Fatte a mano

mani argilla

“Fatte a mano” è il titolo di un bel saggio appena pubblicato dal teologo Giovanni Cesare Pagazzi (edito da EDB Bologna). Ho letto questo libro con grande piacere e vi ho ritrovato molto dello “spirito” di BombaCarta, quell’attenzione (e affetto) alle cose più semplici, alle esperienze più umili dell’esistenza che però rivelano spesso una forte carica vitale di senso e significato. Nell’Officina di ieri, sul tema “Argilla”, non ho potuto non citare questo saggio, che è molto “argilloso”… ecco qui di seguito il testo di una mia recensione che è apparsa su Il Foglio lo scorso venerdì 15 novembre. Buona lettura!

In Sunset Limited di Cormac McCarthy al raffinato professore Bianco, scettico e nichilista, il manesco e volgare Nero gli risponde così: “Se Dio dopo aver creato il mondo si è messo pure a girarci in mezzo, allora quando uno si alza la mattina può mettere i piedi per terra senza preoccuparsi di capire da dove è venuta quella terra. Ma se non è così, allora tocca trovare tutta un’altra spiegazione di cosa uno vuol dire quando dice realtà […] E allora che ne dici, professore? Tu esisti davvero?”. McCarthy parla dei piedi, mentre il teologo Giovanni Cesare Pagazzi si occupa delle mani, ma il risultato non cambia: se non si parte dal basso, dal livello terra-terra, la realtà tout-court salta e anche la teologia più raffinata è spacciata. [Continua »]


Your name is Mudd

mudface

L’editoriale offre alcune suggestioni in vista dell’Officina di espressioni creative di BombaCarta, l’appuntamento mensile dedicato alla riflessione su di un argomento che declina, attraverso opere artistiche (testi letterari, sequenze di film, canzoni, fotografie, ecc.) il tema della stagione 2013-2014 che è la materia – i materiali.

Dopo le riflessioni ispirate dalle caratteristiche del ferro (che è stato fuso e forgiato in diverse forme dai Bomber che hanno animato la precedente Officina), eccoci alla prese con l’argilla: “roccia sedimentaria, incoerente e d’aspetto terroso, è una materia malleabile quando idratata e può quindi essere facilmente lavorata con le mani. Quando è asciutta diventa rigida e quando è sottoposta a un intenso riscaldamento, subisce una trasformazione irreversibile diventando permanentemente solida e compatta”. Questa definizione tratta dell’Enciclopedia Italiana non solo stimola l’immaginazione, ma rivela immediatamente alcune qualità che questa sostanza minerale condivide con l’essere umano. L’argilla, come ognuno di noi, è malleabile, modellabile, forgiabile, plasmabile, deformabile. D’altronde “umano” viene da humus (terra) e nel racconto biblico della creazione Dio plasma l’uomo, a Sua immagine e somiglianza, con ciò che di più elementare, fragile e infimo si trova in natura: “Formò dunque Dio l’uomo dal fango della terra, e gli inspirò in faccia lo spirito della vita, e l’uomo divenne persona vivente” (Genesi, 2,7). La vita, dunque, viene dal fango e, se consideriamo le proprietà curative dell’argilla testimoniate dalle civiltà antiche (soprattutto l’Egitto dove si utilizzava l’argilla per curare ogni tipo di malattia, ferite, lesioni nonché per la mummificazione del corpo dei defunti), forse anche il ritorno alla vita. Sappiamo infatti, anche dalla psicologia, che nei momenti di crisi l’uomo può riprendere il filo della propria esistenza a partire dal riconoscimento della propria fragilità perché, come affermava Ava Gardner nello splendido film “La principessa scalza”, Chi è nel fango tende a guardare le stelle. Una frase che si addice anche alla vicenda di Samuel Mudd (in inglese, “mud” significa fango), il medico accusato di essere uno dei cospiratori nell’assassinio di Lincoln che ha ispirato il titolo di questo editoriale e che in prigione si riscattò per aver eroicamente circoscritto un’epidemia di febbre gialla nella prigione dove stava scontando la pena: un atto di eroismo che gli valse il perdono. (editoriale di Franco Esposito e Stas’ Gawronski) [Continua »]


Una luce nel buio

Con questo incontro del 6 novembre ricomincia anche quest’anno la partnership tra BombaCarta e l’Università Gregoriana. Vi aspettiamo!

Locandina Mercoledi 6 novembre


Bronzo e Conditio Humana

startC’è qualcosa di estremamente “fisico” nell’opera di Lois Anvidalfarei che è stato definito un interprete, uno sperimentatore del corpo umano.

In un anno in cui BombaCarta sceglie come temi per le sue Officine i materiali, è impossibile non parlare di Conditio Humana, l’esposizione aperta dal 26 ottobre fino al 30 novembre alla Pelanda di Roma e dedicata alle opere in bronzo di Anvidalfarei.

In questo contesto il bronzo è protagonista incontrastato della scultura possente di Anvidalfarei, una scultura di forte impatto, che predilige materiali importanti, che racconta un vissuto percorso alla scoperta della corporeità. [Continua »]


Gravity, un inno alla vita

gravity-bullock

I dwell in possibility”, Io abito nella possibilità, cantava Emily Dickinson. Questi versi mi vengono in mente al termine della visione del film Gravity di Alfonso Cuaròn, con George Clooney e Sandra Bullock. Come inseguendo l’arcata di un ponte, questo film si apre e si chiude all’insegna di questi versi: sulle prime immagini del film campeggia una serie di scritte che si conclude con la frase “nello spazio la vita è impossibile”, mentre tutta la sequenza finale mostra l’arrivo sulla terra di Sandra Bullock (nei panni dell’astronauta Ryan Stone) che prima sprofonda con la sua sonda sott’acqua, poi si libera da tutti gli impacci e finalmente riemerge in un piccolo laghetto popolato da alghe e rane, a segnalare quella vita che qui, sulla terra, è possibile. [Continua »]


Report BombaCinema ottobre 2013

61bookieben

1- L’assassinio di un allibratore cinese di John Cassavetes: la scena visionata è quella che sancisce il titolo al film, ovvero il momento in cui Cosmo Vitelli, interpretato da Ben Gazzarra, accetta di uccidere un allibratore cinese per salvare il suo night club dai debiti. Quello che stupisce è il modo in cui è raccontata l’uccisione a sangue freddo di un uomo mai apparso prima. Non c’è nessun tentativo da parte del regista di creare il classico sentimento di tensione, di suspense: la musica è assente e i tempi molto dilatati. Cosmo, pur non essendo un killer professionista, non trova alcuna difficoltà a penetrare nella villa dell’allibratore e poi a ucciderlo, dopo averlo trovato totalmente indifeso, nudo nella piscina. Il volto di Ben Gazzarra non lascia trapelare nessuna emozione ed è impossibile capire cosa stia provando dopo aver sparato all’allibratore e poi, subito dopo, anche ad altre due guardie del corpo che spuntano all’improvviso alle sue spalle. In pochi istanti, senza neanche accorgersene, il tranquillo gestore di un night club si scopre essere uno spietato assassino.

2- I figli degli uomini di Alfonso Cùaron: dallo squallido mondo del film di John Cassavetes siamo passati ad un mondo altrettanto squallido, apocalittico, dove l’umanità vive faccia a faccia con la morte: in un mondo in cui non nascono bambini non può esistere nemmeno un futuro. Al contrario di quanto accade nel film di Cassavetes, sembra che gli uomini non abbiano ancora smesso di sperare, come dimostra il gesto che Jasper Palmer compie per salvare dalla cattura il suo amico Theo e la donna col bambino che è con lui. Questo gesto di sacrificio, totalmente gratuito, dimostra l’umanità che resiste anche nelle situazioni più avverse. [Continua »]


Sincerità e scrittura

crSpesso rispondo “sincerità…”. Faccio seguire la parola dai puntini di sospensione, come se non avessi detto abbastanza, come se non avessi detto tutto. “Quando scrivo cerco la sincerità, quando leggo cerco la sincerità, una voce sincera”, dico.

D’accordo, facile. Ma cosa significa essere sinceri? Sinceri rispetto a cosa. La sincerità è necessaria, ma è anche sufficiente?

Le diverse ricostruzioni dell’etimologia della parola portano tutte a esiti simili. Sincero: senza maschera, senza impurità, senza contraffazioni. Il concetto di sincerità rimanda all’idea che ogni persona abbia dentro un nucleo che può essere considerato “la propria vera essenza”: una voce è sincera quando si sforza di esprimere senza filtri questo nucleo. La parola “sincerità” ha una sfumatura diversa dalla parola “autenticità” in quanto sottolinea l’intenzione di chi parla. Una persona non è sincera se dice la verità, ma se dice quella che crede essere la verità. La parola “sincerità” salva la buonafede di una voce e comprende la possibilità del falso. Per questo è una bella parola.

Nel mio lungo masticarla ho provato a sistemare le idee sul rapporto tra sincerità e scrittura in questo modo: si produce una buona scrittura quando si esplorano due dimensioni della sincerità: la profondità e la dinamicità. [Continua »]