Lab O’Connor ottobre 2012

Sono ricominciati gli appuntamenti del laboratorio dedicato agli appassionati di libri e di lettura presso la libreria Aquisgrana, in via Ariosto 28-30 a Roma.

Come sempre, oltre ad una piacevole occasione d’incontro, questo è un momento per “mettere a fattor comune” non solo i libri che amiamo ma anche di quelli che non amiamo affatto.

Molti nuovi amici che, ancora una volta, hanno contribuito ad animare letture far le più disparate e a realizzare, come sempre accade, quei rimandi inevitabili e sorprendenti fra i diversi testi. [Continua »]


La ricerca del legname

La ricerca del legnameCon la singolare collana Zoo ||| Scritture animali diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, la casa editrice :duepunti dimostra come la nobile e per nulla facile (nonostante le apparenze) arte del racconto abbia ancora cultori di vaglia e riesca a esiti talvolta piacevolmente sorprendenti. In essa autori di estrazione assai eterogenea (da Mozzi a Lagioia, da Falco a Genna, per far solo qualche nome) si sono misurati in narrazioni ciascuna delle quali programmaticamente dedicata a un animale. Anche Marino Magliani, con questo suo La ricerca del legname, partecipa al cimento con risultati che ne confermano le solide qualità di narratore, a suo agio nel conferire profondità alla narrazione, pur nell’angustia del tema precipuo della collana e nell’esiguità della misura prescelta. Non propone una narrazione naturalistica ma una favola surreale, una comunità abitata da topi antropomorfi, fondale ideale per una puntuale allegoria dell’intrecciarsi dei rapporti e delle vicende del mondo degli umani.

Al protagonista Fernando, ex poliziotto e ora investigatore privato, è affidato l’incarico di ritrovare Rudy, giovane roditore scomparso per motivi non immediatamente chiariti, ma di cui è suggerito fin dall’inizio un alone d’ineluttabile diversità, di cui pare aver gradatamente acquisito coscienza e che nel tempo assume sembianze di vera e propria deformità fisica. [Continua »]


Un sacrificio generazionale: la matrice del Capitalismo

«La scelta è solo un’illusione creata e posta tra chi ha potere… e chi non ne ha». (Matrix Reloaded, Merovingio)

Il sistema consumistico-capitalista spesso commercia prodotti accattivanti portatori di messaggi ad esso antitetici: un nemico alla luce del sole è prevedibile, scriverebbe Adorno. E, del resto, ciò che conta sopra a tutto è vendere per aggiungere plusvalore. Però questi strumenti possono generare riflessioni utili contro il moto della «molla»[1]. Matrix Revolutions, terzo capitolo della celebre saga visionaria girata dai fratelli Wachowski, è uscito nelle sale italiane nel 2003. Scorrendo il finale in cui si compie il sacrificio dei protagonisti e di coloro che nel corso della vicenda hanno cercato di salvare l’essere umano, ho focalizzato l’attenzione su due personaggi in particolare. Ben definiti e aderenti a un’Italia in balia dello spread e della BCE.

Merovingio (Matrix Reloaded)Il primo, Merovingio, programma informatico di antica fattura, detiene le chiavi per giungere all’Architetto, colui che tutto vede e monitora il funzionamento della Matrice, del sistema, dalla sua torre d’avorio in una dimensione parallela e protetta. A dimostrazione del nome, durante la dinastia dei Merovingi il potere politico era diviso tra il re e il signore o maggiordomo di palazzo, in un rapporto paragonabile a quello, più tardo, tra il Tenno e lo Shogun nel Giappone feudale. Allo stesso modo infatti, formalmente il maggiordomo non poteva avere un potere superiore al suo sovrano, tuttavia era proprio il signore di palazzo che radunava le truppe al campo Maggio (il campo nel quale, ogni primavera, venivano reclutate le truppe dell’esercito) e conduceva le campagne militari. [Continua »]


Presenza e Assenza

Folla di personeParlare di presenza – assenza lì per lì mi è sembrato quasi un compito facile. Quasi un naturale prolungamento di libertà – autorità. Ed in effetti la scelta di questo binomio è nata proprio come una conseguenza direi scontata della coppia che ha aperto il nostro anno BC.

Perché nella libertà intesa come assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri si manifesta appieno la facoltà di esserci, di essere presenti.

Come di consueto partiamo dall’inizio, ovvero dalla radice etimologica di presenza: prae + esse. Essere innanzi, davanti, al cospetto di qualcuno, un piccolo “gradino in più” del “semplice” esserci. [Continua »]


L’arte è anonima

L’ultima Officina su Autorità e Libertà è stata molto ricca di stimoli. Ad un certo punto è rimbalzata dentro la discussione, sempre vivace lungo le 4 ore dell’incontro, una affermazione di T.S.Eliot sul fatto che “l’arte non è affatto libera“, vi prego di ritrovarne la fonte (il bello che sono stato io a farla rimbalzare!). L’arte come obbedienza, un tema bellissimo da approfondire.

E su questo tema della libertà/arbitrio dell’artista è stata molto bella la discussione sulle cosidette archi-star, gli architetti che come “divi” ormai delirano e possono fare quello che vogliono in forza solo del loro nome. Qui a fianco “brilla” una chiesa di Fuksas (ma ci è stato dovuto dire da Sara Maneri che era una chiesa perchè non lo si capiva).

Poi qualcuno ha citato l’esempio delle cattedrali del Medio Evo. Un esempio agli antipodi da quello delle archi-star: in questo caso si sa solo il nome dell’artista che sovrasta sull’opera (e sul senso dell’opera), mentre nel caso della cattedrali è l’opposto, non conosciamo  i nomi di questi artisti ma godiamo ancora oggi della loro opera costruita in modo e con un fine “comunitario”. Ancora una volta è il caso di sottolineare che una cosa è “esprimere” (esprimersi) e una cosa è “comunicare”. [Continua »]



Arte e politica.. arte “è” politica?

Ciceruacchio che arringa la folla, davanti alla Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo.

Quanti e quali sono i nessi tra arte e politica? Tanti, senz’altro. Mi è venuto in mente questo legame leggendo il libro intervista all’ex segretario della DC Ciriaco De Mita (“La storia d’Italia non è finita” ed.Guida), che ad un certo punto fa un paragone tra le due cose e dice che:  “Ritengo che la politica offra l’opportunità di far convergere persone che hanno bisogni ed esigenze comuni nell’individuazione e nella scelta degli stessi strumenti per dare ad essi risposta. Una tale scelta non può rivolgersi a strumenti ottimi o unici, poiché non esistono, ma ai migliori tra quelli che si hanno a disposizione. […] Non l’ho mai considerata [la politica] un mestiere o una professione fra le altre, bensì un’attività molto importante, contraddistinta da una peculiare fisionomia. Senza esagerare, tendo ad assimilarla, almeno a paragonarla, per qualche verso, alla creatività dell’artista, poiché, per fare veramente politica, una qualche capacità ideativo-inventiva giova. E’ la qualità delle cose che un politico pensa e, coerentemente, dice e fa, cercando di creare intorno ad esse ampio consenso, che ne segnala la statura e ne determina il ruolo e il successo.”

Mi piace molto la prima parte della riflessione: la politica come ricerca della via migliore ma non in assoluto, ma solo attraverso la fatica di adeguarsi alla realtà, di accettare il limite, di lavorare con quello che si ha. Niente libertà assoluta, niente arbitrarietà o capricciosità, nella politica come anche, penso, nell’arte. In questo mese dedicato al rapporto tra autorità e libertà, mi sembrava pertinente ascoltare le parole di una “ex-autorità” che ci dice dell’inevitabile “relatività” (e contingenza) di ogni avventura umana, quella apparentemente così prosaica del governo e quella apparentemente più affascinante dell’espressione creativa-artistica.