Report Laboratorio O’Connor marzo 2011

Si è svolto lunedì 7 marzo l’incontro-laboratorio dedicato agli appassionati di libri e di lettura presso la libreria Feltrinelli-Galleria Sordi di Piazza Colonna a Roma.

Il laboratorio che da sempre in BombaCarta deve il suo nome alla scrittrice americana Flannery O’Connor e che nella collaborazione con Feltrinelli ha assunto anche un secondo nome, “Lettori cercasi”, per questo appuntamento ha registrato una buona presenza di lettori.  È un momento di condivisione non solo di libri che amiamo (o che non amiamo affatto) ma anche di una parte di noi.  Quello che un libro comunica a me può non comunicarlo ad un altro lettore e questo confronto è alla base di molte delle discussioni intorno ai testi che approdano nei nostri laboratori.  Senza parlare dei rimandi continui e silenziosi che si creano fra i diversi testi.Ora, la parola alle letture, 7 brani tutti diversi fra loro e tutti molto interessanti, sia dal punto di vista dei contenuti che della scrittura.

Eccoli:

C. S. Lewis, Sorpreso dalla gioia, Jaka Book  Un inizio particolarmente “bello”. Poche righe, dense e che spalancano le porte a orizzonti immensi: la preghiera arrendevole dell’autore che si converte a Dio (“ammisi che Dio era Dio”), l’umiltà con cui Dio lo accoglie, il ritorno (convertirsi non è forse un girarsi indietro?) del figliol prodigo, la durezza mite di Dio.

Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti, Mondadori Una pagina filosofico-esilarante da uno dei romanzi di fantascienza (che qualcuno definisce demenziale) più letti al mondo. Una zoomata sul pesce Babele, ovvero il pesce che se inserito in un orecchio umano funge da traduttore simultaneo di tutte le lingue, per passare alla dimostrazione della non-esistenza di Dio. Una pagina dove si concentrano tutti gli strumenti classici della comunicazione, a partire dal nome stesso del pesce…

David Foster Wallace, Infinite Jest, Fandango Libri  Due pagine di scrittura serrata, ma eccezionalmente “reale”. Un incontro-scontro fra un adulto e un bambino in un’ambientazione sospesa fra il quotidiano e il girato di un film. Pochi minuti che vengono descritti da un ritmo prima ampio e affrettato che si fa, in un secondo momento, sempre più preciso, incalzante, minuzioso. L’adulto per un soffio perde il treno che simboleggia la sua unica ed ultima possibilità di esistere. Il bambino pronuncia una sola frase: “Signore? Tu sei Gesù?”.

 Roberto Vecchioni, Il libraio di Selinunte, Einaudi  Una specie di “fotografia” della lettura, un omaggio al laboratorio che facciamo. L’istantanea di un libraio, privo di qualsiasi caratterizzazione, che legge per il piacere di leggere. Per nessun pubblico, in una lingua non comprensibile, ma con la facoltà di rendere bellissime le parole, restituirle a se stesse, offrirle. Un’immagine “poetica”, decisamente stucchevole, ma ben descrittiva di una delle infinite possibilità che un libro e la lettura dei suoi contenuti possono stimolare.

 Daphne du Maurier, Gli uccelli e altri racconti, Il Saggiatore  Un brano intenso, al limite della scrittura horror. Un testo diventato noto attraverso le immagini dell’omonimo film di Hitchkock. C’è tutto per fare di queste poche righe un’ottima summa di un racconto del terrore: un mondo, una guerra, uccelli che diventano intelligenti come gli uomini, l’attacco degli uccelli, il sangue, la paura che cresce riga per riga.

 Aleksandr Solzenicyn, Una giornata della vita di Ivan Denissovic, Einaudi  Pagine che descrivono pochi istanti e piccoli movimenti di uomini qualunque. Eppure uomini senza libertà, così come pagine immense. La vita nei gulag, la quotidianità rubata alla dimensione umana, la perdita della dignità ma il riuscire a fare alcune cose come un lavoro di muratura o il furto di una scodella di minestra possono diventare i cardini di una giornata definita “quasi felice”. Tutto il brano converge in quel quasi che apre uno squarcio su infinite giornate tutte uguali.

 Marco Lodoli, Isole. Guida vagabonda di Roma, Einaudi  Passeggiare per Roma ovvero descrivere luoghi o persone “universali”. Potremmo essere ovunque: Roma diventa la “scusa” per vedere, per “riconoscere un’isola nel grande mare della città”. Periferia, gente umile che fa cose semplici come pulire i vetri di una finestra, camminare per strada con buste di plastica, giocare in un cortile. Niente è banale: tutto assume valore grazie al modo in cui viene guardato.

 La biblioteca dei Laboratori O’Connor è disponibile su Anobii.

Al prossimo incontro!