L’identità è una crosta?

Lui, l'altroChi è lui? Chi è lo sconosciuto che mi sta di fronte, l’altro con cui ho incrociato lo sguardo, questo tale che mi parla, la persona con cui sto viaggiando gomito a gomito sull’autobus, l’uomo che mi viene incontro sul marciapiede? In Israele una simile domanda vuole innanzitutto una precisa risposta di carattere etnico perché essere ebreo o arabo (ancorché israeliano) è un elemento di diversità radicale che suscita sentimenti e comportamenti molto differenti. Eppure la questione non è così semplice. Può accadere, per esempio, che un ebreo cresciuto in un paese come l’Iraq, dopo aver parlato solo arabo per ventitre anni (e, quindi, con un’anima araba), sia costretto a lasciare il Paese per via del suo sangue semita e a rifugiarsi in Israele, l’unico paese disposto ad accoglierlo. Giunto nel nuovo Stato, questo strano ebreo di cultura araba, decide di abitare nel quartiere arabo di Haifa e di diventare uno scrittore. [Continua »]


A partire da… un’opera

Quest’anno l’Officina romana di BombaCarta sceglie di cambiare “stile”. Non avremo più un tema generale comune, ma sceglieremo di confrontarci “a partire da…” un’opera d’arte. Dunque non più un tema, ma un’opera. Era ormai tempo, lo sentivamo. Ogni opera d’arte è un condensato di visione, di conoscenza e affetto. Anzi: l’opera stessa è una “visione”, una prospettiva sulla realtà, che è in grado di abilitare il suo “spettatore” a collocarsi davanti al mondo in un modo nuovo.

Dunque ciascuno di coloro che coordineranno l’Officina sceglierà un’opera d’arte: un quadro, un brano musicale, un testo letterario, un film, una scultura, un’installazione,… un’opera, frutto della creatività e del “genio” umano che, a loro giudizio, è denso di visione. Poi chiameranno altri a dare il loro contributo. Ma che cosa significa dare il proprio contributo?

Cerchiamo di chiarirlo… Facendo BombaCarta abbiamo compreso che l’arte è una “esperienza”, non un “fatto” o un “oggetto” (ob-jectum) che mi sta davanti e che io devo semplicemente “rispettare” come se fosse a me estraneo. Nel momento in cui io vengo a contatto con questo “oggetto”, esso “rischia” di diventare carne della mia carne e ossa delle mie ossa e pupilla del mio [Continua »]


L’arte come ri-conoscenza. A partire da Foglie d'erba di Whitman

One blue sky above us/  One ocean lapping all our shore/ One earth so green and round/ Who could ask for more? Questo è l’incipit di My Rainbow Race, una canzone di Pete Seeger del 1969 che mi ricorda tanto da vicino la domanda di Whitman citata da Antonio Spadaro in un recente messaggio (Il semplice fatto di esistere – che vi è di meglio?). Sempre nel 1969 il poeta argentino J.L.Borges ha tradotto, con ammirazione e passione, la raccolta di Walt Whitman Foglie d’erba precisando nel prologo, tra l’altro, che: “Innumerevoli sono coloro che hanno imitato, con esito diverso, l’intonazione di Whitman: Sandburg, Lee Masters, Maiakovskij, Neruda…”.

Anche Seeger, un “semplice” cantautore folk, ha imitato Whitman, ma così anche Bob Dylan, Bruce Springsteen, Tom Russell… e questo solo per rimanere nell’ambito della musica leggera. In effetti il poeta di Canto di me stesso e di Foglie d’erba è l’Adamo della poesia americana, così come Emily Dickinson è Eva: sono i progenitori di una tradizione letteraria che forse affonda le sue radici in Omero, ma che ancora oggi è tra le più vive, vegete e urticanti in circolazione. [Continua »]


Exordium ex… artis opere

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Opera d'arteLabente anno Officina Romana quae in BombaCarta est iter mutare legit. Argumentum commune iam nobis non erit, sed inter nos disceptare exordium ex…artis opere sumentes optabimus. Igitur iam non argumentum, sed opus. Tempus venit, ut intelleximus. Omnia artis opera in se ipsa animos, notitias, studia conglobant. Immo, ipsum artis opus est de natura opinio ad suum spectatorem ante orbem terrarum renovata mente ponendum apta. [Continua »]


“Pietre di Scarto”, BombaCarta a Reggio Calabria

Dopo la pausa estiva, durata il tempo necessario per riprendere fiato e per guardare con entusiasmo sempre maggiore ai futuri impegni, ricominciano a Reggio Calabria le attività di Pietre di scarto.

Rinnovati, dunque, gli incontri del laboratorio di lettura “Il filo di Arianna”, del laboratorio di scrittura creativa “Carta, penna e…”, quello con l’Officina di espressioni creative ed il laboratorio di cinema. Anche quest’anno i laboratori avranno cadenza mensile ed è possibile conoscere le date, già stabilite, consultando il nuovo calendario 2008/2009.

Sul nostro blog forniremo periodicamente informazioni più dettagliate anche in merito a nuovi laboratori.

Ricordiamo, inoltre, il contributo di Pietre di scarto al progetto “Ottobre piovono libri, i luoghi della lettura”, giunto quest’anno alla sua terza edizione, che ci vede impegnati presso la biblioteca De Nava. Vi aspettiamo!


Emanuel Carnevali: “semino parole da un buco della tasca”

Parte del testo confluito negli Atti della giornata di studi «”Sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca”. Emanuel Carnevali (1897-1942)», Bazzano (BO) 11/10/08 (Flyer)

Emanuel Carnevali«Carnevali è una bomba che esplode entro la nostra cultura d’oggi» , così Maria Corti commentava nel 1978 la prima pubblicazione in Italia degli scritti di Emanuel Carnevali. Nel leggere l’opera poetica, narrativa e critica di questo autore italo-americano si ha l’impressione di avere tra le mani un tizzone ardente che si è consumato troppo in fretta, bruciato al tempo di una visione, di un lampo, di un grido.

Se in Italia non fosse stato pubblicato Il primo dio , una raccolta di suoi scritti narrativi, poetici e critici, forse negli anni la memoria di questo scrittore si sarebbe persa definitivamente, almeno per il pubblico dei lettori. Eppure Carnevali, oltre ad essere uno dei migliori poeti italo-americani in lingua inglese,  è stato tra di essi il primo a entrare in un confronto critico pieno e paritetico, schietto e per nulla diplomatico, con gli autori statunitensi più apprezzati del suo tempo, quali, ad esempio, Ezra Pound , William Carlos Williams , Sherwood Anderson e Carl Sandburg, divenendo [Continua »]


Il realismo luminoso di Jiro Taniguchi

Jiro Taniguchi, In una città lontana

Jiro Taniguchi, In una città lontana

Se le ore si succedono freneticamente e la vita è una tempesta cosmica che stordisce, potremmo trovare un grande sollievo nelle tavole del disegnatore giapponese Jiro Taniguchi ovvero in immagini capaci di rimodulare la frequenza del battito del nostro cuore su un ritmo più umano. L’occasione per questa riflessione è scaturita dalla lettura di In una città lontana (Harukana Machi-e), una sorprendente graphic novel, scritta e disegnata da Taniguchi nel 1998 (e che non ha nulla a che fare, per lo stile e la qualità della narrazione, con i manga commerciali che tutti conosciamo). La potenza di questo fumetto sta nello spazio interiore aperto innanzitutto attraverso la rappresentazione estremamente realistica del mondo in cui si svolge la storia (notate, per esempio, nella figura, il nitore architettonico della scuola in cui si muovono Hiroshi e Tomoko). Una precisione e una concretezza espressiva che sarebbe fine a se stessa se non ci fosse un dialogo continuo tra le vibrazioni di questo contesto urbano e naturale e i moti dell’animo dei personaggi. Un dialogo possibile perché è costitutivo del modo di vivere dei protagonisti delle sue storie che sono portati – per carattere o dalle circostanze – a guardarsi intorno con curiosità, a cogliere con stupore e meraviglia quanto accade davanti ai loro occhi, a godere di momenti e rivelazioni inaspettati e, infine, a riflettere e a evocare, tenere a mente immagini, suoni e sapori. [Continua »]