Appuntamento con BombaMusica

Giovedì 12 febbraio, alle ore 19.00, appuntamento con BombaMusica, il laboratorio di BombaCarta in cui ascoltare e proporre buona musica.

Tema di questo incontro è: il mare. Ognuno porta un brano che evochi, ricordi, parli del mare, poi li si ascolta uno alla volta e via via si commentano insieme. La durata dei pezzi dovrebbe essere di massimo 5 minuti, ed è preferibile portarli su cd (ma non necessario, per altri supporti tipo ipod, flash pen, o brani in mp3 contattatemi); è meglio portare anche le fotocopie dei testi, soprattutto se non sono in italiano.

Ci vediamo in via San Saba 19 (Aventino, Metro B Circo Massimo), dalle 19.00 alle 21.00.


Sì, viaggiare

Nasce BombaMusica a Cosenza. Un gruppo di sconosciuti realizzano il loro primo laboratorio, il 29 gennaio ’09, dietro i consigli e le indicazioni di Andrea Monda e Gian Luca Figus. I partecipanti entrano a far parte del laboratorio con un invito. Un procedere graduale e prudente, data l’inesperienza. Tutti aderiscono in assoluta libertà, secondo lo stile di BombaCarta. La caratteristica del gruppo cosentino è la mobilità: il luogo dove si svolge il laboratorio non sempre è lo stesso. Siamo in tournée nelle abitazioni dei partecipanti, dove lì tutto viene preparato per svolgere il laboratorio nel modo migliore. L’esperienza presto offrirà un nuovo esercizio d’ascolto. In tanti, amici e semplici curiosi, chiedono di entrare a farne parte. Per non deludere le attese e il loro entusiasmo, BombaMusica Cosenza propone un laboratorio itinerante, l’ascolto di un album inquieto e spirituale, in automobile. Sì, viaggiando. Spesso ci spostiamo da un posto all’altro in auto, con la radio accesa durante il tragitto. Allora, perché non provare? Sarà come guardare un videoclip sul parabrezza dell’auto, anziché su un televisore. [Continua »]


Si a pellicula Hominum liberi inscripta incipere volumus…

E Damiani Garofali charta Rosa Elisa Giangoia vertit.

Children of MenQuid accideret si numquam in terra liberi nascerentur? Orbi terrarum nullum futurum tempus esset, solum praeteritum esset et historia moritura esset. Quod est argumentum praecipuum pulcherrimae pelliculae inscriptae Hominum liberi a gregis domino et philosopho Mexicano Alfonso Cuaròn editae ex eiusdem nominis fabula Romanica  a muliere Britannica cui nomen est Phyllis Dorothy James scripta. Ille Cuaròn nobis universum cinereum, iniquum, sine colore, tempore inter aetatem ad artes pertinentem et igniferum missile atomicum, ostendit. Quo loco sine altitudine agunt viri, in omnibus rebus machina motus signante fere semper manibus mota insecuti, ut belli testes essent, imaginibus ad futuri temporibus fidem addendam certis monumentis aptis ut sensus seclusus pareretur et veritatum  inopia augeretur. Vitae spes sola pelliculae ad meliora promittenda rima est, in itinere caeco, quo casus omnium vitas regit. Quae omnia nos ad bivium ducunt: tempus futurum ad nascendi notionem relatum et igitur ad spem, contra futurum tempus sine spe.

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E il cantautore vide l’angelo

Anno 1989. Il songwriter Nick Cave scriveva un romanzo dal titolo And the ass saw the angel, citazione di un passo del libro dei Numeri: “L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada…” (22,23). E’ la storia di un muto Euchrid Eucrow, figlio di una madre alcolizzata e di un padre sadico che infligge torture agli animali. L’arrivo di una bambina nella vita dannata di Euchrid porterà speranza. Forse! L’idea del racconto proseguirà negli albums di Cave “From Her to Eternity”, “The Firstborn Is Dead” e “Your Funeral… My Trial”. Gli stessi toni inquieti e tesi che distinguono il cantautorato italiano desideroso di salvezza, fino al nuovo pop, invece crucciato con la religione. La musica italiana nasce dal melodramma operistico e dal canto popolare napoletano che confluisce nelle romanze da salotto della seconda metà dell’Ottocento. Celebre Stanislao Gastaldon con Musica Proibita: “Vorrei baciare i tuoi capelli neri. Le labbra tue e gli occhi tuoi severi! Stringimi, o cara, stringimi al tuo core. Fammi provar l’ebbrezza dell’amor”. Il prototipo del cantautore, il Claudio Baglioni dei giorni nostri. Un patrimonio riproposto al pubblico in maniera “leggera”, secondo lo stile del recitar cantando (forma comprensibile di canto recitato) adatto ai grandi solisti per interpretare l’amore, la tragedia e la comicità della vita. L’innovazione ebbe un influsso decisivo sulla musica italiana, lo stesso esercitato sul rock contemporaneo da “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, “Pet Sounds” dei Beach Boys e “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles. [Continua »]


Il cielo è dei violenti

The violent bear it away, Flannery O' ConnorDopo quattordici anni, Einaudi riporta nelle librerie italiane Il cielo è dei violenti (titolo originale The violent bear it away, traduzione di Ida Omboni) il romanzo più celebre di Flannery O’Connor, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1955.
È il racconto della storia della famiglia Tarwater che, decimata da disgrazie e incidenti,  sopravvive in una fragile discendenza obliqua maschile: il vecchio zio Tarwater, un folle profeta dei boschi, suo nipote Ryber, un grigio insegnante di provincia, e il quattordicenne Tarwater, orfano, pronipote del primo e nipote del secondo. L’ambientazione è quella del Sud degli Stati Uniti, un’area capace di essere allo stesso tempo placidamente borghese o rabbiosamente selvaggia, un territorio in cui si può trovare la cittadina dove “gli occhi delle persone non ti si attaccavano addosso come gli occhi della gente di campagna”, e il mondo allo stato naturale “dove ogni filo d’erba sembra un nervo, verde e vivido”.
La vicenda del romanzo si gioca in una lotta per il controllo del destino, il proprio e quello del giovane Tarwater, da parte dei due adulti. Tarwater rapisce l’omonimo pronipote trascinandolo con se nei boschi e qui lo indottrina alla sua fede radicale, insegnandogli un’esistenza vissuta nell’attesa della propria vocazione. Alla morte del prozio, l’orfanello ritorna in città dallo zio Ryber, che lo accoglierà in casa con l’idea di liberarlo dall’influsso delle superstizioni del vecchio. Il nucleo simbolico della vicenda si incarna nel figlio mentalmente ritardato di Ryber, Bishop, portatore sano di un amore irragionevole, alternativamente definito come “raccapricciante”, “odioso”, “spaventevole”, un amore violento a cui resistere o da cui lasciarsi travolgere: il vecchio Tarwater considera il battesimo di Bishop come la missione con cui coronare la propria esistenza da profeta, missione da realizzare ad ogni costo, anche post mortem mediante le piccole mani del giovane Tarwater; Ryber vuole salvare il figlio, e se stesso, dalle irrazionali  ossessioni del vecchio.
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Staffetta

Nell’ultimo laboratorio O’connor abbiamo letto brani estratti  da Il cielo è dei violenti (F. O’Connor, per l’appunto), Un’arancia a orologeria (A. Burgess), Sabotaggio d’amore (A. Nothomb) e L’acchito (P. Grossi).  A marzo saltiamo un turno, per poter partecipare a questo evento qui:

“giovedì 5 marzo ore 17.30, alla Casa delle Letterature (Piazza dell’Orologio 3, Roma), presentazione del libro FUTURISTE, Letteratura. Arte. Vita., a cura di Giancarlo Carpi (ed. Castelvecchi). Intervengono: Barbara Alberti, Ester Coen, Daria Galateria, Andrea Gareffi. Sarà presente il curatore.”

L’appuntamento con il laboratorio di lettura di Bombacarta è per il 2 aprile p.v.


A partire da…”I figli degli uomini” di Alfonso Cuaròn

Cosa succederebbe se non nascessero più figli sulla terra? Il mondo non avrebbe più futuro, esisterebbe soltanto il passato e la storia diventerebbe residua, tendendo iseorabilmente all’esaurimento.

Scena tratta da "I figli degli uomini" di Alfonso Cuaròn (2006)

Scena tratta da “I figli degli uomini” di Alfonso Cuaròn (2006)

Questo è il tema centrale di Children of men (trad. I figli degli uomini) splendido film del regista e filosofo messicano Alfonso Cuaròn tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice britannica Phyllis Dorothy James. Cuaròn ci mostra un mondo grigio, oppressivo, incolore, fra il pre-industriale e il post-atomico. In questo ambiente senza profondità si muovono i personaggi, seguiti in tutte le situazioni dalla macchina da presa, quasi sempre a mano e con lunghi piani sequenza come fossero inviati di [Continua »]