Letteratura e televisione
La televisione ha obbligato il cinema ad approfondire e a diversificare la forza di spettacolo audiovisivo che le è propria. Grazie al circuito dell’home video il televisore diventa un supporto, un visore che permette la visione dello stesso film più volte di seguito o spezzata in parti e che prevede anche la possibilità di rivedere subito una scena particolamente gradita, o di saltarne alcune, se il film è stato già visto.
La televisione, come aveva fatto il cinema, si è rivolta spesso a scrittori. In Italia essi hanno avuto anche funzioni direttive. Pochi si sono impegnati nella specifica produzione televisiva degli «sceneggiati». Ricordiamo M. Soldati, che ha scritto sceneggiati di successo come I racconti del maresciallo. Altre volte invece, specie negli anni ’60, il rapporto tra la televisione e la letteratura in Italia ha preso la forma dell’adattamento televisivo di romanzi come Piccolo mondo antico, La Pisana, Il mulino del Po, Mastro don Gesualdo, I promessi sposi, curato non da letterati ma da professionisti come Sandro Bolchi e Anton Giulio Majano .
Si pone la questione circa la «poeticità» possibile di una comunicazione televisiva: essa può far ben poco ricorso all’ambiguità e alla polivalenza di senso della lingua letteraria. Innanzitutto si avvertono motivi di carattere economico che impongono tempi di lavorazione più veloci fino a quelli seriali e meccanici, della [Continua »]
Secondo McLuhan «l’uomo tipografico ha subito accettato il cinema proprio perché offre, come il libro, un mondo interiore di fantasie e di sogni. Lo spettatore cinematografico è psicologicamente solo come il silenzioso lettore di libri». Non sono pochi gli scrittori che hanno fatto riflessioni sul cinema. Possiamo ricordare in rapida carrellata il racconto Cinematografo cerebrale di E. De Amicis, La Filosofia del cinematografo di Papini, l’attività di G. Gozzano per la casa cinematografica Ambrosio. E poi Una recita cinematografica di F. Tozzi e ancora possono essere citati nomi come V. Majakovskij, A. Gide, J. Green, A. Machado, A. Huxley, M. Bontempelli, G. Piovene, V. Brancati. È da notare comunque come questa collaborazione tra cinema e letteratura fu spesso dettata da motivazioni economiche più che dal reale interesse degli scrittori. D’altra parte il cinema, nell’intento di nobilitarsi come arte, ha fatto ricorso alla letteratura nella forma del corteggiamento di scrittori di grido. Il caso più eclatante forse fu quello che nel 1924 vide la collaborazione di G. D’Annunzio al film Cabiria di G. Pastrone: D’Annunzio si limitò a riscrivere le didascalie già abbozzate dal regista e a dare il nome ai personaggi, ma bastò questo a «consacrare» il film con l’autorità del poeta-vate. Uno tra i migliori scrittori che si occupò sapientemente di cinema, anche se non senza qualche imbarazzo, fu Pirandello e in particolare con i suoi Quaderni di Serafino Gubbio operatore . E non è un caso che L. Pirandello sia stato anche autore di teatro. Il cinema si colloca in una posizione intermedia tra il teatro che «rappresenta» e il romanzo che «narra».
«Un libro che si legge come una videocassetta e si guarda come un romanzo»: questa la frase stampata sul retro di copertina del romanzo In tempo per il cielo di Gabriele Romagnoli . Un’affermazione del genere prende in prestito una specifica modalità di venire a contatto e gustare un’opera d’arte, quella legata all’immagine in movimento, al video. Il processo di visione di una videocassetta viene proiettato sulla lettura di un libro di narrativa. D’altra parte il titolo del romanzo, a sua volta, è la traduzione italiana di Late for the sky, un disco di Jackson Brown. Non sono pochi i narratori che affermano di scrivere con la televisione accesa su un canale che trasmette videoclip, ma a volume azzerato o lasciando scorrere le immagini di un video. Possiamo immaginare, ad esempio, scrittori come J. Kerouac battere alla tastiera della propria macchina per scrivere come se suonassero su una tastiera, tenendo
Savona, marzo 2009 – Sentieri che non conosco, che si snodano, si srotolano, si distendono al di là dei colli romani, al di là della reggia di Caserta, al di là dei crinali appenninici – terra di lupi -, giù giù per la piana piatta del Salento.
Le Officine di quest’anno hanno messo a punto un metodo davvero nostro e originale, basato sulla consonanza, la contiguità, il collegamento, l’associazione e l’intreccio al fine di trovare un senso, qualcosa che sia importante dire, condividere, raccogliere e anche conservare.