di
Antonio Spadaro -
pubblicato il 15 Gennaio 2009
«La nudità del cielo fa appello alla nostra», nota Cesare Pavese in Piscina feriale, un breve racconto che descrive movimenti e intuizioni del protagonista mentre in agosto si trova con amici sul bordo di una piscina. Lo scrittore comprende che è difficile nascondersi in questa insolita nudità: «Siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso, qualcuno contorto, e dentro di noi c’è un vuoto, un’attesa, che ci fa trasalire la pelle nuda». Ecco l’intuizione fondamentale: «In verità, siamo tutti in attesa» (1). L’opera di Pavese è una delle più ampie e ricche del Novecento italiano, una tra le più discusse e dense di significati e valenze: da quelle più politiche a quelle più esistenziali e anche religiose. La sua opera è stata solcata dalla critica di ogni segno e direzione. A cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo (Cuneo), ci sembra necessario proporre qualche riflessione fondamentale, tentare di cogliere quello che ci pare essere il vero nervo scoperto della vicenda artistica dello scrittore, nella quale vita e letteratura convergono nell’attesa di vivere una pienezza sfuggente.
La lotta di un giovane
Dove troviamo le radici del desiderio di vita che si fa scrittura pulsante? Già il Pavese tra i 17 e i 22 anni esprime tensioni interiori illuminanti, tradotte in racconti, poesie e lettere che convincono, nonostante siano testi ancora acerbi. Essi esprimono la lotta interiore tra la bellezza e una visione stinta della vita, tra il desiderio di pienezza e l’inettitudine. Incamminandosi a passi lenti lungo la costa di un colle ai primi di ottobre, il protagonista di Lotte di giovani percepisce con ammirazione lo spettacolo che ha intorno: «Alzando il capo spaziavo lo sguardo e sentivo nello spettacolo di quella campagna qualcosa di grande di bello, struggendomi di non comprenderlo appieno e di non saperlo rendere in parole. Tentavo di goderne qualcosa, ma nulla riusciva a scuotermi l’indolenza interiore. Nei punti scoperti della strada mi alitava addosso la freschezza vivida della brezza ma [Continua »]