L’anarchico che insegnava a obbedire

2768_576_imagelargeImmaginatevi la scena.

C’è questo bambino che no, di andare a letto non se ne parla proprio, e il giovane papà hai voglia, a dirgli di obbedire! Solo che il giovane papà è anche il redattore di un quotidiano anarchico. Il giornale è lo svedese “Arbetaren” (Il lavoratore) e il giornalista niente meno che Stig Dagerman.
Chi ancora non lo conosce, colga l’occasione al volo. In Italia le sue opere di narrativa sono quasi tutte fuori commercio e questo volumetto – Perché i bambini devono ubbidire? (Iperborea 2013, pp. 96) – è un ottimo punto di partenza. Contiene racconti, brevi saggi e poesie sul tema dell’infanzia e dell’educazione.
Si comincia con l’autobiografia: un epico ritratto dei nonni che hanno cresciuto il piccolo Stig in campagna al posto dei genitori. Lui, un uomo che gli ha impresso «la gioia del lavoro ben fatto»; lei, una donna che aveva «il coraggio di dimostrare il suo affetto».  E due vite così intense da far impallidire la letteratura.
Poi ci sono i racconti. “A casa della nonna”, pagine da vertigine. Come si descrive il momento in cui un bambino scopre di poter mentire? E scopre di averlo fatto con la persona che più ama? E non sa se potrà tornare indietro? [Continua »]


Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo

boschireggioNei giorni 18, 19 e 20 aprile 2013, si terrà a Reggio Calabria presso l’Auditorium San Vincenzo de’ Paoli, via Mazzini, l’annuale Convegno Nazionale sulla Letteratura, organizzato dall’Associazione Culturale PIETRE DI SCARTO. La decima edizione del convegno avrà come titolo Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo: tre giorni dedicati a tre forme narrative diverse, la fiaba/favola, il racconto breve, il romanzo d’avventura e di fantascienza. Lo scopo è quello di proporre la lettura e, ancora prima, la scrittura come incontro con il <lupo>, esperienza, cioè, di vita, di crescita nella conoscenza di sé e della realtà.

Il tema del convegno richiama titoli di libri importanti, dalle Sei passeggiate nei boschi narrativi di Umberto Eco alle Lezioni americane di Italo Calvino alle Istruzioni per l’uso del lupo di Emanuele di Trevi e, soprattutto, Alla ricerca del lupo, di Antonio Spadaro. Proprio p. Spadaro, durante l’ottavo convegno Chi fuor li maggior tui?, parlando dei -maggiori- concludeva: “Questa infatti è la potenza del «maggiore»: ci illumina a partire dal nostro destino, a partire dalla verità ultima della nostra vita e per questo è inafferrabile, selvaggio e affascinante, come lo è un lupo del resto”. Il Convegno Nazionale sulla Letteratura è punto di arrivo ed insieme di partenza dell’impegno di studio e di ricerca che l’Associazione Pietre di scarto conduce nei Laboratori di Lettura consapevole, di Scrittura creativa, nella stessa Officina di espressioni creative, ai quali fornisce spunti per la riflessione e l’approfondimento e dai quali attinge le tematiche che ogni anno vengono puntualmente affrontate.

Il programma prevede l’inizio dei lavori giovedì 18 aprile: alle ore 16, dopo il saluto delle autorità ed un breve intervento del presidente di Pietre di scarto, prof.ssa Tita Ferro, dal titolo Lupus in fabula, il prof. Saverio Simonelli, critico e saggista, terrà la prima relazione sui fratelli Grimm, Nel paese delle fiabe; seguirà la tavola rotonda Dal calderone delle storie, a cui parteciperanno quattro relatori che daranno voce ad altrettanti scrittori di fiabe e favole. Alle ore 20, sempre nell’Auditorium San Vincenzo de’ Paoli, il Preside Bruno de’ Masi presenterà il libro di Saverio Simonelli, Nel paese delle fiabe, a cui seguirà la proiezione del documentario dal titolo omonimo. [Continua »]


Rete e critica letteraria. II parte.

Young man writing, 1852, Jean-Louis Ernest Meissonier5. Luoghi della critica in rete.

Ciò che ancora sembra non cessare di disorientare tanti, e soprattutto quelli tra noi non proprio esattamente nativi digitali, è la sovrabbondanza dell’offerta reperibile in rete. Ma ciò che è davvero cresciuto a dismisura, rispetto al tempo in cui la rete non c’era, non è tanto l’insieme delle proposte più o meno assimilabili alle riviste letterarie cartacee, quanto l’opportunità di amplificare la diffusione delle impressioni di lettura. Ciò che un tempo si concretizzava nel passaparola, nella condivisione di gusti con piccole compagnie di amici, nel consiglio a un allievo o nel colloquio con il libraio, adesso è un’informazione la cui trasmissibilità in teoria non ha limiti (il che comporta, tra l’altro, riflessioni non trascurabili circa la consapevolezza di ciò che si sta facendo e sulla assunzione delle relative responsabilità).

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Chiaro e scuro, chiaro?

chiaro?“Il pazzo non è colui che ha perso la ragione, ma colui che ha perso tutto tranne la ragione“. La frase di Chesterton, citata spesso nelle ultime Officine, mi rimbalza nella mente, ora che mi trovo davanti questo tema così complesso, il rapporto tra chiaro e scuro. Un rapporto molto poco chiaro, già infatti mi viene da estendere i termini e dire: chiaro e o-scuro, chiarezza e oscurità.

La chiarezza noi (occidentali), anche per colpa dell’Illuminismo, la associamo alla lucidità più che alla lucentezza, alla ragione più che allo splendore; e la ragione, come ricorda Chesterton, è cosa buona e bella ma solo se è in compagnia, collegata con le altre dimensioni della vita della persona umana (affettività, gioco, materia, sentimento, volontà, immaginazione, fede…), altrimenti si riduce e si rovescia nel suo opposto, in una follia disumana. In effetti i pazzi spesso sono molto lucidi, per loro è tutto chiaro. Rispetto al pazzo risulta molto più sano il poeta: “Non è l’immaginazione che produce la pazzia; è la ragione. [Continua »]


Pasqua è un corpo

Caravaggio - doubting thomas

«Noi uomini abbiamo un problema – mi ricordava durante un’intervista Éric-Emmanuel Schmitt -: possiamo dimenticare il nostro corpo». E dimenticare il corpo non significa affatto essere spirituali, ma soltanto astratti: cioè diabolicamente disincarnati, condizione nella quale si è più facilmente illusi, delusi. Non è un caso che, invece, il santo Triduo Pasquale si svolga proprio sotto il segno del corpo. Non sono le parole che lavano i piedi, che dividono il pane, che vengono catturate, torturate, assassinate, sepolte. [Continua »]


Rete e critica letteraria. I parte.

1. A che punto siamo ?
Nello scorso autunno si è diffuso in rete un dibattito, di discrete dimensioni e connotato da sfumature molto diverse a seconda delle diverse sensibilità intervenute, circa la critica letteraria ai tempi del web, o, secondo altre versioni, circa i rapporti tra blog e critica. L’occasione è stata fornita da un articolo di Nicola Lagioia apparso su Repubblica del 17 ottobre, La prevalenza dell’e-critico. Blog d’autore, riviste e siti: così la rete è diventata il luogo del diletto (culturale), (ripreso poi su Minima & moralia), che commenta (e a tratti confuta) le tesi di Peter Stothard, direttore del Times Literary Supplement, espresso in un intervista pubblicata sull’Indipendent. Il tema è il confronto tra critica letteraria espressa in forme tradizionali e critica in rete.
Scrive Stothard, peraltro pure blogger di suo, che “l’ascesa dei blog letterari danneggia la letteratura e rischia di abbassare il livello della critica”, aggiungendo che “è bello che ci siano tanti book blogger, ma essere un critico è diverso dal limitarsi a condividere dei gusti. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. [Continua »]


Il maledetto United (di Tom Hooper)

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Il Leeds United vince il campionato inglese. L’Inghilterra non si qualifica ai mondiali di calcio. Come da copione chi ci rimette è l’allenatore. Valzer di panchine: Don Revie, trainer del Leeds più vincente di tutti i tempi, diventa il CT dei Leoni. A chi andrà allora la guida più ambita della First Division?

Brian Clough
Brian Clough è stato definito in molti modi. Spocchioso, chiacchierone, scostante, irritabile e irritante, permaloso, arrogante. Un vincente, insomma.

Figlio di operai, secondo di otto figli, Clough fu calciatore nazionale inglese: due presenze, prima che un gravissimo infortunio lo spazzasse via dal calcio giocato mentre militava nel Sunderland.

Mr. Clough prende il Derby County nel ’67, in Terza Divisione. E da lì lo porta alla Prima Divisione. Nel ’74 Brian Clough è il miglior giovane allenatore sulla piazza. L’ideale per il “maledetto United”.

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