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Redazione -
pubblicato il 29 Luglio 2008
Per i Bombers in vacanza alcuni versi di Clemente Rebora visto che la villeggiatura è per molti l’occasione per allontanarsi dalla città e trovare finalmente un po’ di silenzio, pace, bellezza, visioni e ritmi più miti. Magari in collina o in montagna. Ecco il momento per un riposo più profondo, integrale, giocato nella contemplazione della natura. Il tempo della vita di tutti i giorni sembra fermarsi, ritrovare una freschezza e un’innocenza perduta (ruscello è il tempo eguale/che non sembra fluire/e l’universo ingenuo si rivela). Di solito, dopo qualche giorno, c’è una distensione interiore, una rinnovata apertura del cuore che si traduce in un’adesione forte al mistero della natura. La potenza del creato ci penetra e in noi diventa passione che ci ricarica e rivitalizza (Il cuor beatamente è un rapimento/D’infinita adesione,/E su dalla natura l’indistinto/Mister si fa passione/Dove circola il mondo), sentiamo fluire lo slancio della creazione che scaccia via da noi ogni inerzia.
Ma quello stesso slancio, nella vita caotica di tutti i giorni, perde leggerezza e trasparenza, diventa più concreto, quasi più reale, come una dura incrostazione sulle nostre giunture interiori (Slancio di creazione,/Perché si duro s’incrosti/Negli urbani viluppi,/O men chiaro traluci/O doloroso affondi?). Pertanto, dopo la contemplazione, dopo la breve pace delle vacanze, cosa rimane? Solo un sogno che sfugge, il desiderio di dissolversi nell’utopia di una continuità edenica tra ciò che la natura ci ha regalato durante la villeggiatura e la nostra convulsa vita in città? Solo la voglia di perdersi nelle immagini del nostro desiderio di infinito e di amore (Mentre vorrei amare/E giovando dissolvermi in voi,). Giammai! risponde il poeta. [Continua »]