Turista per casa

E così l’altro giorno ho preso l’autobus. Era la prima volta che lo facevo, qui a Maratea. Maratea è l’amena località della Basilicata sulla costa tirrenica dove io villeggio dal 1970. In oltre 40 anni non avevo mai preso l’autobus, forse neanche c’erano in quegli anni, comunque non me li ricordo. E invece l’altro giorno, non so nemmeno bene il motivo (lo so in realtà: una sola auto, troppi nipoti), mi sono trovato su un bus che dalla spiaggia mi ha portato a qualche centinaio di metri dalla strada di casa. E’ stata un’esperienza interessante: le stesse strade, gli stessi tornanti, lo stesso paesaggio che da decenni ero abituato a “non vedere più” percorrendolo a bordo di un automobile, ecco che mi appariva in un’altra luce, da un’altra prospettiva. Tutto era visto da una posizione più alta, dal sedile dell’autobus, un veicolo opposto all’auto, proprio per il suo essere un mezzo di trasporto pubblico. Un po’ la stessa differenza tra scuola e casa: a casa sei al sicuro, conosci tutto e tutti e non accade (quasi) nulla di imprevisto mentre a scuola, ti trovi immerso in un ambiente tutto da scoprire, pieno di persone sconosciute come territori immensi tutti da esplorare. E così, su quel bus che pigramente risaliva le curve di Maratea, mi sembrava di vedere un paese che non conoscevo, pur conoscendolo a memoria. Una strana sensazione quella di rivedere luoghi abituali come se fosse la prima volta. Insomma ero proprio spaesato quando mia moglie ad un certo punto mi fa: “non ti senti un po’ turista?”. La frase mi ha colpito per la sua verità; era proprio questo il mio sentimento …e pensare che non ho mai amato il “turismo”, non so nemmeno io perché, forse per il pregiudizio verso questa attività così recente nella storia dell’umanità e (apparentemente) così superficiale. Però forse la frase di mia moglie mi indicava una nuova dimensione del turismo, più profonda: quello del “turista per casa”. Forse, chissà, è il modo migliore per apprezzare la propria casa (coglierne gli infiniti imprevisti che accadono quotidianamente) e gustare il proprio essere turista, cioè l’essere comunque, su questa terra, di passaggio.