Venezia 70 – THE CANYONS di Paul Schrader

The Canyons - Jul 2013Dopo cinque anni dall’ambizioso e sfortunato Adam Resurrected (2008) Paul Schrader torna deitro la macchina da presa presentando alla Mostra di Venezia il suo ultimo The Canyons, film low-budget scritto di Bret Easton Ellis e già uscito nelle sale americane la scorsa estate. Autore di una generazione gloriosa, quella del grande cinema americano degli anni settanta (tanto per capire stiamo parlando dello sceneggiatore di tanti capolavori di Scorsese e De Palma), Schrader si conferma autore al passo con i tempi, proponendo in modo impetuoso la propria visione teorica sulla morte del cinema. Il film si apre e si chiude proprio con immagini di sale cinematografiche chiuse, intervallate nei titoli di coda da istantanee di interni dismessi. L’autore ci avvisa in partenza che il suo sarà un film teorico, mettendoci in mostra il suo personale museo dei cinema, inquietante presagio di morte della settima arte. Le immagini iniziali si profilano quindi come compendio ideale agli spettatori addormentati dentro la sala nella prima scena di Holy Motors (2012) di Leos Carax. [Continua »]



Letture. Zoo a due di Marino Magliani e Giacomo Sartori.

Come dire, evitando banalità e luoghi comuni, i nostri stupori, le nostre angosce, le domande inespresse, le giornate grigie e il chiarore che illumina d’improvviso la comprensione di sé, e tanta parte ancora di ciò che abita i nostri giorni? Marino Magliani e Giacomo Sartori propongono l’antica (e nella nostra narrativa contemporanea un po’ desueta) forma delle storie di animali, attualizzandone l’attitudine a rappresentare lacerti della condizione umana attraverso un’assai discreta opera di antropomorfizzazione. In Zoo a due (di recente uscito presso Perdisapop), i due autori adunano un variegato bestiario in sedici racconti, due serie consecutive di Sartori, intercalati da due storie più lunghe di Magliani. Quasi i due autori si fossero intesi al riguardo, nell’intera raccolta non c’è traccia di condiscendenza verso la condizione animale. [Continua »]


Provocazione estiva

bel panoramaMa voi, d’estate, cosa fate?

Prima di dirvi cosa faccio io, voglio subito precisare che la domanda non è oziosa, “estiva” appunto, non è una curiosità da giornalista ma è invece un interrogativo molto serio, poiché ritengo che quello che si fa d’estate rivela molto della propria identità. L’otium rivela più del negotium. È proprio quando hai tempo “libero” che emergono i tuoi desideri, le tue passioni, ambizioni, sogni.. dunque, cosa combiniamo d’estate?

Io d’estate leggo e scrivo. Nelle altre stagioni dico di leggere e scrivere ma in realtà non riesco a farlo, quindi recupero d’estate. Ore e ore a leggere. Vedo che non sono il solo preso da questa passione estiva, siamo in tanti sotto l’ombrellone con i libri più disparati, tutti concentrati mentre il tempo passa, ecco l’aggettivo che cercavo: concentrati. L’estate come tempo della concentrazione, tutto l’anno sono decentrato, “esploso” e disperso in mille cose diverse (che però ruotano quasi tutte intorno ad un unico centro focale, quello del lavoro) e poi arriva l’estate e anche qui sono preso da mille cose ma è il centro focale ad essere diverso, non è il lavoro ma il mio cuore, non è più fuori ma dentro di me. Da una vita centrifuga ad una centripeta; il punto è che l’estate è un tempo estremo che ricorda alcuni luoghi estremi come il carcere, l’ospedale, luoghi in cui il tempo è dilatato e si vive essenzialmente della compagnia dell’amico più sconosciuto e inquietante, se stessi. [Continua »]


Un decalogo

In barba al relativismo, ecco 10 massime che mi sentirei di consegnare a mio figlio (anche se non saprei spiegare bene perché):

  1. Se cedi a una provocazione – comunque vada dopo – il provocatore avrà vinto.
  2. Non pretendere di conoscere bene te stesso, non accettare che qualcun altro pretenda di farlo.
  3. Le idee, come l’acqua, possono essere chiare se non sono molto profonde.
  4. Tratta con rispetto tutti, chiedi rispetto a tutti.
  5. La ragione e il torto sono categorie sopravvalutate. Valuta maggiormente l’umiltà e la gratuità.
  6. Forte è chi ha il coraggio non sembrarlo.
  7. Spesso chi parla di buonismo teme la bontà. Nel dubbio, meglio essere buonisiti che cattivisti.
  8. Cerca posti in cui coltivare la forma più pura della libertà: quella da se stessi. Io li ho trovati nei libri e nella preghiera.
  9. La vergogna spesso è una consigliera migliore della paura.
  10. Ogni buon decalogo deve contenere un tasto per l’autodistruzione. Cercalo, per poi poter decidere liberamente se farne uso.

10… 9… 8… 7… 6…


BC, figlia di Apollo (ma non dell’apollineo)

Su BombaCarta, Apollo e la croce…

apolloMi è capitato di riprendere in mano il saggio del 1908 di Chesterton Ortodossia (dovrò presentarlo ad agosto a Rimini) e, rileggendo questa miniera inesauribile, con il piacere della prima volta, ho trovato alcune osservazioni dello scrittore inglese che sembrano scritte apposta per l’evento che sarebbe accaduto 90 anni dopo, quando Antonio Spadaro dava vita a BombaCarta.

Nelle prime pagine del saggio, quando GKC riflette sulla figura del “pazzo” (una parte che spesso è stata citata nelle Officine di BC), insiste sul fatto che la creatività e l’immaginazione siano strettamente collegati con la salute fisica, psichica e morale dell’essere umano. Questa creatività della creatura “uomo”, è collegata con la sua guarigione, infatti, scrive, che “i Greci avevano ragione quando fecero di Apollo il dio sia della creatività, sia della salute, perchè egli era il patrono della poesia e il patrono della guarigione” (Ortodossia, Lindau, p.38 ). [Continua »]


Un film e due registi estremi

To the wander di Terrence Malick, l’arte come ricerca della fonte

“(colui che è) convinto che gli uomini farebbero strada se credessero in se stessi; colui che cerca il superuomo e tenta di trovarlo nello specchio; gli scrittori che parlano di imporre la propria personalità invece di creare vita per il mondo: tutte queste persone sono a poco più di un passo da un vuoto spaventoso” (da Ortodossia di G.K.Chesterton)

Sono andato a vedere l’ultimo film di Terrence Malick, To the wonder, un film sbagliato e sballato ma come spesso capita con i grandi registi, a volte sono proprio gli sbagli che permettono di accedere, gustare e comprendere meglio il “mondo” che con le loro opere hanno creato. Da un certo punto di vista questo ultimo è infatti il film verso il quale tutte le opere precedenti del regista americano convergono, rappresentando quasi l’essenza, la “linfa”, che nutre e muove tutta la sua filmografia, un’essenza bene evidenziata nelle parole del titolo, “verso la meraviglia”. [Continua »]