Le strade di Antonia Arslan
Il 24 aprile si celebra la strage degli armeni per mano dei nazionalisti turchi nel 1915. Il primo genocidio del ‘900 (circa 1,2 milioni di morti) è un evento storico rimasto sconosciuto ai più in Italia fino al 2004, quando Antonia Arslan pubblicò il suo primo romanzo. Il sorprendente La masseria delle allodole vinse il Premio Campiello ed ebbe un grandissimo successo di pubblico. Anche perché rivelò un’autrice capace di raccontare fatti drammatici realmente avvenuti senza recriminazioni, ma facendo vibrare la parola scritta di bellezza e di amore per la vita. Alcune settimane fa Rizzoli ha pubblicato il sequel del primo romanzo della Arslan, La strada di Smirne, un altro grande libro. In esclusiva per BombaCarta, ecco la trascrizione di una mia intervista del 26 marzo scorso ad Antonia Arslan in cui emerge tutto lo spessore umano, culturale e spirituale di questa autrice unica nell’attuale panorama letterario italiano.
Sono passati cinque anni dalla pubblicazione del tuo primo romanzo e oggi ci sorprendi nuovamente con un altro splendido racconto. Cosa lega questi due libri?
Ho sempre saputo di dover dare un seguito a La masseria delle allodole. Sentivo dentro di me che le storie narrate in quel libro erano appena iniziate ma non sviluppate completamente. Restava in sospeso tutta una dimensione del racconto ovvero ciò che sarebbe accaduto negli ultimi due anni di guerra e subito dopo. La masseria delle allodole si conclude con la salvezza dei bambini, ma poi cosa succede? Che ne sarà di questi bambini che trascorrono un anno della loro vita in uno scantinato di Aleppo prima di partire per l’Italia con passaporti falsi? [Continua »]
Il gruppo indie italiano Una Pura Formalità pubblica nel 2008 il primo Ep “Canti Didascalici”. Tre i brani che compongono il mini album: “Sgravello”, “Il Disillusionista” (duro attacco al Papa e alla dottrina cristiana) e “Il Mio Elogio della Polvere”. Quest’ultima intercettata per l’amara riflessione sul senso della vita e il suo cominciamento. Sullo sfondo, il racconto della creazione nei primi due capitoli della Genesi: “Il Signore Dio plasmò l`uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2,7). Secondo la tradizione dei Padri della Chiesa, il termine “divenne” può essere tradotto così: (l’uomo) si trasformò in un essere spirituale. In Genesi 1,26 si parla della creazione ad “immagine e somiglianza” [vedi
Nato come una lettura presso l’Università di Stanford e poi pubblicato nel volume The Portable Atheist: Essential Readings for the Non-Believer a cura di Christopher Hitchens, Blues della fine del mondo (Einaudi, traduzione di Susanna Basso) è un esile ma robusto saggio sul rapporto tra l’uomo e la sua finitezza.
“Liber qui ut capsula ad imagines se moventes videndas apta legitur et ut Romanica fabula aspicitur“: quae verba impressa in tegumenti retro Romanicae fabulae ab illo autore cui nomen Gabriele Romagnoli est compositae et Ad tempu ad caelum inscriptae sunt. Quod dictum mutuatur modum proprium contingenti et aestimandi opus singolari artificio factum, cum imaginibus se moventibus coniunctum, quod nunc video appellamus. Videndi modus capsulam ad imagines se moventes aspiciendas aptam in Romanicam fabulam legendam mittitur.
“Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi tengono dentro. Voglio protendermi e toccare la fiamma, dove le vie non hanno nome”. E’ la prima strofa di Where The Streets Have No Name, storica canzone degli irlandesi U2, la band rock più famosa degli ultimi vent’anni. Il vocalist e capo carismatico Bono Vox, nelle esibizioni live, canta di strade senza nome, correndo da una parte all’altra del palco, per trovare la via del Paradiso, o di un paradiso. La stessa idea che muove
Tra gli anni ’30 e gli anni ’50 la radio raggiunse una diffusione che la mise in grado di concorrere con la stampa. È questo il periodo nel quale scrittori e pensatori come L. Pirandello, Trilussa, G. Deledda, B. Brecht videro nella radio nuove possibilità per la diffusione della cultura e nacquero i «radiodrammi», testi di spessore letterario scritti appositamente per essere letti e diffusi via radio . Il radiodramma si collega alla tradizione del racconto orale, ma impegna l’autore a far interagire la parola, attraverso il montaggio, con le musiche, i suoni e i rumori.