se solo avesse voluto.

L’intera sequenza iniziale ritrae una scena di guerra, la Guerra di Secessione ovviamente, ma più di una battaglia quella a cui si assiste è una rissa, un caos misero e infernale, rappresentato in tutta la sua cruda e struggente verità, la verità della guerra. Come nel caso della prima lunga sequenza de Salvate il soldato Ryan, Spielberg ha detto la parola definitiva sulle scene di guerra al cinema: non ci saranno altri sbarchi in Normandia senza passare per la scena d’apertura di Ryan così come non ci saranno scene relative alla Guerra di Secessione, senza passare per quei primi minuti, brevi quanto intensi, di Lincoln. Una piccola dimostrazione di cosa vuol dire fare cinema, giusto un assaggio e fatto non per virtuosismo, ma perchè quella scena è lo sfondo da cui si dipana tutta la vicenda.

Negli ultimi cinque minuti Spielberg mostra cosa ha evitato di fare e cosa un altro regista avrebbe potuto fare di questo film. Si tratta nemmeno di cinque minuti ma di un’immagine rapidissima, in cui si vede Lincoln sul letto di morte con tutti gli amici e i familiari intorno a lui. Sembra un quadro, anzi un “santino”, con tanto di candela accesa a rendere tutto più commovente. Una caduta di stile, di un attimo, che però si nota proprio perchè il film per tutti i suoi 150 minuti è stato l’esatto opposto. Spielberg sembra dirci con quell’immagine finale: ecco cosa si poteva rischiare di fare, cosa non ho voluto fare. [Continua »]



Uomo – Bestia: oltre i confini dell’identità

“Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a sé stesso, deve essere o una bestia o un dio.” Aristotele, Politica, IV sec. a.c.

Kynodontas by Yorgos Lanthimos

Kynodontas (di Yorgos Lanthimos)

Così il più influente filosofo dell’antichità definisce l’uomo sociale, tracciandone i limiti negativi, coniando dunque quella figura residuale in bilico tra bestialità e divinità che diverrà esemplare nei secoli a venire. Limiti, dal latino “limes”, come confini oltre i quali l’uomo non è più tale, al di là dei quali smette di essere uomo e diventa qualcosa d’altro. Ma non è forse proprio l’esistenza dei territori di frontiera a costituire la premessa concettuale di qualsiasi oltrepassamento?
Al di fuori di ogni logica tensione classificatoria, conosciamo infatti un uomo storico conteso tra due opposte pulsioni che lo dividono con forze alterne, chiamandolo dal profondo ad essere quello che non è, o ciò che forse potrebbe essere se solo superasse i suoi limiti: essere Santo o essere Bestia. [Continua »]


Veladiano, il senso e la promessa

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«Quando comprenderai ciò che significa un dolore accettato, comprenderai tutto. È il segreto della vita». Lo scrisse il letterato inglese Maurice Baring, ma è la stessa forza che si ritrova in Il tempo è un dio breve, il nuovo romanzo di Mariapia Veladiano, la scrittrice vicentina che con il romanzo La Vita Accanto si è aggiudicata il Premio Calvino 2010 e ha ottenuto il secondo posto al Premio Strega 2011. Un’opera che ha vissuto una lunga gestazione, come ci racconta la sua autrice. «Ho cominciato a scrivere Il tempo è un dio breve nel 2000 e nel 2005 ho concluso la prima stesura, ma mi sono resa conto che occorreva lasciarlo decantare perché non ne ero del tutto convinta. Nel frattempo ho scritto La vita accanto e ho lavorato su doppio tavolo». [Continua »]