L’identità è una crosta?
Chi è lui? Chi è lo sconosciuto che mi sta di fronte, l’altro con cui ho incrociato lo sguardo, questo tale che mi parla, la persona con cui sto viaggiando gomito a gomito sull’autobus, l’uomo che mi viene incontro sul marciapiede? In Israele una simile domanda vuole innanzitutto una precisa risposta di carattere etnico perché essere ebreo o arabo (ancorché israeliano) è un elemento di diversità radicale che suscita sentimenti e comportamenti molto differenti. Eppure la questione non è così semplice. Può accadere, per esempio, che un ebreo cresciuto in un paese come l’Iraq, dopo aver parlato solo arabo per ventitre anni (e, quindi, con un’anima araba), sia costretto a lasciare il Paese per via del suo sangue semita e a rifugiarsi in Israele, l’unico paese disposto ad accoglierlo. Giunto nel nuovo Stato, questo strano ebreo di cultura araba, decide di abitare nel quartiere arabo di Haifa e di diventare uno scrittore. [Continua »]
One blue sky above us/ One ocean lapping all our shore/ One earth so green and round/ Who could ask for more? Questo è l’incipit di My Rainbow Race, una canzone di Pete Seeger del 1969 che mi ricorda tanto da vicino la domanda di Whitman citata da Antonio Spadaro in un recente messaggio (Il semplice fatto di esistere – che vi è di meglio?). Sempre nel 1969 il poeta argentino J.L.Borges ha tradotto, con ammirazione e passione, la raccolta di Walt Whitman Foglie d’erba precisando nel prologo, tra l’altro, che: “Innumerevoli sono coloro che hanno imitato, con esito diverso, l’intonazione di Whitman: Sandburg, Lee Masters, Maiakovskij, Neruda…”.
Labente anno Officina Romana quae in BombaCarta est iter mutare legit. Argumentum commune iam nobis non erit, sed inter nos disceptare exordium ex…artis opere sumentes optabimus. Igitur iam non argumentum, sed opus. Tempus venit, ut intelleximus. Omnia artis opera in se ipsa animos, notitias, studia conglobant. Immo, ipsum artis opus est de natura opinio ad suum spectatorem ante orbem terrarum renovata mente ponendum apta.
Dopo la pausa estiva, durata il tempo necessario per riprendere fiato e per guardare con entusiasmo sempre maggiore ai futuri impegni, ricominciano a Reggio Calabria le attività di Pietre di scarto.
«Carnevali è una bomba che esplode entro la nostra cultura d’oggi» , così Maria Corti commentava nel 1978 la prima pubblicazione in Italia degli scritti di Emanuel Carnevali. Nel leggere l’opera poetica, narrativa e critica di questo autore italo-americano si ha l’impressione di avere tra le mani un tizzone ardente che si è consumato troppo in fretta, bruciato al tempo di una visione, di un lampo, di un grido.