Report Laboratorio BombaCinema novembre 2012

Giovedì 15 novembre c’è stato il primo laboratorio di BombaCinema presso la sede di Via Panama 9 (il prossimo sarà giovedì 13 dicembre, ore 19,30).
Il laboratorio è partito alla grande e i sette partecipanti presenti hanno selezionato ciascuno delle ottime scene, alcune prese da film celebri e altre da film meno noti, spaziando dal film storico in costume al film d’animazione della Pixar passando per i grandi film d’autore. [Continua »]


Solzenicyn e la trappola della «quasi» felicità

Ci sono racconti che vanno miscelati con attenzione, come reattivi chimici, o sbattuti seccamente l’uno contro l’altro, come selci per accendere un fuoco. Ad esempio, due opere che Aleksandr Solzenicyn pubblicò nel 1963: Una giornata di Ivan Denisovič e La casa di Matrjona.

Quando uscì il primo, Anna Achmatova invitò i cittadini dell’Unione sovietica a impararlo a memoria e Nikita Chruščëv volle conoscere personalmente l’autore. Il secondo vede escludere Solzenicyn dal premio indetto dalla Pravda a causa dell’«umanesimo di compensazione» e dell’«inutile senso di pietà» che ostacola «la battaglia per una moralità socialista».

Presi singolarmente, Una giornata di Ivan Denisovič è un gelido referto sociologico, e La casa di Matrjona un apologo edificante, pure un poco moralistico. Insieme, sono un dittico potentissimo. [Continua »]


Andata e/o Ritorno

C’è una poesia di Mary Oliver il cui titolo Instructions for living a life (Istruzioni per vivere una vita) è più lungo della poesia stessa che dice così: Pay Attention,/ Be Astonished,/ Talk About It cioè: Fai attenzione,/ Stupisciti,/ Raccontalo (o parlane). Ai fini del tema che intendiamo affrontare in questo mese di dicembre si potrebbe ulteriormente “tradurre” così: Fai attenzione, l’andata; stupisciti, l’esperienza; raccontalo, il ritorno.

L’andata è l’attivazione di una at-tenzione sulla realtà, sul mondo che ti si spalanca davanti. L’ometto che è nell’immagine qui a fianco, tutti ormai lo conoscono, è il mezzouomo Bilbo Baggins, lo hobbit più famoso della Contea che ci dà le spalle pronto a tuffarsi nel mondo che c’è oltre la porta spalancata (come è noto il sottotitolo de Lo Hobbit è “Andata e Ritorno“), ecco la sua canzone [Continua »]


Morte e redenzione del letterato occidentale

È nato in Ucraina e vive negli Stati Uniti: eppure Adam Zagajewski è quasi il prototipo dell’intellettuale europeo. Colto e raffinato, i suoi versi (Dalla vita degli oggetti, Adelphi 2012) ospitano volentieri riferimenti ai filosofi e artisti dei quali si è nutrito. Apprendiamo così che molto ama la musica – rigorosamente classica: Schumann, Bruckner, Bach, Sostakovic, soprattutto i languidi Chopin e Mahler – ma nomina spesso il silenzio. Temuto, amato.

Ama guardare. Non saprebbe decidersi, tra un quadro e una veduta alla finestra. Quindi venera l’Italia, ci si trova a casa, l’ha percorsa a lungo: Siena, Cefalù, Pisa, Montepulciano, Torino, l’Umbria e la Liguria. Adora le città d’arte e girovaga per musei scherzando su custodi che strillano «No flash!» e aggeggi che esigono una moneta per illuminare absidi o pale d’altare. Passeggia spesso tra i boschi; nei parchi, ammira le foglie dei castagni «stirate da un ferro invisibile». Ed è un paesaggista non meno virtuoso dei suoi prediletti pittori fiamminghi (straordinario l’incipit di Mattina a Vicenza). Eppure. [Continua »]


Una vera storia

Henry MillerPer caso mi sono imbattuto ne Tropico del cancro di Henry Miller e sfogliandolo mi ha colpito la frase in esergo di R.W.Emerson: “E poi, a poco a poco, i romanzi cederanno il posto ai diari, alle autobiografie; libri avvincenti, purchè chi li scrive sappia scegliere, fra ciò che egli chiama le sue esperienze, quella che è davvero esperienza, e il modo per raccontare veramente la verità“.

Splendido. Mi ha colpito per un paio di motivi: un po’ mi sembra vero, la scrittura in prima persona nell’ultimo secolo si è molto diffusa, purtroppo forse a scapito della pura narrazione, dello story-telling;

un po’ mi confermava nel mio sospetto verso questa parola magica che lo è anche dentro BombaCarta, “esperienza”, come tutte le magie una potenziale grande trappola;

infine perchè mi ha ricordato una battuta che ho sentito ripetere da due amici che stimo come ottimi critici letterari, Paolo Pegoraro e Alessandro Zaccuri, entrambi d’accordo che è meglio che un libro (o un film) non contenga una “storia vera”, ma una “vera storia”.


Carlo Coccioli, tutte le anime del Messico

Torna nelle nostre librerie un grande autore italiano sconosciuto ai più: Carlo Coccioli (Livorno 1920 – Città del Messico 2003), scrittore, giornalista, orientalista, irrequieto ed eclettico “malato di dio” che visse almeno tre conversioni. Qualche anno fa era apparso il suo Davide (Sironi 2009), un ritratto del re d’Israele costruito con la ferrea volontà di rispettare il racconto biblico senza sciogliere le sue numerose contraddizioni. L’erede di Montezuma (Piccolo Karma 2012) è un romanzo persino più ambizioso.

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American Life – qualcosa più di una coppia

Burt e Verona sono una coppia moderna. Qualcosa sta per scombussolare la loro vita. Verona è incinta. In un secondo si accorgono di avere un futuro. Complicato.
Qual è il primo istinto? Tenersi la propria vita esattamente com’è e scaricare il problema su qualcun altro: i genitori di Burt. Molto bambinesco, molto “giovanile”. Il pensiero di coppia deve ancora svilupparsi.

AWAY WE GO
I futuri nonni si defilano immediatamente. Hanno dei progetti da seguire. I loro progetti.
L’atteggiamento dei genitori di Burt innesca i due giovani (e il film). Finalmente i due considerano le loro vite: 34 anni, laureati, falliti. Hanno un futuro, ma sono privi di un progetto. Stanno diventando padre e madre. Possono andare via anche loro. Possono trovare “il luogo migliore per vivere felici e crescere i propri figli”. “Non siamo dei falliti”. “Siamo completamente privi di vincoli. E’ un momento da sogno!”  Pronti via: si insegue il miraggio della felicità. Altrove. [Continua »]