Chesterton: la nuvola dei miei appunti

Dal Chesterton Day dello scorso 17 maggio. Appunti rigorosamente frammentari e approssimativi, fedeli solo a se stessi.

Il mondo è a posto, sei tu che stai rovesciato. Se vuoi vedere bene, comincia a fare delle capriole.
L’universo è buono, reca un sigillo di bontà. Il bene non arriverà domani, ma ci accompagna.
Qualunque cosa facciamo, saremo fraintesi.
La bellezza mette in moto un impulso creativo.
La casa è lo spazio umano in cui ciascuno deve dare tutto se stesso.
La famiglia difende l’uomo sano, ovvero l’uomo tutto intero.
Il compito del filosofo è quello di sentirsi ad un tempo a casa nel mondo e anche tremendamente meravigliato da esso.
La più grande avventura è quella di essere venuto al mondo.
L’uomo deve confessare in pienezza tutte le proprie debolezze e tutte le paure.
Non ci potrebbe essere una buca se non ci fosse una strada. (Questa è mia, credo)
Perché raccontare una storia se non ci troviamo una sorpresa? E perché ascoltarla?
Noi spesso amiamo noi stessi più della stessa gioia.
Perché fare un domanda se non ci interessa la risposta? [Continua »]


Questa impetuosa forza del verso

“The central fact of my life has been the existence of words
and the possibility of weaving those words into poetry.”

(La ragione centrale della mia vita è stata l’esistenza delle parole
e la possibilità di tessere queste parole in poesia)

L’affermazione è del caro Jorge Luis Borges, ospite della Harvard University nel 1967, dove tiene le sue Lectures davanti agli studenti anglo-americani. Parla, espone, commenta, mentre gli studenti registrano o prendono appunti dalle parole dell’autore che elogiò la magnifica ironia di Dio che nel 1955 gli diede insieme la carica di Direttore della Biblioteca Nazionale Argentina e la cecità. Di Borges, come molti sapranno, a distanza di anni sbuca sempre qualcosa di inedito, come il libro sopraccitato This craft of verse edito solo nel 2000 dalla stessa Harvard University, oggetto del presente articolo, oppure i Textos Recobrados 1919-1929 che hanno conosciuto la prima edizione iberica nel 1997 per i tipi della Emecé Editores (prima edizione italiana 2010 con il titolo Il prisma e lo specchio) o anche il famoso libro perduto El tamaño de mi esperanza (La misura della mia speranza, 2007).

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Il volto incompiuto di Flannery O’Connor

FlanneryA cura di Antonio Spadaro è di recente è stata pubblicata dalla casa editrice Rizzoli una raccolta di testi inediti di Flannery O’Connor, tradotti da Andrew Rutt e Elena Buia. Curatori e traduttori, insieme al poeta e critico Davide Rondoni presenteranno la raccolta (il titolo, significativo, è Il volto incompiuto) venerdì prossimo 20 maggio, alle ore 21, presso il centro culturale-pub GP2 in vicolo del grottino 3/B, vicino a via del Corso a Roma.

Flannery O’Connor è una scrittrice “fondamentale” per BombaCarta, morta a soli 39 anni, ha “prodotto” pochi titoli (per lo più racconti, saggi, articoli e due romanzi) ma pur non avendo avuto figli naturali la sua “maternità” si stende ad ampio raggio fino ad oggi: suoi ammiratori e suoi “figli” possono essere considerati autori e artisti molto diversi come Bruce Springsteen, John Huston e Luca Doninelli, Nick Cave e Quentin Tarantino. La sua prosa tagliente, il suo spirito paradossale, il gusto per il grottesco fanno di questa singolarissima figura di scrittrice un punto di riferimento per chi sa che nello scrivere convivono “mestiere” e “mistero”, il Male e la Grazia, la dannazione e la redenzione perchè scrivere non è qualcosa di “carino”, ma è tentare di rispondere a una domanda che affonda le radici nel più profondo dell’animo umano. Per saperne di più basta partecipare alla presentazione di venerdì 20 (magari pre-iscrivendosi al pub GP2 al seguente sito www.acli.it ).


I Seminario di BombaCarta – G.K.Chesterton

Il prossimo martedì 17 maggio si terrà presso la sede de La Civiltà Cattolica il I seminario organizzato da BombaCarta. Negli auspici degli organizzatori questo sarà il primo di una serie di incontri, almeno due all’anno, dedicati interamente alla figura di uno scrittore/artista. Ci sono alcuni scrittori che, più di altri, sono “di casa” dentro BombaCarta, assumendo il ruolo di punto di riferimento e di ispiratore ; vale la pena quindi di presentare, con l’aiuto di alcuni “esperti” (interni ed esterni a BombaCarta) la figura e l’opera di questi autori. Si comincia martedì 17 maggio alle ore 15 con G.K.Chesterton, scrittore inglese, genio multiforme, scomparso nel 1936 di cui, negli ultimi anni, si assiste ad un revival editoriale. Chesterton, ovvero la meraviglia, la vita come avventura che suscita continua sorpresa e umile gratitudine.. se ne volete sapere di più, basta esserci (al convegno del 17 maggio). Non c’è gioia maggiore di quella del puro “esserci”, perchè, come ricordava Borges citando il suo maestro inglese: “Tutto passerà, resterà solo lo stupore, lo stupore per le cose quotidiane”.


Moby Dick / 2 – I messaggeri dell’Imperscrutabile

(La prima parte QUI)

«Per produrre un libro grandioso – scrive Herman Melville – si dovrà scegliere un tema grandioso». Secondo lo scrittore newyorkese la balena è il tema più ampio possibile, eppure, nonostante dia il titolo all’opera, Moby Dick balenerà fuori dalle onde soltanto nelle ultime pagine, in un’epifania fulminea e rovinosa. Se ne contempla la possanza attoniti e smarriti, come un uomo che apra gli occhi giusto in tempo per vedersi piombare addosso un treno. Di YHWH si possono vedere solo le spalle, della balena infuriata soltanto la coda. [Continua »]


70 volte Bob

Il prossimo 24 maggio il signor Robert Allen Zimmerman di Duluth (Minnesota) compirà 70 anni. Su Bob Dylan sono state dette tante cose. C’è chi ha messo in luce le sue radici poetiche, Rimbaud e Whitman in primis (il titolo del suo ultimo album, Together Trough Life, è tratto da un verso di zio Walt), chi quelle ebraiche (togliere la Bibbia dalle liriche di Dylan equivale ad annichilirle), chi la forza dirompente dei suoi versi nei primi anni ’60 (Allen Ginsberg disse “ha messo la poesia nel juke-box”), chi il ruolo di guida (“Dylan mostra la strada”, John Lennon), chi ha sottolineato la sua contraddittorietà, le tante maschere che sembra di continuo indossare, chi la sua capacità di convivere con il proprio ingombrante mito. Nel giorno del suo 70° compleanno anche BombaCarta vuole raccontare un po’ questo strano tipo, tra Chaplin, James Dean e Woody Allen, un dinosauro del rock ancora giovane e sempre “on stage” da cui tutti hanno attinto, da Springsteen fino a Luciano Ligabue (che lo ha definito “lo zio di tutti”).

Se ne parlerà al pub GP2 a Roma, un locale intitolato a Giovanni Paolo II, il Papa che divenne per una sera (il 30 settembre 1997) un improvvisato ed acuto “esegeta” della più famosa canzone di Dylan, Blowin’ in the wind affermando che quel vento in cui soffia la risposta è lo Spirito. Ecco forse Dylan è un uomo delle domande (che costellano i suoi versi) più che delle risposte, come scrive Silvano Fausti: “Amo le persone che fanno domande e non hanno risposte sempre pronte“. La risposta di Dylan, come quella che ha incontrato il profeta Elia sul monte Oreb, soffia nel mormorio di un vento sottile. Ci lasceremo agitare dal dolce vento del buon vecchio Bob, tutti insieme, soffiando sulle sue 70 candeline il prossimo 24 maggio, segnatevi la data.