di
Maurizio Cotrona -
pubblicato il 3 Marzo 2009
Dopo quattordici anni, Einaudi riporta nelle librerie italiane Il cielo è dei violenti (titolo originale The violent bear it away, traduzione di Ida Omboni) il romanzo più celebre di Flannery O’Connor, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1955.
È il racconto della storia della famiglia Tarwater che, decimata da disgrazie e incidenti, sopravvive in una fragile discendenza obliqua maschile: il vecchio zio Tarwater, un folle profeta dei boschi, suo nipote Ryber, un grigio insegnante di provincia, e il quattordicenne Tarwater, orfano, pronipote del primo e nipote del secondo. L’ambientazione è quella del Sud degli Stati Uniti, un’area capace di essere allo stesso tempo placidamente borghese o rabbiosamente selvaggia, un territorio in cui si può trovare la cittadina dove “gli occhi delle persone non ti si attaccavano addosso come gli occhi della gente di campagna”, e il mondo allo stato naturale “dove ogni filo d’erba sembra un nervo, verde e vivido”.
La vicenda del romanzo si gioca in una lotta per il controllo del destino, il proprio e quello del giovane Tarwater, da parte dei due adulti. Tarwater rapisce l’omonimo pronipote trascinandolo con se nei boschi e qui lo indottrina alla sua fede radicale, insegnandogli un’esistenza vissuta nell’attesa della propria vocazione. Alla morte del prozio, l’orfanello ritorna in città dallo zio Ryber, che lo accoglierà in casa con l’idea di liberarlo dall’influsso delle superstizioni del vecchio. Il nucleo simbolico della vicenda si incarna nel figlio mentalmente ritardato di Ryber, Bishop, portatore sano di un amore irragionevole, alternativamente definito come “raccapricciante”, “odioso”, “spaventevole”, un amore violento a cui resistere o da cui lasciarsi travolgere: il vecchio Tarwater considera il battesimo di Bishop come la missione con cui coronare la propria esistenza da profeta, missione da realizzare ad ogni costo, anche post mortem mediante le piccole mani del giovane Tarwater; Ryber vuole salvare il figlio, e se stesso, dalle irrazionali ossessioni del vecchio.
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