Emotionally Bob

(il presente testo – quasi un “report poetico” del concerto milanese di Bob Dylan – ci è offerto dall’amico FRANCESCO ZIPPEL, che ringraziamo)

Mercoledì sera un uomo con un cappello si è goffamente issato sul palco dell’Alcatraz, un piccolo ma glorioso club musicale milanese.
Accanto a sé aveva una band dal look southern, di quelle che si possono notare facilmente nelle foto delle antiche sale di registrazione di Nashville. Le luci erano basse ma il pubblico era già in visibilio. Giovanissimi cultori e stagionati coetanei dell’uomo dal cappello da cowboy si sono mescolati fin da un paio di ore prima del concerto. C’era chi lo aveva visto 25 volte o forse più ma anche chi, assoluto neofita, sperava di ascoltare quel classico ‘come lo cantava una volta’. C’era chi quasi si augurava di assistere a un concerto terribile perchè anche quando lui è terribile e latrante riesce ad essere immenso. C’era chi voleva vederlo almeno una volta ‘perchè comunque inizia pure lui ad avere settanta anni’.
Poi il momento è arrivato, lui si è accomodato al centro del palco e ha iniziato a offrirsi al pubblico del club con una generosità e un entusiasmo inconsueti. [Continua »]

Ogni cosa alla sua stagione

In Ogni cosa alla sua stagione (Einaudi, 2010), Enzo Bianchi distilla sottile sapienza esistenziale, offrendoci di condividere questo suo tempo di maturità piena, nel quale la sovrabbondanza dell’esperienza si amalgama perfettamente con la tensione verso l’essenzialità. Il libro è ricchissimo di stimoli alla riflessione, all’indagine su se stessi e sul proprio modo di rapportarsi con il mondo. Ad inizio anno, ha stazionato per settimane ai primi posti delle classifiche di vendite: ennesimo, singolare (e consolante) paradosso di un Paese di cui le cronache spicciole di questi tempi raccontano un’inquietante inclinazione alla superficialità, alla volgarità, al degrado morale. [Continua »]

Malafede, un romanzo sulla felicità

Se c’è una parola oggi ancora capace di metterci in crisi è proprio quella: “felicità”. Colonna sonora dell’ottimismo anni Ottanta – chi non ricorda il tormentone di Al Bano e Romina Power? – la felicità pare essersi esaurita con il boom economico. Per evitare vuoti di governo emotivo, la si è subito rimpiazzata con un sinonimo meno impegnativo, il re fantoccio “benessere”. Dopo di che basta evitare accuratamente la fatale domanda (“Ma io, io sono felice?”). E tanti saluti ad Aristotele, all’eudamonia e a tutto il resto. Perché se il male è, per molti, forse l’ultima oscura certezza, cosa significa invece l’imprevedibilità dell’essere felici? e cosa implica desiderarlo, volerlo, osare perfino esserlo?
La domanda se l’è posta lo scrittore Maurizio Cotrona in un romanzo che sembra un ossimoro fin dal titolo – Malafede (Lantana, 2011, pp. 188, € 15) – e che invece è solo il nome di un confortevole quartiere di provincia, ancora fresco di costruzione e ribattezzato “Giardino di Roma”. A Malafede abita anche una giovane coppia, Giordano e Vittoria, originari di Taranto ma obbligati a stabilirsi nella capitale dal lavoro in ministero di lui. Il che ha naturalmente un prezzo [Continua »]


The Elisabeth Show

Capita di comprare un libro perché attratti dalla copertina; a volte si ascolta il consiglio di un amico o si dà fiducia ad un autore già apprezzato in passato; accade pure che un esordiente, classe 1982, monopolizzi per qualche settimana l’attenzione di blog letterari e stampa cartacea, al punto da voler maturare una propria opinione. La novità si chiama Paolo Sortino; il romanzo, pubblicato da Einaudi, risponde al nome di Elisabeth e sul libro si sono già espressi fior fiore di giornalisti e scrittori (Giorgio Vasta sul Manifesto, Walter Siti su La Stampa, Chiara Valerio su Nazione Indiana, etc…). Tutti d’accordo, ed io con loro, nell’esaltare lo stile del giovane Sortino: ciò che sorprende non è tanto la padronanza dello strumento narrativo, quanto piuttosto la costruzione di un linguaggio capace di reggere il confronto con il dramma messo in scena. Se a ogni porta non corrispondeva più una sola chiave, di certo occorreva cercarne una speciale che le aprisse tutte; un grimaldello che soverchiasse la regola, capace di scardinare tutti i passaggi della comprensione. Ecco, sono riuscito a scrivere dieci righe senza fare accenno alcuno alla trama … ma quando il racconto “accarezza” fatti realmente accaduti, parlare di trama forse diventa fuori luogo.
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Quale miracoloso seme avrà inghiottito?

Ecco due poesie di Wendell Berry…

L’uomo nato per coltivare (The man born to farming)

Il piantatore di alberi, il giardiniere, l’uomo nato per coltivare,
le cui mani si protendono sotto terra e germogliano,
per cui la terra è una droga divina. Entra nella morte
ogni anno e ne ritorna esultante. Ha visto la luce posarsi
sul cumulo di sterco e rialzarsi nel frumento.
Il suo pensiero passa come una talpa lungo la cima dei filari.
Quale miracoloso seme avrà inghiottito
perché il discorso ininterrotto del suo amore gli sgorghi dalla bocca
come una vite che s’aggrappa alla luce del sole
e come acqua che discende nel buio?

Conoscere il buio (To know the dark)

Andare al buio con la luce è conoscere la luce.
Conoscere il buio è andare al buio. Vai ad occhi chiusi
e scopri che anche il buio sboccia e canta,
ed è percorso da oscuri piedi e oscure ali.


Librarsi

Librarsi. E’ uno dei nomi selezionati per il nostro gruppo di lettura. Io voterò per questo. Ho girellato su Google e ho capito che non è la prima volta che questo verbo viene usato allo scopo, pazienza per la mancanza di originalità, e poi non so ancora se sarà il più votato. Ma mi piace. Leggo dal dizionario: librarsi, mantenersi sospeso in aria. A mio avviso sì, ci si sospende in aria quando si legge un libro, e – secondo Coleridge – si sospende anche la propria incredulità. La sospensione non significa perdita dei contatti con il mondo, il mondo è sotto di noi, siamo temporaneamente sopra di esso e abbiamo una visuale privilegiata, come la cima di una montagna che è visibile da grandi distanze e non dalla sua valle più vicina. E non significa nemmeno fuga, evasione, perché a terra torneremo arricchiti dalla lettura, sperando di “cadere con stile”(vedi toy story).

Cerco altri spunti di riflessione su questo verbo e penso a “Libr(i)arsi”, che dà il senso del divorare i libri con passione, una passione che brucia e arde gli stessi libri che stiamo leggendo. [Continua »]