Autoritratto di un poeta

È interessante conoscere a fondo un poeta, non solo dai suoi versi, ma penetrando nella sua vita, nella sua umanità e nella sua poetica. È quello che fa in questo libro Alessandro Rivali con una lunga intervista a Giampiero Neri, poeta milanese, autore di una dozzina di raccolte, oggetto di ampia attenzione da parte della critica, anche se di fatto un «solitario «maestro in ombra» della nostra poesia», secondo la «felicissima espressione di Maurizio Cucchi».

Giampiero Neri: un maestro in ombraIl genere letterario dell’intervista è indubbiamente molto interessante, perché dà all’intervistatore la possibilità di indagare, di scavare nell’animo e nella vita del personaggio intervistato, costringendolo a svelarsi nella sua umana autenticità. Che quest’intervista arrivi alla verità su Giampiero Neri è indiscutibile, trattandosi di un poeta che afferma «Non mi è mai interessato contare le sillabe, ma soltanto la ricerca della verità». E così questo testo, «concepito e realizzato nell’estate del 2012 tra le spesse mura di casa Neri, a Erba, nella frazione di Incasate», percorre tutta la vita del poeta, condizionata dall’uccisione del padre da parte dei partigiani, proprio durante la sua prima fuga da casa, dalla successiva rovina economica della famiglia nel dopoguerra, che lo indusse a dedicarsi ad un lavoro in banca, sempre mal accettato, parallelamente al quale portò avanti l’attività letteraria, e dal «rapporto intenso ma così altalenante con il fratello Giuseppe Pontiggia, familiarmente «Peppo», narratore di successo e crocevia di destini editoriali del secondo Novecento», nei cui confronti esprime i suoi personali «giudizi sorprendenti che stupiranno molti lettori». [Continua »]


Valter Binaghi, saluto a un amico

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«Svaniscono idoli e speranze, e i molti nomi di Dio, e muore sulle labbra ogni invocazione o bestemmia: la stessa luce del giorno trascolora nell’argento, nel rame, nel ferro, fino al piombo di una tenebra sconfinata.
Eppure la notte non è completa: io vivo, io vedo ancora.
Là in fondo, quale fioco barlume impedisce al nulla di proclamare l’ultima verità?
Qualcosa persiste e si muove lontano nel buio e io, che non ho più nome né figura ma solo l’inerzia dell’antico volere, continuo a seguire, come vele nel vento, le mani bianche della mia bambina
»

(Valter Binaghi, I custodi del Talismano)

Parlare di un amico che si saluta non è facile. Domani sarebbe stato il suo compleanno, è dovuto partire prima. [Continua »]


Mary Gray, lo splendore del grigio

Uomovivo, di ChestertonRiceviamo e volentieri pubblichiamo questa intervista di Donatella Cerboni ad Annalisa Teggi[1] – traduttrice delle opere di Gilbert K. Chesterton –  che all’incontro del primo giugno scorso sul tema “Un’avventura chiamata famiglia” (organizzato da “La Civiltà Cattolica”, The Chesterton Institute e l’ Associazione BombaCarta) ha tenuto un’interessante relazione dal titolo “Mary Gray, lo splendore del grigio domestico”.

Annalisa, il titolo del tuo intervento mi ha fatto venire in mente un piccolo brano del primo capitolo del romanzo “Uomovivo” che riporto di seguito: “Nella pienezza di questo silenzioso splendore tutte le cose ripresero nuovamente i loro colori naturali: i tronchi grigi ridiventarono d’argento, e la ghiaia grigiastra ridiventò d’oro“: lo splendore della vita quotidiana domestica in famiglia da dove trae la sua forza secondo il pensiero di Chesterton, che ama alzare lo sguardo in alto quando pensa al sacramento del matrimonio?

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente quando traducevo “Cosa c’è di sbagliato nel mondo” è stato constatare la semplicità con cui Chesterton sgretola il pregiudizio in base a cui un uomo (o una donna) si aspetta di vivere ogni sorta di avventura meravigliosa non appena mette un piede fuori di casa. Di fatto, è esattamente l’opposto, perché in realtà è il mondo esterno a essere il regno dell’abitudine e delle regole, mentre la casa è il regno della libertà: infatti, dice Chesterton, io a casa mia posso mangiare sul pavimento – se voglio – ma proviamo a farlo al ristorante … [Continua »]


Decameron, la civiltà delle novelle

boccaccio_mdQualche settimana fa, un articolo di padre Ferdinando Castelli su “La Civiltà Cattolica” indagava le istanze religiose presenti nell’opera di Giovanni Boccaccio, del quale ricorre il settimo centenario della nascita (1313). Lo scrittore di Certaldo, infatti, sebbene sempre riconosciutosi cattolico, visse intorno ai quarant’anni un profondo ripensamento che lo portò a ritrattare le sue opere giovanili. Tra esse anche il “Decameron”, il capolavoro di novellistica che gli diede la fama tanto agognata in gioventù: un’opera, scrive padre Castelli, non edificante in senso religioso, ma nemmeno «immorale».

Non si può tuttavia negare che il “Decameron” conservi nelle sue strutture fondamentali un intento di edificazione civile. La petizione di principio che funge da incipit – «Umana cosa è aver compassione degli afflitti» – viene messa in crisi fin dalle prime pagine attraverso la descrizione della peste che si abbatte su Firenze nel 1348. [Continua »]


Letteratura e giornalismo

Immagine settimo incaricoDi recente si è sviluppata una discussione, in particolare dentro la mailing list di BombaCarta, sul rapporto tra letteratura e giornalismo (si parlava di Saviano e dintorni). Vexata quaestio. Mi viene in mente la battuta folgorante di Chesterton:

“L’unica scusa valida per fare letteratura è rendere nuove le cose; e la principale iattura del giornalismo è renderle vecchie.”
(da Impressioni Irlandesi). A volte il passaggio dall’una all’altra categoria è più dolce di quello che si possa immaginare. A tal proposito colgo quest’occasione per “girare” la recensione che una giornalista, Donatella Cerboni, vecchia amica di BC, ha dedicato all’opera letteraria di un’altra giornalista, Diletta Nicastro, che con la sua tesi “Gianluca Vialli, un eroe moderno veicolato dai mass media”,  ha vinto nel 2000 il Premio di Laura Stefano Benetton come miglior tesi sportiva dell’anno.

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Vero o Falso? Un cammino pieno di rischi

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(il presente editoriale è nato dalla collaborazione di Elena Buia, Cristiano Gaston e Andrea Monda)

C’è sempre quell’ometto, Truman Burbank, un po’ Ulisse un po’ Fantozzi, che solca il piccolo grande mare di SeaHeaven per andare verso un mondo essenzialmente più vero. Con la sua faccia intrepida e sbigottita Truman-Jim Carrey si getta alle spalle il paradiso luccicante, perfetto ma finto per un mondo, magari buio, ma vero. [Continua »]


Un’avventura chiamata “Famiglia”

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La Civiltà Cattolica – The Chesterton Institute – Associazione BombaCarta

sono lieti di invitarvi a

UN’AVVENTURA CHIAMATA “FAMIGLIA”
Terzo incontro internazionale su Gilbert K. Chesterton

Sabato 1° giugno 2013, ore 16:00
La Civiltà Cattolica, Via di Porta Pinciana 1 – Roma
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