Il tempo non basta mai

Rossella O’Hara è una figura di eroina femminile che trasforma la rassegnazione in un’iperbole positiva: quel domani che si scorge su un orizzonte infuocato è quasi il simbolo di una rinascita, di una nuova apertura al mondo. Un mondo che, di lì a poche ore, sarà completamente altro.
Ma se per un momento “usciamo” dalla scena filmica questo “altro” può anche essere letto diversamente: altro non implica necessariamente il concetto di nuovo o di diverso. Potrebbe essere la copia esatta di ciò che è già stato e sarebbe sempre altro…
“Domani è un altro giorno” ha la potenza di racchiudere in sé molti piani di lettura: la speranza, il senso del futuro, il concetto di un tempo che si definisce come una possibilità di cambiamento o di replica all’infinito, lo sconforto, la ripartenza, l’accettazione, la sopportazione, la fiammella della creatività. [Continua »]
«Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all’uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell’orcio»
Se da “grandi poteri derivano grandi responsabilità” è vero anche che da piccoli poteri derivano piccole responsabilità, da medi poteri solo medie responsabilità e infine da nessun potere nessuna responsabilità? Esiste cioè una scala gerarchica che lega in maniera biunivoca potere e responsabilità?
La prima parte dell’intervento ha preso in analisi la vita del romanziere russo Lermontov e di Pecorin, protagonista del suo romanzo Un eroe dei nostri tempi. I fatti principali delle loro esistenze sono in buona parte sovrapponibili – l’educazione, la carriera militare, furono inviati entrambi a prestare servizio in Caucaso – ma, mentre l’autore fu ucciso nella città di Pijatigorsk da un vecchio compagno d’armi durante un duello, nel romanzo il protagonista si trova nella stessa situazione, nella stessa città, quando uccide un vecchio compagno d’armi in duello. Questa grande coincidenza – sembra quasi che Lermontov abbia “predetto” la sua morte, avvenuta tre anni dopo la pubblicazione del romanzo – ci porta ad osservare quanto sia sottile il confine tra finzione e vita reale, ma anche ad interrogarci su cosa sia un eroe. Pecorin è definito sin dal titolo del romanzo un “eroe”, eppure, a differenza del proprio autore, uccide un amico.
Dall’editoriale di questo mese scaturisce una messe di riflessioni; per me emerge con forza la parola responsabilità. Ancor più della parola potere/poteri.
“Sei il mio eroe…” dice ancora un po’ sconvolta, ma già con un bagliore speciale negli occhi, la bella fanciulla la cui borsetta era stata arraffata da un fulmineo scippatore, mentre vede tornare vittorioso il giovane salvatore che ha recuperato la suddetta borsetta e che ora corre a passi leggeri verso di lei, avvicinandosi già al suo cuore.
A partire dalla