Un libro spiega perchè la TV non ha ucciso il libro

LibroQuando Groucho Marx, uno dei comici più geniali della storia, veniva interpellato sulla nascente televisione rispondeva, tra il faceto e il piccato, che a suo giudizio lo schermo faceva un ottimo servizio al libro: ogni volta che qualcuno l’accendeva – sosteneva – lui si spostava in un’altra stanza a leggere un bel volume. Per uno dei tanti paradossi della storia, che si diverte a spiazzare perfino i più paradossali dei comici, l’osservazione “marxiana” si è trasformata in realtà in forma ben più immediata visto che oggi attraverso lo schermo – quello del computer oltre a quello televisivo – passa molta informazione di grande qualità sulle cose letterarie; anzi, spesso con le risorse dei blog, dei social network o dei siti dedicati, è proprio attraverso il web che l’informazione culturale si raffina e si afferma e si diffonde soprattutto meglio nelle molte nicchie mobili e avvertite che caratterizzano il fior fior dell’utenza libraria di oggi.

Forti di questa considerazione abbiamo provato a concretizzarla facendo tesoro da una parte dell’osservazione del fenomeno e poi sfruttando soprattutto la nostra esperienza pratica per realizzare questo “Librovisioni. Quando la lettura passa attraverso lo schermo” (Effata editrice). Un libro, realizzato a sei mani da Roberto Arduini, Cecilia Barella e Saverio Simonelli, che si pone deliberatamente in equilibrio sulla cresta dell’onda del cambiamento in corso e cerca di fissare alcune tendenze in vorticoso mutamento cercandone qualche prezioso antecedente.

Il testo si apre per questo con un approfondimento sul problematico e a volte conflittuale rapporto tra libri e informazione televisiva, passando in rassegna gli esperimenti più significativi: dal mitico “Approdo” programma già inconsapevolmente multimediale della nascente Rai fino al gioco “Per un pugno di Libri”, senza trascurare le varie “finestre” aperte dai telegiornali e dai rispettivi contenitori. Poi il nucleo centrale del testo dove si affrontano i “punti caldi” del rinnovato rapporto tra libro e media. Si parla quindi di librerie online, del progetto Gutenberg che data al 1971 e fu un primo tentativo di “dare la caccia” online ai contenuti culturali, e poi soprattutto di social network come Anobii, dove si realizzano e si mettono in relazione reciproca personalissime biblioteche virtuali – In questo particolare capitolo viene riproposta una conferenza del fondatore, il mitico Greg Sung. Al termine di questa sezione, un caso di studio: gli autori che lavorano e collaborano al programma di Sat2000 la Compagnia del Libro analizzano i risultati qualitativi e quantitativi della trasmissione che mette in comune mezzo televisivo e sito tentando forme sempre diverse di ibridazione e dialogo tra i due diversi media grazie al medesimo progetto.

Chiude il libro un’ampia e pionieristica panoramica sul fenomeno dei booktrailer ormai in via di affermazione anche nel nostro Paese. Libri da vedere come si fa con il trailer di un film nella speranza che queste nuove forme di promozione possano contribuire al riscatto di un mercato che vivacchia ancora su un incremento annuo – quando c’è – di pochi decimali.

Nessun commento a “Un libro spiega perchè la TV non ha ucciso il libro”

  1. lalla ha detto:

    “Il diavolo nella scatola”

    Un due tre, oplà
    chi uscirà di là?
    Un diavolo ghignante
    avvolto nella fiamma? Aiuto, mamma!
    Una piovra a otto braccia,
    o forse, chissà? Aiuto papà!
    Un drago verde e viscido
    che mi morde nel sonno?
    Aiuto, nonno!
    Un pipistrello nero che vola?
    presto…sotto le lenzuola!
    da: Filastrocche per giocare alla paura di Corinne Albaut, pp.42-43

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