L’ispirazione è decisione (non solo intuizione)
intervento tenuto il 20/9/08 al Festival di Poesia “Canto Libero”
«L’arte dovrebbe essere felicità»: così diceva Paolo VI in un suo discorso del 7 maggio 1964. Ma è davvero così? Se ci pensiamo bene, specialmente nel secolo trascorso, l’arte è stata espressione di una visione tragica della vita. Come ha potuto Paolo VI, persona certamente fin troppo consapevole dei drammi del secolo, aver detto una cosa simile: «L’arte dovrebbe essere felicità»? Credo che questa sia una sollecitazione molto forte che ci aiuta a porre in maniera corretta la questione dell’ispirazione.
Inizio con una citazione del poeta polacco Adam Zagajewski, che ha definito l’ispirazione come «un certo stato mentale, eccezionale e straordinario», che ci permette di «scrutare il mondo attentamente e ardentemente». È una bella definizione: l’ispirazione non è pura emozione, né puro sentimento, né pura astrazione, ma vera e propria forma di conoscenza attenta e ardente del [Continua »]
Una mente troppo sottile e un cuore troppo avido. Alla ricerca continua di un di più: di vita, esperienza, significati e qualsivoglia altrove che la realtà offre, promette e quasi sempre inesorabilmente nasconde. Anche se in modo forse un po’ troppo oracolare e vago si può provare così a raccontare David Foster Wallace, probabilmente il più talentuoso e irriducibile tra gli scrittori contemporanei che da poco ci ha lasciati.
14 settembre 2008, lo scrittore americano David Foster Wallace, 46 anni, è morto nella sua abitazione in California. Probabile l’ipotesi del suicidio. Ora io, esattamente come la voce narrante di
“Panis crusta mira est praecipue quod regionum formas simulat: ut in nostra potestate Alpes, Taurus vel Andini montes essent. Ita igitur massa sine forma eructans in siderum furnum nobis inducta est, ubi durans in vallum, cristarum, fluctationum et rimarum formas se redegit…. “Quod verum est: si panis crustam oblique adspicimus, non desuper, sed a latere et ex propinquo, agnoscimus hanc captiosam imaginem quae nobis ab illo clarissimo Francogallico poeta cui nomen Franciscus Ponge est datur. 

«La superficie del pane è meravigliosa prima di tutto per l’impressione quasi panoramica che dà: come se si avesse a disposizione, sotto mano, le Alpi, il Tauro o la Cordigliera delle Ande. Così dunque una massa amorfa in stato di eruzione fu introdotta per noi nel forno stellare, dove indurendo si è foggiata in valli, creste, ondulazioni, crepe…». È vero: guardando la crosta del pane in obliquo, non dall’alto ma di lato e da vicino, riconosciamo questa suggestiva descrizione che ci viene suggerita dallo scrittore francese Francis Ponge.