Ma che significa «vacanza»?

Siamo già al mare o in montagna o forse in città, ma più rilassati. Chi non lo è ancora si accinge ad esserlo, o almeno si augura di esserlo o almeno desidera esserlo. E magari abbiamo con noi qualche buon libro.

L’estate è il tempo delle vacanze! Ma che significa «vacanza»? Per sè significa giorni di vuoto, giorno di vuoto o di assenza. La vacanza ha a che fare con il vuoto. Gli inglesi ci aiutano e ci dicono che questa vacanza è holy, santa: holiday è il termine da loro utilizzato. Ma senza gli inglesi sulla nostra vacanza il vuoto stenderebbe la sua ombra minacciosa. Vacanza da che cosa?
Vacanza dall’impegno per recuperare una parte di sè perduta. Così noi tutti speriamo. L’unica cosa che possiamo auguraci in più rispetto a questo è di vivere in pieno una esperienza di vita senza che si tramuti in puro «esperimento» passeggero.

Nonostante si parli molto di «esperienza», questa dimensione dell’esistenza umana sembra in realtà decisamente in crisi. Oggi sembra che non si avverta più alcun bisogno di fare esperienza. La si è svalutata come fonte di autorità e saggezza, e al suo posto sembra subentrare una condizione fantastica in cui possiamo in ogni momento scegliere ciò che ci pare e poi tornare indietro a piacimento. Tutto si può (e anzi si deve) cambiare: una condizione in cui tutto ci appare controllabile e sostituibile.

Fatta un’esperienza, si crede che si possa tornare indietro sempre e comunque: essa si riduce a semplice «esperimento». Nulla sembra lasciare tracce in noi: la simulazione batte il reale per la sua più ampia potenzialità e il suo basso livello di rischio. Tuttavia ciò che il soggetto crede di padroneggiare viene neutralizzato, diventa qualcosa di inerte, di spento. Ciò ha delle conseguenze emotive e affettive preoccupanti. Si ha timore della realtà «nuda e cruda». In un mondo che fa paura, ha buon gioco tutto ciò che è simulato, capace di stare sotto controllo, reversibile.

Ma tutto ciò rende l’uomo affettivamente ed emotivamente fragile. La realtà è insicura: essa non garantisce il riparo dalle ferite e dai sentimenti negativi. Solo se accettiamo il fatto che non si può padroneggiare la realtà, riusciamo ad afferrare qualcosa di questa realtà, sfuggendo al trionfo del relativo.

Questo vale anche per l’esperienza della letteratura. La letteratura è qualcosa di irreversibile, capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita, la propria esperienza umana. E la vera esperienza non è mai quella che progettiamo di affrontare, secondo i nostri modi e i nostri tempi, ma è qualcosa che ci supera e ci sorprende. La letteratura è sorprendente.

Attenzione, quindi! Il libro che stiamo leggendo sotto l’ombrellone, se è vera letteratura, potrebbe cambiarci la vita.