La vita del legno tra memoria e significati

camino_bc_2Provare a scrivere un editoriale sul legno durante le vacanze di Natale, ipnotizzato dal focolare domestico, è stata un’esperienza quasi surreale. Pur armato di penna e buone intenzioni non sono riuscito a mettere insieme più di tre righe e qualche scarabocchio ma, come sempre, sono rimasto incantato dallo spettacolo che avevo di fronte. Perché ogni ciocco, abbandonato al calore delle fiamme, ha una sua storia da raccontare: non ci sono due lingue di fuoco uguali, non ci sono due rami che impiegano lo stesso tempo per diventare brace, poi cenere. Mio padre questo lo sa, come sa che c’è un legno adatto a ogni esigenza; ce ne vuole uno robusto al mattino che possa alimentare il camino fino all’ora di pranzo, ci sono poi quelli piccoli e asciutti, ottimi per dare vita alle fiamme o per rianimarle. Una qualche forma di istinto deve averci suggerito che solo gettando nel fuoco un materiale vivo si esalta davvero la passione del focolare.

Ma cosa rende il legno più vivo della pietra o del marmo? La prima cosa a cui ho pensato è stata la sua capacità di assumere forme diverse e soprattutto significati: l’artista che scavando nel legno, lo trasforma nel volto di una donna, ne rivela un’anima che agli altri prima sfuggiva, nascosta dall’apparente banalità del ceppo. Nel suo secondo romanzo (Tetano, 2011 – minimum fax), Alessio Torino racconta di un gruppo di ragazzi alle prese con la costruzione di una zattera. Se per alcuni di loro attraversare il fiume che scorre vicino Pieve Lanterna è soltanto un’avventura estiva, l’arrivo di Tetano, mosso dal desiderio e dal bisogno di fare pace con una parte di sé, riempie di nuovi significati la zattera e l’estate dei suoi amici. Tenuta a galla dalla determinazione del protagonista la zattera comincia a solcare il torrente, come se il legno avesse un’anima capace di assorbire sentimenti ed emozioni di chi lo circonda; lo sa bene il maestro Yoda, quando spinge l’allievo Skywalker a entrare nella boscaglia del pianeta Dagobah dove Luke muoverà la spada laser contro una proiezione del padre. Quel posto è forte del lato oscuro della forza. Un regno malvagio esso è.

legno_1_bcFinito di rivedere il quinto episodio di guerre stellari, ho scambiato due chiacchiere con Giuseppe Mungari, maestro liutaio a Crotone, che in un paio d’ore ha suonato una decina di arpeggi e nominato diversi alberi di cui ricordo soltanto il palissandro per il suo nome un po’ particolare; Giuseppe mi ha parlato degli anelli dell’abete, sottili e paralleli, adatti alla trasmissione del suono, e di come l’acero, tenero e caldo, elastico, sia buono per costruire le casse delle chitarre. Il legno cresce ovunque, ha aggiunto, ma le caratteristiche dipendono dal clima, dall’esposizione al sole. Ho pensato alla cartine geografiche che disegnavamo alle scuole elementari, le mappe dei fiumi, dei monti; la cartina del legno – un colore diverso per ciascun tipo di legno in base a dove cresce – avrebbe un suo perché. Vicino al nero dell’ebano si potrebbero mostrare i flauti e i tasti del pianoforte. Ciascun albero sposa il suo clima e favorisce la crescita di uno specifico artigianato. Possiamo dire allora che le venature del legno raccontano la storia dei popoli e l’origine delle loro tradizioni? Nella versione cinematografica di Pinocchio, diretta da Luigi Comencini, il gatto e la volpe chiedono a una passante da chi sia abitato il paese in cui sono approdati. La nonnina risponde duecento anime, una ventina di somari, centottanta pecore e due falegnami. Non conta i preti e neppure i dottori, dice il numero dei falegnami. Uno dei due si chiama Geppetto e di lì a poco deciderà di costruire un burattino. C’era una volta un pezzo di legno, così comincia la storia.