L’anarchico che insegnava a obbedire
Immaginatevi la scena.
C’è questo bambino che no, di andare a letto non se ne parla proprio, e il giovane papà hai voglia, a dirgli di obbedire! Solo che il giovane papà è anche il redattore di un quotidiano anarchico. Il giornale è lo svedese “Arbetaren” (Il lavoratore) e il giornalista niente meno che Stig Dagerman.
Chi ancora non lo conosce, colga l’occasione al volo. In Italia le sue opere di narrativa sono quasi tutte fuori commercio e questo volumetto – Perché i bambini devono ubbidire? (Iperborea 2013, pp. 96) – è un ottimo punto di partenza. Contiene racconti, brevi saggi e poesie sul tema dell’infanzia e dell’educazione.
Si comincia con l’autobiografia: un epico ritratto dei nonni che hanno cresciuto il piccolo Stig in campagna al posto dei genitori. Lui, un uomo che gli ha impresso «la gioia del lavoro ben fatto»; lei, una donna che aveva «il coraggio di dimostrare il suo affetto». E due vite così intense da far impallidire la letteratura.
Poi ci sono i racconti. “A casa della nonna”, pagine da vertigine. Come si descrive il momento in cui un bambino scopre di poter mentire? E scopre di averlo fatto con la persona che più ama? E non sa se potrà tornare indietro? [Continua »]
Nei giorni 18, 19 e 20 aprile 2013, si terrà a Reggio Calabria presso l’Auditorium San Vincenzo de’ Paoli, via Mazzini, l’annuale Convegno Nazionale sulla Letteratura, organizzato dall’Associazione Culturale PIETRE DI SCARTO. La decima edizione del convegno avrà come titolo Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo: tre giorni dedicati a tre forme narrative diverse, la fiaba/favola, il racconto breve, il romanzo d’avventura e di fantascienza. Lo scopo è quello di proporre la lettura e, ancora prima, la scrittura come incontro con il <lupo>, esperienza, cioè, di vita, di crescita nella conoscenza di sé e della realtà.
5. Luoghi della critica in rete.
“Il pazzo non è colui che ha perso la ragione, ma colui che ha perso tutto tranne la ragione“. La frase di Chesterton, citata spesso nelle ultime Officine, mi rimbalza nella mente, ora che mi trovo davanti questo tema così complesso, il rapporto tra chiaro e scuro. Un rapporto molto poco chiaro, già infatti mi viene da estendere i termini e dire: chiaro e o-scuro, chiarezza e oscurità.
Nello scorso autunno si è diffuso in rete un dibattito, di discrete dimensioni e connotato da sfumature molto diverse a seconda delle diverse sensibilità intervenute, circa la critica letteraria ai tempi del web, o, secondo altre versioni, circa i rapporti tra blog e critica. L’occasione è stata fornita da un articolo di Nicola Lagioia apparso su Repubblica del 17 ottobre, La prevalenza dell’e-critico. Blog d’autore, riviste e siti: così la rete è diventata il luogo del diletto (culturale), (ripreso poi su Minima & moralia), che commenta (e a tratti confuta) le tesi di Peter Stothard, direttore del Times Literary Supplement, espresso in un intervista pubblicata sull’Indipendent. Il tema è il confronto tra critica letteraria espressa in forme tradizionali e critica in rete.
1974