di
Redazione -
pubblicato il 24 Ottobre 2019
Cristiano
Cristiano ha ripercorso gli elementi già presentati nell’editoriale, in paricolare soffermandosi sulla differenza tra una comunicazione tecnica (in cui al linguaggio deve corrispondere il più possibile una “realtà oggettuale”) e una comunicazione letteraria in cui è invece centrale uno “scarto” tra ciò che il linguaggio descrive oggettualmente e ciò che invece intende rappresentare. Ha aggiunto che ciò è altrettanto vero nelle arti visive, facendo l’esempio della differenza tra una fotografia e una fototessera.
Ha voluto però anche ricordare che l’arte sposta di continuo i limiti netti che intendiamo a volte tracciare, proiettando alcune immagini dalla serie Portraits di Thomas Ruff: ritratti eseguiti come fototessere, stampati però in grande o grandissimo formato, attraverso i quali l’oggetto “triviale”, mutato di dimensione e di contesto, acquisisce un senso ulteriore.
Margherita

Margherita ha fatto riferimento ai temi della citazione sbagliata e del colpo di scena che ci spinge a reinterpretare un’intera storia. In particolare, ha mostrato un quadro attribuito a Botticelli e conosciuto come “La derelitta”. Quest’opera ha una storia molto particolare, dato che, quando inizialmente fu riscoperta nel 1800, fu interpretata in modo completamente errato. Il quadro, infatti, non rappresenta una donna, ma un uomo. L’errore fu dovuto alla mancata considerazione del contesto in cui l’opera fu realizzata, ma anche all’ eccessiva attenzione al momento culturale in cui è stata riscoperta, dato che i critici d’arte l’avevano idealmente accomunata alle figure di donne della letteratura di quel periodo come Madame Bovary o Anna Karenina. Attualmente si conosce la vera origine e il significato di quest’opera, ma essa è ancora titolata “La derelitta”, che, proprio come “Luke, io sono tuo padre!”, è una “citazione sbagliata” rimasta celebre. Allo stesso modo, come per Luke la rivelazione paterna comporta un cambio di prospettiva, anche nel caso dell’opera attribuita a Botticelli (ma, in realtà, l’autore effettivo sembra essere Lippi) si è stati costretti a tornare mutare le proprie convinzioni.
[Continua »]